
Avete presente quei pesciolini finti, che riproducono esattamente le fattezze dei pesciolini veri, con i loro colori e le loro dimensioni? Bene, questi animaletti fittizi (spesso simpaticissimi, spesso di una bellezza presepiale) si chiamano minnows e sono utilizzati da pescatori professionali o amatori come esca. E sappiate che se volete sentir parlare di minnows, non è questo il posto adatto: potete andare su Google e cercare il lemma “minnows”, in 0,15 secondi vi darà 1.130.000 risultati. Quindi, nonostante possa capire che quello dei minnows sia per alcuni un argomento di vivo interesse, o addirittura un argomento di importanza vitale, vi prometto che mai più in questo articolo sarà nominata la parola “minnows”.
Oggi infatti parliamo di un argomento molto serio, per cui sappiate che il seguente articolo ha un retrogusto amarognolo: consigliato dopo un pasto abbondante a base di carne. Per la precisione è un racconto. Un racconto su come sta cambiando il calcio.
È ambientato tra 10 anni, nel 2019. Il protagonista è Gionni (quanto mi piacerebbe farlo apparire improvvisamente su uno sfondo fisso, ma non ho una telecamera. Vabe’, fate finta che ora vedete l’effetto speciale di Gionni che appare su uno sfondo fisso). Nel 2019 Gionni è un ventenne come tanti: ha un cane, due ragazze e un clone-nano di sé stesso cui dà tutti i giorni da mangiare, in una gabbietta poggiata sulla lavatrice. Il clone è milanista, Gionni invece è interista-A: fin da quando era uno sbarbatello non aveva mai accettato la secessione voluta da Mourinho, e pazienza se diventando interista-B avrebbe gioito per le 6 Champions League, un Europeo per Nazioni e diverse nomination agli Emmy Award. A lui queste cose non importavano. O forse sì, ma lui diceva di no, ora però non vedo perché dobbiamo dubitare su tutto, pure sulle credenze di Gionni.
Ah, tra le squadre straniere Gionni simpatizzava per l’Extremadura, gli aveva sempre fatto ridere il nome. Così, per completezza delle informazioni.
Ad ogni modo Gionni era informatissimo sul mondo del calcio e quella mattina, di buon ora, aveva preso la sua lavagnetta X-Plore, l’aveva ricaricata con due compressine di merda liquida (sì, lo so, lo so, fa schifo e inoltre “compressa” e “liquida” sembrano cozzare, ma credo che in questo momento nessuno voglia sapere di sviluppi energetici e ambientali dei prossimi 10 anni) e aveva così aperto la sua finestra sul mondo: c1al1s, gossip, gossip, il solito dopato ai campionati mondiali di chi-ride-per-primo, l’insediamento di Yao Ming alla Casa Bianca – e basta, non se ne poteva più! – allungamento dei genitali, allungamento dei capezzoli, Berlusconi recupera le 7 sfere del drago e ridiventa piccolo, v1agra, arrestato l’inventore del distruggi-Australia; spam, gossip, spam; gossip, spam, spam; gossip, spam, gossip; e, eccola, finalmente, la pagina di calcio.
Gionni viveva in un epoca di depressione post-moderna e mode sempre più passeggere. In quei giorni, in pratica, i coetanei di Gionni avevano la fissa di lanciare i cavalcavia sulle auto delle professoresse islamiche (e di riprendere il tutto con la lavagnetta X-Plore). Gionni no. Gionni era un ragazzo pieno di valori e una delle sue passioni era sicuramente il calcio. È per questo che appena lesse la notizia dell’incontro tra la sua Inter A e lo Stoccarda nel turno infra-infrasettimanale (lunedì verso il tramonto), pensò di andare a vederla. In fin dei conti da quando dava ripetizioni alle giovani studentesse disinibite aveva messo da parte un bel gruzzolo di quasi diecimila zloty. Decise di avvertire il suo migliore amico Francesco, anch’egli interista-A (sebbene con un passato da ultrà del Fossombrone B), facendogli una videochiamata. Disse ad alta voce: “Telefonare Francesco”, ma qualcosa dovette andare storto, perché la lavagnetta X-Plore iniziò ad abbaiare e a pisciare per tutta la casa.
Gionni mise piede nella stanza di Francesco. «Ancora con queste cavolate!». Francesco stava infatti sentendo un notiziario sul possibile ritorno di Totti in Nazionale, dopo che il Lippi-quater fortemente voluto dal presidente Figc Franco Carraro non era andato come ci si aspettava. A Gionni interessava il calcio giocato, ecco. Inter A-Stoccarda, era quello che desiderava: valeva per la SuperLeague. SuperLeague già conosciuta sotto Platini come SuperSoccerChampions, già SoccerChampions, già SuperCup, già SuperCap (per qualche giorno c’era stato un errore anagrafico), già SuperChampions Hold’em (forse la versione più fallimentare), già Europa League, già Europa+China League, già Europa League, già Coppa Uefa. «Parliamo di cose serie. Lunedì verso il tramonto c’è il turno infra-infrasettimanale. Ci andiamo?». Francesco consultò l’agenda vuota sulla sua lavagnetta X-Plore e rispose positivamente. Non poteva reagire altrimenti, era una delle poche partite non vietate ai tifosi dal decreto salva-Sky, e in più gli mancavano solo due partite sulla tessera del tifoso per avere o un frullatore o il cartoncino “uscite gratis di prigione”.
Il lunedì un po’ prima del tramonto la porta anteriore del pullman si aprì. Gionni e Francesco che cavolo ne sapevano chi era, ma alla guida c’era Ricardo Quaresma: in un raptus di follia da colpo di fulmine Massimo Moratti gli aveva fatto un contratto ventennale (lo sanno in pochi: nel 2008) e ora non gli restava che utilizzarlo come autista per andare a prendere i tifosi in giro per la città. Già, Moratti. Le eliminazioni dalla Champions in mesi sempre più vicini a settembre e più lontani da maggio gli avevano suggerito di smettere, ma gli unici acquirenti che aveva trovato erano stranieri, e tutti gli stranieri facevano solo finta di voler comprare. «Ti do la mia parola d’onore». «Non è per niente, non è che non mi fido, ma se invece di scrivermelo per sms ponessi una firma dal vivo sarei un po’ più sicuro». Ad ogni modo Gionni e Francesco salirono sul pullman, strapieno di tifosi scalmanati. Ovviamente tutti erano vestiti di tutto punto con le maglie ufficiali nerazzurre. Nerazzurre, ma non solo. Quelli più tifosi, seduti in fondo al pullman, avevano i completi da SuperLeague: canottiera con cerniera marrone-bordeaux-verde con inserti nerazzurri. Ognuno invece non si faceva mancare il perizomino che da qualche anno aveva sostituito i pantaloncini dei giocatori; con sommo dispiacere dei tremila sponsor ivi presenti, che avevano fatto a gara per assicurarsi un ancora aitante Rocco Siffredi come tifoso-testimonial per far leggere per bene i loghi sulle mutande.
Quaresma parcheggò nel posteggio dello stadio. Gionni e Francesco seguivano gli altri tifosi nei vari locali per arrivare alla partita: tornello, centro commerciale, tornello, museo, tornello, albergo, tornello, commissariato, tornello, mcdonald’s, tornello, spogliatoi. E finalmente eccolo, proprio lì, il loro posto a sedere. Certo non era la tribunetta iridata, da dove era possibile guardare addirittura i giocatori sotto la doccia, ma da lì le cazziate ai giocatori si sentivano benissimo. Per non parlare delle interviste del dopogara! Ecco, un posto a sedere negli spogliatoi, con le telecamere che ronzavano intorno e il tabellone APPLAUSI in bella mostra che si illuminava ad ogni minimo litigio in diretta. Francesco per poco non si sentiva mancare quando la valletta dopo aver letto al mister i risultati degli altri campi (tutti superiori a 20 gol, non vi ho parlato della spettacolare regola del doppio pallone) andò a sedersi tra il pubblico.
Esatto, nel 2019 le partite dal vivo si potevano guardare solo negli spogliatoi.
No, scherzo. Si potevano guardare anche sugli spalti, come oggi. È solo che quell’idiota di Francesco aveva sbagliato a fare i biglietti e si erano ritrovati a dover seguire il tv-show pregara-intervallo-dopogara. «Idiota» pensò appunto Gionni, plurime volte.
Quella sera stessa, a casa, Gionni seduto sul suo letto era un turbinio di pensieri. «Nonostante tutto…». Essì, nonostante tutto. Pioveva, ma Gionni aveva bisogno di uscire. Chiuse la porta della sua stanza. Dietro campeggiava il poster di Christian Stuani che da capitano protagonista della manifestazione alzava la Coppa del Mondo.*
*Quella notte Gionni fece all’amore 3 volte con una ragazza, 3 volte con l’altra e una volta col proprio clone. Francesco passò la notte al bagno a causa della colite. La lavagnetta X-Plore finì ammazzata sotto le ruote di un pirata della strada.
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