NERO SU BIANCO

Per la serie: e chi l'avrebbe mai detto?

I bookmakers dicevano Costa d'Avorio (Getty Images)
I bookmakers dicevano Costa d'Avorio (Getty Images)

Succede che i bookmakers, ogni tanto, sbagliano. Succede che il tante volte ripetuto 'non dire gatto se non ce l'hai nel sacco' trapattoniano non vale soltanto dalle nostre parti. Succede che le favole esistono, e non sempre i sogni più entusiasmanti vengono stroncati sul più bello. Tre buoni motivi per consacrare quanto basta la tanto storica quanto imprevedibile prima volta dello Zambia. Scherzi del destino c'è ancora Libreville nel cammino degli zambiani, che ancora oggi ricordano con terrore la disgrazia che nel 1993 privò la Nazionale, diretta in Senegal, di 30 tra calciatori e membri dello staff, inabissati dopo un incidente aereo. Quasi 19 anni per liberarsi degli spettri di quell'indimenticato 28 aprile e tornare vincitori da una terra che sembrava maledetta. Nelle strade di Lusaka, questa sera, in tanti avranno cancellato le vecchie immagini con quelle dei festeggiamenti dopo i penalty. Eh già, perchè la finale che vedeva i 'Chipolopolo' opposti alla Costa d'Avorio era già un qualcosa di incredibilmente insperato, prima della lotteria dal dischetto che non conosce previsioni. 'Chipolopolo' appunto, ossia 'proiettili di rame', è il soprannome degli zambiani che ne esportano ogni anno a tonnellate: un materiale di un rosso lucente, duttile e pastoso, proprio come lo spirito dei ragazzini terribili di Hervè Renard. Alcuni già pronti per certi palcoscenici, come quel Mayuka (classe '90 dello Young Boys) che ha almeno quadruplicato il suo valore di mercato.

 

Ma ritorniamo alla partita, la classica sfida Davide contro Golia: una compagine, quella degli Elefanti, troppo superiore per caratura tecnica dei singoli, ancora imbattuta e incapace di subire gol ma che sin dalla prima partita ha sempre vinto senza brillare. Sembrerebbe arrivare una vittoria scontata per Drogba & Co, un team di campionissimi 'quasi' alla fine di un ciclo che li ha visti due volte far bella figura ai Mondiali. Sarà che è l'ultima volta negli anni pari, ma che quest'edizione fosse più speciale del solito si era intuito da tempo. Tante assenze (Egitto, Nigeria, Camerun e Sudafrica), tante novità e tanto equilibrio: condizioni ideali per il fattore-sorpresa. In fondo da stupirsi c'è ben poco: è successo alla Grecia agli Europei 2008, alla Danimarca nel 1992, alcuni diranno anche all'Inter edizione 2010 di Champions League. Capita che hai come una corazza trasparente che ti protegge e ti rende invulnerabile. Alcuni lo definiscono semplicemente 'entusiasmo', altri si limitano a chiamarla 'fortuna', ma è qualcosa di più. Un qualcosa in più che ha permesso allo Zambia di vincere prima tutte le partite del girone, e poi di estromettere Sudan (3-0) e Ghana (1-0). La finale una storia a sè: dopo il rigore fallito da Asamoah in semifinale anche la Costa d'Avorio spreca dagli undici metri con Drogba graziando i rosso-nero-verdi (altro errore pesante per la punta del Chelsea con la sua Nazionale), che poi centrano un palo con Katongo nel supplementare. I rigori sono qualcosa di emozionante: non sbaglia nessuno nei primi dodici tiri (anche se viene fatto inspiegabilmente ripetere il secondo tiro, sbagliato, degli ivoriani), poi falliscono Kolo Toure e lo zambiano Kalaba. Fatale è l'errore di Gervinho, forse con la testa già alla sfida col Milan, forse tradito dalla zolla, che spara alto. Un rigore che si era sempre rifiutato di tirare, più volte spronato da coach Zahoui che gridava:"Gervè, Gervè..." 

L'ultimo tiro porta la firma di Sunzu, che si presenta sul dischetto cantando, incitato dai compagni che lo accompagnano con trepidazione prima di esplodere. 8-7. Lo Zambia è Campione d'Africa dopo le due finali perse nel '74 e nel '94, ma soprattutto l'Africa (solo cinque zambiani giocano in Europa, di cui tre in Israele) batte l'Europa di Drogba, Kalou e dei fratelli Tourè. Zahoui è di sasso, Renard (con l'immancabile camicia bianca) accompagna in braccio lo sfortunato Musonda (infortunato ad inizio partita) ad abbracciare i compagni, racchiusi in cerchio a festeggiare. E' un epilogo vietato ai deboli di cuore, ma anche agli appassionati più romantici. Una storia che, non ce ne vogliano i supporters ivoriani, fa davvero bene al calcio, che ha sempre più bisogno di imprese del genere.

 

Massimiliano Macaluso

 

Nisseno, giovane studente di giurisprudenza trapiantato a Milano. Scrive per FantaGazzetta dal 2011. Non sa vivere senza calcio, ne ama gli aneddoti ed adora la Liga spagnola. Nel privato è un moderato, particolarmente razionale ed anche un pò snob.
Massimiliano MACALUSO

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samueleolla
Bell'articolo e gran bella storia! Grande Zambia!!
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