C'erano una volta le bandiere

C'erano una volta le bandiere

C’erano una volta le bandiere: calciatori che nascevano, crescevano e morivano, calcisticamente parlando, in uno stesso club. La nostra narrazione parte da Gigi Riva, che dopo la gavetta con Laveno Mombello F.C e Legnano, a 20 anni approdò al Cagliari e sposò fino al termine della sua carriera la causa rossoblù. Respinse il corteggiamento della Vecchia Signora, disposta a ricoprire d’oro Rombo di Tuono. Non ci fu niente da fare, Riva rifiutò il trasferimento a Torino, preferendo ai soldi e alle vittorie, l’amore del popolo sardo.

 

Giacinto Facchetti iniziò la sua memorabile carriera nella Trevigliese, squadra del paese di nascita. Helenio Herrera impiegò pochissimo tempo a trasformare il giovane 18enne in uno dei terzini più forti nati nel nostro Paese (e non solo). La storia d’amore tra Facchetti e l’Inter durò 18 anni. Mai un dubbio, mai un tentennamento. E’ morto da Presidente dell’Inter, ma nel cuore dei tifosi interisti, e più in generale degli amanti del calcio, ci resterà per sempre.

Un’altra grande bandiera interista è Beppe Bergomi, nerazzurro per 20 stagioni con 758 presenze sulle spalle. Quando a 36 anni Marcello Lippi, l’allora allenatore dell’Inter, lo fece fuori, Bergomi non esitò ad appendere le scarpette al chiodo. Il calcio per lui era l’Inter e senza quei colori non valeva la pena continuare. Altro che Paesi Arabi o Usa.

Sull’altra sponda del Naviglio, meritano più di una citazione i vari Baresi e Maldini. Il libero rossonerò diventò la bandiera del Milan grazie.. all’Inter. A 15 anni i nerazzurri lo scartarono per le doti fisiche non eccelse, preferendogli il fratello Giuseppe. In 20 anni ha calcato il terreno di gioco con la maglia rossonera per 719 volte, ha vinto 23 trofei, non ha mollato i colori rossoneri neanche quando il Milan scese in serie B, ha indossato la fascia di capitano per 15 stagioni. A 37 anni ha abbandonato il calcio giocato ed il Milan in segno di riconoscenza ha ritirato la maglia numero 6. Dopo Baresi la fascia di capitano è passata a Paolo Maldini, figlio di Cesare, altro colosso rossonero. Paolo Maldini ed il Milan si sono incontrati nel 1978, quando Paolo aveva 10 anni. Si sono lasciati dopo 31 anni di calcio costellati da successi (molti) e qualche momento di tensione (pochi). Il suo record rimarrà per anni ed anni imbattuto: 902 presenze con la maglia rossonera, 26 trofei vinti e riconoscimenti individuali da far accapponare la pelle.

 

Il simbolo di Roma invece è Francesco Totti. Ama la Roma e Roma ama lui. Un amore viscerale, talmente forte da rifiutare la corte del grande Real, delle potenze del Nord, come rivelato da Silvio Berlusconi, più volte tentato dall’acquisto del Pupone. Classe immensa, bacheca povera. E’ stata una scelta fatta con il cuore, una scelta di cui non si è mai pentito e di cui non si pentirà mai. Dopo la vittoria del Mondiale nel 2006, affermò tra lo scetticismo generale che le emozioni provate per lo scudetto vinto con la Roma nella stagione 2000-2001 non erano paragonabili. La sua Nazionale è sempre stata la Roma.

 

A Torino invece c’è un altro numero 10 che ha legato la sua vita alla Vecchia Signora. Stiamo parlando ovviamente di Alex Del Piero, acquisito dal Padova nel 1993. 17 anni e 651 presenze dopo Alex segna ed emoziona ancora i tifosi bianconeri. Ha eguagliato tutti i record nella Juventus e non ha nessuna intenzione di smettere.

 

Nel calcio di oggi, a parte queste poche eccezioni, la fedeltà calcistica è un valore disconosciuto. L’ultimo mercato ha regalato colpi a sorpresa che hanno entusiasmato una tifoseria e, contestualmente, mandato nello sconforto un’altra. Partiamo da Fabio Quagliarella. 1° Giugno 2009: Fabio Quagliarella di Castellammare di Stabia passa dall’Udinese al Napoli. Queste le sue prime parole in azzurro: “Napoli è sempre stato il mio sogno, sognavo sin da piccolo di giocare nel mio stadio. E oggi sono felicissimo perché il sogno si è avverato''. Dopo un anno Quagliarella passa alla Juve, rivale storica del Napoli. Le parole del giocatore della Nazionale sono simili a quelli di un anno prima: “E’ sempre stato un mio obiettivo vestire questa maglia. Ho realizzato un sogno”. Beato lui che è riuscito a realizzare tutti questi sogni!

Discorso non diverso per Marco Borriello. Il napoletano è cresciuto nel Milan e dopo diverse stagioni in esilio è riuscito finalmente ad affermarsi nel Milan. Qualche anno fa parlava così: “Il mio sogno è realizzarmi nel Milan. Sono nato con le prodezze di Van Basten ed il mio obiettivo è di vincere con questa maglia”. Pochi giorni fa il passaggio dal Milan alla Roma ed alla sua prima conferenza in giallorosso le parole sono state quelle di ordinanza: “Ho realizzato il mio sogno”. E son due...

In questo pazzo calciomercato c'è chi se la passa peggio. Stiamo parlando di Raul. Una vita spesa al servizio del Real. Vittorie e gol a grappoli, ma quando sembrava essere arrivati ai titoli di coda, ecco il colpo di scena: il Real lo scarica e lui per rincorrere il sogno di goleador europeo si accasa allo Schalke04. Il povero Raul assomiglia tanto ad un povero vecchietto di 90 anni che viene lasciato dalla moglie dopo 60 anni di matrimonio. Cose impensabili, ma nel calcio nothing is impossible.

C’erano una volte le bandiere... quanto ci mancano!

 

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Alessandro Silvestri

a.silvestri@fantagazzetta.com

 

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Clavik
Bel pezzo :) Però, se devo essere sincero, mi aspettavo un riferimento ad uno che ieri l'altro tifava Inter da piccolo, ieri baciava la maglia della squadra più forte del mondo e oggi... :laugh:
masttt
vabè, ma se non si guarda solo ai grandi club qualche bandiera la si trova ancora. per esempio totò di natale che da quando è a udine è stato accostato a parecchie grandi e non è mai andato via.
ale88
nn potevo..conflitto d'interessi..... e poi lui x me è dieverso dagli altri...xk lui nn si è mai lasciato andare a sentimentalismi. X lui conta vincere, dove nn conta.
ale88

masttt

"vabè, ma se non si guarda solo ai grandi club qualche bandiera la si trova ancora. per esempio totò di natale che da quando è a udine è stato accostato a parecchie grandi e non è mai andato via."
più che di bandiera parlerei di poco coraggio.....:p
masttt
è coraggioso anche rifiutare soldi in più a 34 anni, in my opinion.
pecora84
Per carità.. comportamento coraggioso quello di restare in un solo club ma a mio avviso non c'è motivo.. l'uomo ha bisogno sempre di stimoli nuovi e cercare di soddisfarli è un gesto altrettanto coraggioso.. che si tratti di denaro, partner o squadre di calcio..
vior83
Bravo Ale, bel pezzo ;) Non commento l'articolo visto che la questione mi tocca da vicino e mi brucia ancora.
mateibra
Bel pezzo, molto interessante! Avrei solo distinto forse il caso Borriello, ma per il resto bel tuffo nel passato. Fortunatamente cmq anke nel calcio moderno qualche bandiera è rimasta, soprattutto se guardiamo tra le milanesi, ma anche nelle piccole e medie squadre....non siamo tutti ibra :p
ale88
sinceramente x me di natale è un vigliacco. Tecnicamente in italia è tra i più fot, ma lui ha preferito restarsene ad udine a fare il re piuttosto che mettersi inun altro club. Io da professionista, se sono bravo, aspiro al meglio e mi metto in gioco. Lui invece no. Nessuno a udine lo criticherà mai xk vive di rendita, a torino, cosi come a roma ai tempi di spaletti o a napoli l'anno scorso avrebbe dovuto mettersi in discussione. Non ha avuto il coraggio di farlo. Scelta rispettabile ma nn condivido
iltona
da Juventino avrei citato anche Javier Zanetti...lui in mezzo a tutti le rivoluzioni interiste è sempre rimasto senza mai andare fuori dalle righe...comunque bellissimo pezzo!!!