Immagine emblematica (Getty Images)
L'insultato alla fine esulta in faccia all'insultante. Gesto provocatorio, certo, ma considerabile anche come l'istantanea ideale raffigurante il finale di una brutta storia. Una delle tante.
Capita che un giorno un difensore passi i novanta minuti di gioco di una delle numerose partite di calcio disputate nella propria carriera ad essere insultato da un attaccante che, evidentemente, non gradisce tonalità di colore più scure di quelle che pigmentano la propria pelle.
Succede che quest'ultimo, reo d'aver apostrofato il primo in maniera ignobile e obsoleta, venga squalificato per otto giornate dalla Commissione di disciplina della federazione inglese.
Qualche mese dopo eccoli nuovamente, i due protagonisti, uno di fronte all'altro in occasione della sfida che vede in azione le proprie squadre: al momento di quella che sarebbe stata un'ipocrita stretta di mano, l'ex squalificato scansa il gesto risolutore posto in essere dall'insultato, generando l'ira di quest'ultimo.
Sorpresa? Stupore? No.
Piuttosto, ciò che avrà probabilmente provato una parte degli spettatori, potrebbe essere riassunto con una sola parola: conferma.
Conferma che non bastano le giornate di squalifica, non basta aver fatto una figura barbina in mondovisione, non basta aver dimostrato un basso livello di sé stessi per consentire un cambiamento a livello mentale e culturale che avrebbe – quello sì – meravigliato anche i più scettici.
Anche se, in fin dei conti, neanche una finta stretta di mano avrebbe fatto pensare ai più realistici che tale cambiamento potesse essersi realizzato in una mente tanto ottusa.
Tratto da una storia vera.
Samuele Olla
Samuele Olla, classe '85, laureando in Scienze Politiche. Sardo in procinto d'emigrare. Dal 2011 in FantaGazzetta, nonché curatore - per Canale Inter - della rubrica "Stelle Cadenti". Amante del calcio e della buona tequila, fa del fantacalcio una questione di vita. Del giornalismo una meta da raggiungere.
Samuele OLLA