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"Come inventai il Fantacalcio": intervista esclusiva a Riccardo Albini, inventore del Fantacalcio

Riccardo Albini - inventore del Fantacalcio
Riccardo Albini - inventore del Fantacalcio

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Incontrare Riccardo Albini per me che, come voi, sono cresciuto a pane e Fantacalcio è un'esperienza indimenticabile.

L'intuizione di questa geniale mente ludica ha influenzato, nell'ultimo ventennio, la storia di un bel po' di appassionati calciofili ed è innegabile che sia la fornitura che la fruizione del prodotto calcio hanno dovuto tener conto ed adattarsi a questo fenomeno straordinariamente nazional-popolare e dirompente quale il “Fantacalcio”.

 

Per noi di Fantagazzetta questa intervista significa ancora di più. Noi siamo perché lui è stato... o meglio, ha pensato! Un'emozione quasi infantile fa da preludio ad una splendida conversazione nel corso della quale, consentitemi di dirlo, il romanticismo dell'invenzione si mescola con il pragmatismo tipico del “dipendente dal Fantacalcio”.

 

Torniamo al 1988. Si narra di un libro dedicato al fantasy baseball che ti faceva compagnia su un volo New York-Milano. La leggenda narra di un fazzolettino di carta della compagnia aerea su cui, all'atterraggio, era già presente la “prima bozza” di quello che sarebbe poi diventato il “Fantacalcio”. Dove finisce la verità e dove inizia il mito ?

In realtà (ride) il primo libro che mi capitò tra le mani era sul Fantasy Football e l’idea del “Fantacalcio” è maturata in circa due anni. Era sin dall'84/85 che pensavo a come implementare il gioco senza utilizzare dati statistici che, un po' per la natura del calcio, un po' per la scarsa disponibilità (parliamo di metà anni '80) sarebbero stati un ostacolo. Nel 1988 avevo un regolamento e così, insieme ad alcuni amici,  abbiamo deciso di fare la prima “sperimentazione” in occasione dei Campionati Europei.

 

Campionati Europei ? Quindi ancora più difficile da gestire con i calciatori che ad ogni turno divengono sempre meno...

L'Europeo fu un'ottima scelta per il test, perché aveva una durata molto breve. Parliamoci chiaro, se avessi cercato di coinvolgere degli amici in un gioco allora sconosciuto della durata di nove mesi probabilmente nessuno ci sarebbe stato. Invece con gli Europei, il tutto si riduceva a un paio di settimane e quindi anche il test era fattibile.

 

Quando hai compreso che l'idea poteva realmente avere un fortissimo potenziale di popolarità ?

Quando dopo gli Europei tutti gli altri sette amici che avevano partecipato alla sperimentazione mi chiesero di giocare anche per il campionato di serie A.
Io avevo scelto i partecipanti non tra gli appassionati di giochi, ma tra gli appassionati di calcio che in Italia sono la maggioranza. E quando tutti, nessuno escluso, mi chiesero di continuare a giocare, capii che c'era sotto qualcosa di buono.
Così nell'88 facemmo il primo campionato, poi un secondo e subito dopo, nel '90, uscì il primo Libro (Serie A – Il gioco più bello del mondo dopo il calcio).

 

Nei tuoi libri c'erano dei moduli da compilare per avere la propria lega inserita nell'albo con le classifiche finali vero ? Insomma, con largo anticipo sui meccanismi che sono alla base del gioco odierno in cui il modulo cartaceo è sostituito da moduli (form) digitali, avevi già previsto tutto ?

Messa così (ride) possiamo dire che avevamo realizzato un social network ante-litteram.
L'esperienza dei primi anni di edizione del libro è stata bellissima. All'inizio, sfruttando la rete di distribuzione che avevamo per le nostre riviste, vendevamo solo in edicola. Poi ad un certo punto la gente cominciava a presentarsi in libreria a chiedere il nostro volume e così, vista la richiesta, fummo contattati dalla “Feltrinelli” ed il volume fu distribuito nel loro circuito.

 

Un decennio in sella al tuo progetto e poi un'uscita silenziosa, perché ?

Ma no, più che un'uscita silenziosa, una scelta. Avevamo venduto la maggioranza societaria al gruppo L'Espresso e, in quel momento storico, che comprendeva la quotazione in borsa di Kataweb, ci furono delle congiunture particolari e non ci trovammo d’accordo su come portare avanti il progetto. A quel punto preferimmo cedergli la totalità delle quote.

 

Cosa avete fatto per tutelare la vostra invenzione ? Intendo, finita la collaborazione con “La Gazzetta dello Sport” e dopo la vostra cessione al gruppo “L'Espresso”, il quotidiano milanese ha sostanzialmente proseguito il gioco ribattezzandolo “magic cup”, sancendo in questo modo una sorta di “liberalizzazione dell'idea”.

L’idea, la dinamica di un gioco non è brevettabile, ma solo gli strumenti per giocarlo e Fantacalcio non ha strumenti. L’unica cosa che potevamo proteggere – e lo facemmo con forza – era il marchio Fantacalcio.

 

Come tracceresti il profilo del fantacalcista ? Chi è ?

Ma siamo tutti noi, di base tutti gli appassionati di calcio, non importa l'età. Nella nostra lega siamo alla ventiquattresima stagione consecutiva e nonostante non siamo più ragazzini, almeno anagraficamente, grazie al gioco ed alle sue fasi associative (penso all'asta) riusciamo a mantenere intatto quello spirito goliardico e sportivo che ci lega da tanti anni.

 

Quindi possiamo dire che il Fantacalcista è uno sportivo migliore ?
Il tuo Fantabomber buca la tua squadra del cuore: esulti, imprechi o altro ?

Diciamo che esulto sotto il tavolo e mi auguro che poi il Milan vinca lo stesso. La mia fede è Rossonera e quest'anno vado a nozze perché ho fortemente voluto e comprato El Shaarawy, ma questo non mi ha certo impedito di schierare Insigne in Napoli-Milan.Sicuramente il Fantacalcista ne sa di calcio molto più degli altri perché è tenuto a conoscere anche giocatori minori che prima non avrebbe neanche notato.

 

Quale è il tuo attacco quest'anno ? Su cosa hai puntato in questa stagione ? Come sta andando la tua classifica ?

Io gioco quasi costantemente con il 3-5-2 ed ho puntato forte sul centrocampo. In attacco, come ti dicevo, ho El Sharawy, Denis, Insigne, Pellissier, Pabon e Muriel.
In classifica sono felicemente primo
(ride).

 

Oggi Fantagazzetta può fregiarsi di essere uno, se non il primo punto di riferimento per i Fantacalcisti italiani. Conosci Fantagazzetta ? Che percezione hai di noi ?

Sì che lo conosco, sono un vostro utente. Quando è il momento di schierare la squadra sono le vostre probabili formazioni quelle che vado a guardare.
Ho un'ottima percezione del sito, si vede che c’è dietro lavoro e competenza.

 

Veniamo a MANTRA, come sai in questa stagione abbiamo lanciato questo nuovo sistema di gioco, un progetto ambizioso che ha inteso raccogliere l'eredità del tuo lavoro e adeguarla alla realtà tattica e comunicativa del gioco moderno senza però togliere una virgola alla magia di fondo dei fantatornei. La risposta del pubblico è stata eccellente, tu cosa ne pensi ? Abbiamo la tua benedizione ?

Purtroppo non l'ho ancora giocato. Ho letto il regolamento e lo trovo interessante, ma dopo 24 stagioni è difficile pensare di introdurre un cambiamento così radicale nella nostra lega storica.

 

Quale futuro per questo gioco ? Cosa ti immagini ?

Probabilmente il futuro è il LIVE, (e Fantagazzetta è l'unica a offrire i voti in tempo reale n.d.r.).
Sarebbe stato bello consentire le sostituzioni in tempo reale ma ormai, per come è organizzato adesso il campionato, con partite spalmate su più giorni, la cosa sarebbe improponibile.
Ma noi siamo comunque avanti rispetto ad altri fantasy game. Fantacalcio è stato il primo, da subito, ad avere le sostituzioni come nella realtà. In alcuni giochi analoghi di molti altri paesi non esistono ancora.

 

Ma lo produrrai un altro gioco ?

Non lo so, ho un'idea che da un po' mi frulla per la testa, ma per adesso diciamo che al mondo dei giochi ho dato quel che potevo dare.

 

Ed hai dato tanto, sappi che milioni di persone ti saranno eternamente riconoscenti.

 

CHI E' RICCARDO ALBINI

Riccardo Albini, giornalista milanese classe ’53, dopo qualche anno negli States, nel dicembre ’82 fonda “Video Giochi” la prima rivista italiana completamente dedicata. Seguirà “K” operativa nello stesso settore. Nel ’90 pubblica, come edizioni Studio Vit, il libro “Serie A-Fantacalcio” e nel ’94, grazie al format “Fantacalcio a gran premio”, comincia la collaborazione con la Gazzetta dello Sport che terminerà qualche anno dopo. Nel 2000 lo Studio Vit viene ceduto al gruppo “L’Espresso”. Nel 2004 “importa” dal Giappone il sudoku, contribuendo in quegli anni a farlo diventare un vero e proprio fenomeno di costume. Allo stato attuale è editore del mensile Logic Art, unica rivista in Italia dedicata alle immagini logiche (giochi logici su sfondo “artistico”).

 

Nino Ragosta


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