Andrea Pirlo in azione (Getty images)
“Viva! Viva la vita meravigliosa che è in lei! Faccia in modo che nulla si perda di lei. Cerchi sempre nuove sensazioni. Non abbia paura di nulla. Con la sua personalità, non c’è niente che lei non possa fare. Almeno per una stagione il mondo le appartiene”
Le parole di Oscar Wilde nel “Ritratto di Dorian Gray” sembrano baciare perfettamente la parabola calcistica di uno dei giocatori italiani in assoluto più godibili del panorama mondiale.
Andrea Pirlo, bresciano di nascita e con 31 anni sulle spalle è rimasto uno di quei pochi giocatori in grado di dare del tu alla palla. Visto danzare in mediana sabato contro il Catania, Pirlo ancora una volta ha dato la sensazione di aver preso per mano la squadra, portandola con le sue geometrie, la sua prodezza su punizione e la sua innata fantasia verso la vittoria.
Piazzato al centro del gioco da Antonio Conte, Pirlo non ha mostrato ostracismo verso quel ruolo di leader silenzioso che tutto il mondo Juve gli ha attribuito, una volta indossata la maglia bianconera. Sono significative e metaforicamente importanti le parole espresse dai compagni di Pirlo nel post-partita:” Sull’1-0 per il Catania, ci ha messo nello zaino e ci ha portato verso la vittoria”
Il Pirlo juventino ha ritrovato, grazie anche alle modifiche tattiche di Conte quella lucidità, quel lustro che lo avevano reso celebre nel Milan di Ancelotti. Un tempo c’erano a correre e macinare chilometri in quel rinomato “albero di Natale” Ambrosini e Gattuso, ora nel sistema tattico juventino a correre e far legna ci pensano i vari Marchisio, Vidal, Giaccherini e ora anche Padoin. E il maestro d’orchestra è scevro da impegni difensivi e in grado di sprigionare tutto il suo estro calcistico. Cosi come Pirlo sta facendo egregiamente nella sua esperienza juventina.
Allegri nel suo scacchiere non ha più previsto la presenza di Andrea Pirlo, preferendogli un giocatore decisamente meno tecnico come Van Bommel. Falcidiato anche da una serie di infortuni e relegato ad un ruolo da comprimario, a lui sconosciuto, Pirlo anche per i dubbi della famiglia Milan nel rinnovargli un contratto esoso, ha deciso di sposare altre cause.
E la Juventus dopo anni di fallimenti sul mercato alla ricerca di un ragionatore in mediana, contraddistinti dagli acquisti discutibili di Thiago, Poulsen e infine Aquilani che regista non è, ha deciso di affidare le chiavi del centrocampo ad un giocatore che in tanti consideravano usurato, ma che in realtà ha ritrovato stimoli e voglia di emozionarsi ancora. E’ inutile celare l’importanza nel telaio juventino del giocatore bresciano. Pirlo suggerisce, inventa, detta i tempi. Con lui in campo, la Juve ha cambiato marcia, rigenerandosi profondamente, tanto da lottare per lo scudetto.
Merito,ribadiamo anche di un cambio tattico operato dal mister juventino. Nell’iniziale 4-2-4 pensato da Conte, Pirlo ovviamente avrebbe sofferto il compito sia di costruire la manovra, che di difendere in coppia con o Marchisio o Vidal . Nel momento in cui Conte ha optato per il centrocampo a tre, con due mastini e con Pirlo libero di poter sprigionare le sue geometrie lo spartito è cambiato. Contro il Catania 147 tocchi, con un’affidabilità dell’80 per cento. Pirlo è il giocatore di A ad aver fatto il maggior numero di passaggi, 1795, idem per quelli confezionati in fase d’attacco, 912. Quantità industriale, di fronte alla produzione effettuata dai secondi: Ledesma, con 1508 tocchi e nella seconda Pjanic, fermo a 800.
Anche se balza agli occhi degli addetti ai lavori, un dato che smentisce la tesi secondo cui Pirlo rimanga solo un eccellente direttore d’orchestra e un discutibile gregario. Bene l’ex rossonero sa rendersi utile anche in interdizione, considerando che è arrivato a 46 palloni intercettati, e un giocatore come Van Bommel, rinomato per recuperare palloni è fermo a 35. Inizialmente si nutrivano dubbi sulla tenuta fisica di Pirlo. Solo 17 erano state le presenze della stagione 2010-11. In realtà Pirlo era pronto anche dal punto di vista fisico, completamente ristabilito dai guai che lo avevano tormentato nei mesi precedenti e il numero di presenze, 24 in gare ufficiali, lo testimoniano.
E’ interessante anche "ascoltare le voci" che provengono dallo spogliatoio juventino in cui si evince questa profonda ammirazione per questo regista dai piedi raffinati. Gigi Buffon, alla visione di Pirlo juventino esclamò: “Dio c’è”. Lichtsteiner ha confidato, che durante in amichevole non l’aveva servito perché pressato da due avversari: “Pirlo mi disse: quando sei in difficoltà, dammi la palla, anche se mi marcano in cinque”.
Senza far rumore è indubitabile che Pirlo rappresenti non solo la mente ma il leader di questa nuova Juventus.
Francesco Misuraca