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Sessantacinque e mezzo - titolo all'interno
12/11/2008
Sessantacinque e mezzo - titolo all'interno

Autore: slug

LA SEGUENTE È UNA STORIA DEL CALCIO - 1

Grandi dispute tra gli studiosi ha provocato il dibattito su quando sia stata disputata la prima partita di pallone. C’è chi la farebbe risalire agli antichi Egizi (vincitori della Coppa d’Africa), chi ai Greci (vincitori di un Europeo), chi ai Romani (MEMO: RICORDARSI DI SCRIVERE COSA VINCONO, QUANDO ACCADRÀ). Molto ha fatto però discutere il recente ritrovamento di misteriosi graffiti nelle grotte di Lascaux, nella Francia del Sud, che secondo alcuni arretrerebbe di migliaia di anni il primo kick off: «3,5+6+6,5+5,5+4,5+5,5+7+6,5+6,5+9+5 = 65,5! PORC LA MISERIE!»
 
Certo è che il calcio per come lo conosciamo noi oggi affonda le sue radici nel calcio fiorentino. Nella Firenze del Rinascimento era pratica quotidiana dei ragazzetti troppo grandi per guardare “Colpo grosso” senza destare sospetti e troppo giovani per sposarsi e/o morire (rispettivamente di un anno e un anno e mezzo), bussare ai citofoni dei palazzi e: o attaccare la bigbabol sul pulsante, oppure dire: «Signora! Icché ci sta Tizio o ‘Aio, che si gioca tutti a pallone?». Dalle due pratiche sono nate rispettivamente la specialità dei 100 metri e quella, appunto, del calcio.
 
Il nome fu ufficialmente scelto tramite un sondaggio popolare della redazione sportiva di Mediaset, che si appropriò immediatamente dei diritti delle partite da trasmettere a pagamento accompagnate da interessanti e gettonatissimi programmi, tra i quali la sfera del segnale tv e il celeberrimo “Le trasmissioni riprenderanno al più presto” (che, parliamoci chiaramente, servivano solo a far lievitare il prezzo). Il calcio fiorentino era uno sport piuttosto violento e infatti tra le nomination erano semplicemente proposte le mosse che meglio ne caratterizzavano le partite: calcio, pugno, schiaffo, spartichiappe (o smutandata), albero di Natale e trivela. Vinse di poco calcio, subito dopo si classificò naturalmente spartichiappe e – ah! – che mondo diverso sarebbe stato se il calcio si fosse chiamato così.
 
All’epoca il miglior calciatore era Bobo Vieri, che prima di trasferirsi nelle fila atalantine e giocare nello Stadio Atleti Buzzurri d’Italia, militava nella Fiorentina (foto, subito dopo una partita). I Viola inizialmente perdevano sempre per decisioni dubbie del podestà, ma ad un certo punto la striscia negativa si interruppe grazie ad arbitraggi favorevoli: la cosa destò qualche sospetto. Infatti era tutto dovuto alla prima cupola della storia, conosciuta come cupola del Brunelleschi  dal nome del suo ideatore e realizzatore.
 
Crollato il sistema, il calcio fiorentino fu accantonato, e Brunelleschi iniziò a scrivere dalle colonne di giornali e a presenziare a eventi, entrambi di dubbia moralità. Alla metà del XIX secolo i quotidiani in Inghilterra erano a corto di notizie e dissero: «Okkei, mettiamo qualche classifica dei dieci portieri più bravi, qualche classifica dei dieci difensori più scarsi, qualche classifica dei dieci bomber più inglesi… Ecco qua. Azz, ragazzi, nientedimeno qui possiamo mettere su non una squadra, ma un intero campionato!». Per appropriarsi dell’invenzione bastò chiamarla con un altro nome: soccer. Leggenda vuole che il nome sia stato preso dal videogioco per il Commodore64 Microprose Soccer. (Peccato che all’epoca nessuno comprava giornali inglesi, fin quando iniziarono a mettere le wags nude in terza pagina: per questo il soccer impiegò un po’ prima di diffondersi).
 
In Italia arrivò alla fine del secolo. Il primo campionato italiano fu disputato nel 1898, davanti a un pubblico scalmanato di poche decine di migliaia di ultras. Gli annali raccontano che il tutto durò pochi minuti: l’Internazionale Torino batté la FC Torinese forbici contro carta, ma perse contro il Genoa tirando ancora forbici, che furono schiantate dal sasso genoano. Il Genoa era la prima formazione campione d’Italia, e da allora i Testimoni di Genoa, da non confondere con i Testimoni di Geova (nessuno lo sa perché nessuno li apre) vanno di casa in casa a raccontare questo fatto, rigorosamente mentre sta la pentola sta sul fuoco e/o il bambino appena nato si è cacato sotto.
 
Se il Genoa vinse il primo scudetto, nel 1922 la prima Coppa Italia sarebbe finita nelle mani del Vado. Che, subito dopo la finale, come promesso dalla stessa squadra, tolse il disturbo e non disputò più alcun torneo.
 
Nel frattempo, nel 1907, si era messo in luce nelle giovanili del Piacenza un giovanotto che soleva appartarsi dietro il palo con una scolaretta e sbucare al momento opportuno per fare gol. Per evitare questo, quand’anche il fratellino iniziò a rubargli la tattica e pure qualche fanciulla, fu introdotta la regola del fuorigioco.
 
Tre anni dopo una delle squadre più in voga del momento, residente nella ridente cittadina di Pro, la Pro Vercelli, arriva a disputare la finale scudetto con l’Inter con i favori del pronostico. Quand’ecco che improvvisamente su giornali milanesi apparvero delle intercettazioni scioccanti: PUNTO PUNTO LINEA PUNTO LINEA PUNTO LINEA PUNTO PUNTO LINEA PUNTO LINEA LINEA LINEA LINEA PUNTO LINEA PUNTO LINEA PUNTO PUNTO PUNTO LINEA PUNTO LINEA: il mondo del calcio era distrutto.
 
(In compenso quest’anno zero portò gli interisti a zittire gli anti-interisti che già avevano iniziato la litania: «Non vincete da 20 mesi, da 21 mesi, da 22 mesi…» e così via).
 
Durante il ventennio fascista, Mussolini dedicò per fini propagandistici grandi attenzioni allo sport e in particolare al calcio. Sotto il suo governo l’Italia si aggiudicò ben due Mondiali di calcio (anche se alcune correnti revisioniste radicali gliene vorrebbero attribuire cinque), e fece in modo che squadre straniere non potessero vincere il campionato italiano (che si aggiudicava una volta giunti a quota 90). Inoltre rese il modulo Viva Mussolini (abbreviato in WM) obbligatorio per tutte le formazioni; stabilì che “se entra ed esce non è gol” e che non si possono ruotare le stecche: era nato il calcio Balilla.
 
Negli Anni 40 la formazione più forte d’Europa era quella del Grande Torino, chiamata così per distinguerla da quella della Grande Inter di venti anni dopo. Quale era più grande? I torinisti accusano i nerazzurri di aver praticato, come altre squadre dell’epoca, un uso sospetto di farmaci. I sostenitori di Facchetti&Co. adducono i successi del Grande Torino al terreno di gioco: il mitico Filadelfia era particolarmente scivoloso e a fine partita tutti i giocatori ne erano abbondantemente spalmati per tutto il corpo.
 
(1 - CONTINUERÀ, UN GIORNO)

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