LA SPACCA NOCI

Zemanlandia Vol. II, la distruzione continua

Il Boemo pensieroso. Sta facendo grande il Pescara. Getty images
Il Boemo pensieroso. Sta facendo grande il Pescara. Getty images

 E' durata poco meno di un anno Zemanlandia Volume II.

Il 20 luglio 2010 il Teatro Ariston, chiuso ormai da anni, apre le porte per ripresentare alla città gli uomini alla quale deve di più. Lunga e faticosa fila per entrare ma ad attenderci c'era il trio delle meraviglie, degli anni che hanno consegnato per sempre il Foggia alla storia del calcio: Peppino Pavone, Zdenek Zeman e Pasquale Casillo. Una giornata caldissima. Il teatro, da anni in disuso, senza impianto di aerazione, eppure strapieno, oltre i limiti del consentito. Il presentore ammoniva "ragazzi non smettetela di saltellare, che quì casca tutto". Casillo, con la voce rotta dall'emozione non riesce a leggere la lettera che aveva preaprato, una dichiarazione d'amore alla città. Zeman con il suo noto aplomb rassicura i giovanissimi presenti:" Vedo tanti ragazzi giovani. Siamo venuti per far vedere anche a voi qual è il nostro modo di pensare il calcio".

E fuori dal teatro un maxischermo, per chi non riusciva ad entrare o a sopportare quel caldo, quella calca, tutti quei corpi sudati. Ma tutti lì fermi ad aspettarlo fuori, a cantare "Alè, alè, alè, alè, Zemàm, Zemàn"
 
Il 23 maggio 2011, dopo una stagione altilenante ma spettacolare, Zeman annuncia che intende lasciare la squadra. Le motivazioni sono tanto fumose quanto fasulle: "Sono venuto con delle ambizioni, purtroppo per vari motivi interni ed esterni non ci sono riuscito e penso che il prossimo anno la mia presenza non porterà a ottenere qualcosa di importante. Sono venuto per portare la squadra in B e non ci sono riuscito. La reputo una sconfitta". 
 
E' durato poco, dicevamo, ma tanto è bastato per far tornare in città la voglia di andare a vedere "U'Fogg". E a caro prezzo. La gradinata del Pino Zaccheria, senza sediolini e con la numerazione scritta sul cemento, costa quanto un qualunque match di Serie A al San Siro. Tutto un altro livello. 
 
Eppure lo stadio è stato sempre caldo, il pubblico appassionato sia con Zeman che senza. Anzi, dopo anche di più.
 
Non bisogna negare che i rapporti tra una parte del pubblico e la società non sono mai stati idilliaci. A testimoniarlo numerose scritte sui muri. Ma quale società non ha i sui problemi con il nocciolo più intransigente della curva? Il resto del tifo è sempre stato al suo fianco.  
 
Per questo le parole odierne del Patron, Pasquale Casillo, sono piombate addosso alla tifoseria cittadina come un fulmine a ciel sereno. O quasi. “Il Foggia è in vendita. Da sola, la mia famiglia non ce la fa ad andare avanti. Condurrò la squadra alla fine della stagione ma non sarò io ad iscriverla al prossimo campionato”. Mette tanta carne al fuoco: le continue multe :"ci sono partite in cui incasso duemila euro e ne pago tremila di multa”, una presunta firma falsa sul documenti per il passaggio di Marco Sau dal Foggia al Cagliari, e Zeman:Mi ha tradito”.
 
Fa per lo meno riflettere, che queste parole, arrivino a metà campionato e proprio quando il Foggia stava ingranando la marcia, quando il miraggio dei play off si stava facendo più reale. Inutile dire quanto siano inopportune e quanto possano essere destabilizzanti per un ambiente già caldo. Ma sono convita che sia solo un caso, uno sfogo che il Patròn non ce l'ha fatta a trattenere. 
 
I tifosi, quelli che del tifo non ne hanno fatto una professione, quelli che allo stadio ci vanno da soli, quelli che si emozionano vedendo un maglia di Grandini, hanno sempre creduto in lui. Quei tifosi, causa un enorme debito di riconoscenza per i fantastici anni '90, gli hanno sempre perdonato tutto. Anche aver venduto l'idolo della curva, sebbene sconosciuto al resto d'Italia, Lola Agodirin, l'ultimo giorno di gennaio. Tutto gli hanno perdonato, e tutto gli perdonerebbero.
Tutto ma non la presa in giro.
 
 
Maria Scopece
 
Maria Scopece, classe 84, professione "aspirante", collabora con FantaGazzetta dal 2011. Da femminista non militante l'ironia della sorte l'ha portata ad appassionarsi al calcio. Destino ineluttabile per chi è cresciuto a "Pane e Pallone" nella Zemanlandia degli anni '90.
Maria SCOPECE

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Imprevedibile Nicol
Foggia è uno dei tanti esempi del disfacimento della Serie C per come la conosciamo per anni. Una categoria che serviva a molti presidenti imprenditori per mantenere un'attività in perdita ma fungibile al sistema di false fatturazioni. Ora, anche e soprattutto per la situazione economica, tanto la vecchia C quanto i Dilettanti ( di fatto, dei pro che percepiscono stipendi senza quindi essere realmente dilettanti ) vanno incontro ad un lento - ma neppure tanto - inesorabile destino.
m.scopece
A dire la verità l'impegno , anche economico, della famiglia Casillo è stato ingente. E non so se ci abbia guadagnato o rimesso. Fatto sta che certe dichiarazioni stridono molto con altre dichiarazioni d'intenti d'inizio campionato.
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