Uno spento Ibrahimovic (Getty Images)
"Voglio tornare quello di un tempo. Lo merito io e anche i tifosi, e poi non so vivere senza calcio. Sono come un ragazzino che spera sempre di giocare. Ho ancora da imparare".
"Il calcio non mi brucia più dentro come una volta, ora è più routine, un ritmo che ti è entrato dentro: vai sul campo, ti riscaldi, ti alleni, torni a casa. Non mi vedrete sul campo con i capelli grigi. Voglio smettere quando sono ancora ad alto livello. Poi non so se ci riuscirò, ma questo è l'obiettivo. Anche perché non mi diverto nemmeno più con i miei figli".
Filippo Inzaghi e Zlatan Ibrahimovic, i Gemelli Diversi del Milan. L'entusiasmo di un ragazzino e la voglia di smettere nonostante gli 8 anni in meno rispetto al compagno, un fisico mingherlino spesso soggetto a infortuni anche gravi e una mole possente tanto da essere definito il gigante di Malmoe, un carattere riservato mai sopra le righe e l'eccesso fatto persona, un leader nelle Coppe europee e uno specialista dei Campionati nazionali.
Filippo Inzaghi e Zlatan Ibrahimovic sono la luce e il buio, il bianco e il nero ma nonostante questo si stimano moltissimo a vicenda.
Adesso Ibra tornerà dalla Svezia - spesso origine dei suoi mal di pancia - dopo non aver brillato in un match decisivo per le qualificazioni e in cui ha rimediato un giallo che gli farà saltare lo scontro decisivo contro quell'Olanda che lo ha cresciuto e in cui Zlatan si presentò cosi: "Io sono Ibra, voi chi caxzo siete?".
SuperPippo, pensaci te. Oggi Ibra torna a Milano. Fagli capire quanto sia bello dare calci ad un pallone. Fagli capire che tu accetteresti di vivere 8 anni in meno per poter tornare indietro di 8 anni. Fagli capire che il Milan è la squadra giusta per lui. Fai tornare l'Ibra di un tempo.
SuperPippo, pensaci te.
Andrea Ammannati
Andrea Ammannati, palindromo di classe (88) e soprannome (AmmA), studia per diventare ingegnere, arbitra per passione e scrive per diletto. Collabora con FantaGazzetta dal 2009, per cui da tempo cura la rubrica satirica. Nel tempo libero vive. Ama il Milan e il calcio in generale. Una vera e propria malattia, fortunatamente incurabile.
Andrea AMMANNATI