Accaddì. Come il latte. No, Non c'entrano nulla i fementi lattici, la digeribilità e la stitichezza di Alessia Marcuzzi. Accadì come 'HD', ovvero High Definition.
Anzi, risparmiamoci l'anglicismo: 'alta definizione'. Come il tenore del nostro campionato.
E' ripartita ad alta definizione, la Serie A,
dopo i regali di Natale, i bagordi di Capodanno, lo zampone con le lenticchie che fa schifo a tutti ma che tutti cucinano, lo spumante del discount - perchè c'è la crisi, ma non ci facciamo mancare nulla - e l'Epifania, che oltre a portarsi via tutte le feste, s'è portata via anche i contorni sfumati. Lasciandoci tanti dettagli ben definiti, e suadenti particolari che delineano le forme e si incrociano per formare il futuro prossimo.
Dettagli talmente iperscrutabili (sarà il contrario di imperscrutabili? ...Boh) che solo gli sciocchi rischiano di non vedere. Il primo, che più che un dettaglio è un macroscopico cenno di quanto la classifica si stia delineando, è il fatto che abbiano vinto ben sei delle prime sette in graduatoria, e perso tutte quante le tre di coda.
Risultato: alta definizione della classifica stessa, con un mini-solco di cinque punti tra la Roma ed il Catania, ed un altro (mica tanto mini) di sei tra Bologna e Cesena.
Altissima la definizione di Juve e Milan. Praticamente - questa la capiranno giusto gli appassionati e gli esperti - a 1920x1080. Entrambe ancora capoliste, vittoriose in trasferta, e senza subire gol. Ma soprattutto toste, tostissime: eccola l'espressione giusta. Vincenti perchè ancorate ad un terzetto che fa loro da spina dorsale simmetrica e parallela: Thiago, Boateng e Ibra da una parte; Barzagli, Marchisio e Matri dall'altra.
E' questo il dettaglio più nitido, che rende efficacemente il Milan ancora avanti, nelle gerarchie scudetto. Si chiama
caratura dei singoli, e non è certo una sfumatura trascurabile. Aggiungete alla lista dei tre i rinforzi principali di gennaio delle due - Tevez (?) e Borriello - e tirate le somme, oltre che il paragone. Noterete come il tasso tecnico dell'una sia invidiabilmente preponderante. E fin qui, direte voi a ragione, non serviva certo
un Editoriale come quello di Fantagazzetta a farcelo notare.
Occhio, però: se c'è una cosa che questo sport mi ha insegnato, è che non sempre - seppur alla lunga, come in Campionato - vince il più forte.
Aforisma di Natale: durante il rigoglioso pranzo del 25, mia nonna, giulivamente, mi sottopone il medesimo teglione inverecondo di succose lasagne di sempre. Io sottaccio il mio triste senso di sazietà, derivante dagli eccessi dei giorni precedenti. Ieri sera, invece, digiuno dopo una stancante diciotto ore di fame, azzanno una scatoletta di tonno che tristemente mi faceva capolino dalla dispensa, quasi implorandomi di mangiarla, tant'era il tempo trascorso in quel mefitico angolo di mondo.
Risultato? Era buonissima. Più buona delle lasagne.
No, non ho dato fuoco alle mie papille recettive del gusto. Nè tantomeno questo siparietto calcistico è stato trasposto in un diario delle mie infamità enogastronomiche in HD.
Trattàvasi d'una semplice (e squallida) parabola che legittimasse la chiosa del capoverso precedente. Come la fame è discriminante principe tra due piatti - per quanto uno sia assolutamente più godereccio dell'altro - anche la tenacia e la voglia di vincere possono far pendere assolutamente la bilancia dalla parte del più debole. Sempre che la sua volitiva perseveranza basti a compensare il gap tecnico ed atletico.
Gap che, se inquadrassimo la sola finestra temporale delle ultime quattro settimane, parrebbe non esistere nemmeno con l'altra strisciata, per carità. La manita contro il Parma, però, non è indice di perfetto ritorno in salute del moribondo. I motivi sono presto detti: anzitutto il nostro canonico ed assodato scetticismo nei confronti delle capacità a lungo termine di Ranieri. E poi le differenze sostanziali di rapporti tecnici in campo. Perchè il Milito di oggi, ma soprattutto quello che verrà, non è quello che si incunea sinuoso tra Paletta e Lucarelli, nè tantomeno quello dall'andatura alla Pratto di qualche settimana fa. Pazzini non è Ibrahimovic, Faraoni diventerà un ottimo giocatore, ma non marcherà mica ogni settimana in volèe dal limite. E poi Tevez non è Eto'o.
Che sembra non c'azzecchi nulla: ma a ben guardare le cifre della cessione del camerunense e della proposta fatta ad Al Mansour c'entra eccome. Ed allora, la domanda giunge spontanea: perchè cedere Eto'o alla stessa cifra cui si prenderebbe Tevez? No, non voglio risposte. Le conosco già. E sono anche esatte. Ma la domanda, ve ne prego, lasciatemela comunque fare. E sempre a questo proposito: ma - ammesso e non concesso che Branca lo sappia - prendere un altro fuoriclasse che verrebbe sfruttato solo in un campionato in cui le distanze sono sufficientemente abissali da lasciar credere solo in un lungo percorso europeo, è da menti in HD?
Lasciamo Milan ed Inter ai loro futili e scontati sogni di mercato, e passiamo oltre. All'Udinese, per esempio. Che ogni qual volta scende in campo, soprattutto in casa, sembra sempre esser proiettata su una pellicola talmente vivida da sconcertare persino i 70 pollici Full HD Ready trinitron yeah What's American Boys. Diciamolo: sarebbe confortante e meritato vedere, la prossima estate, un 35enne ancora straordinariamente integro trascinare sia gli azzurri che la sua squadra di Club nell'Europa dei più grandi di tutti. Sempre che non ci si mettano le più pazze della serie, a lottare con l'Udinese per la Champions. Roma, Lazio e Napoli hanno saputo offrire - partenopei in testa - sinora prestazioni talmente altalenanti da inquietare.
L'assestamento prestazionale, però, c'è stato eccome.
E ci ha riconsegnato, in ordine di rendimento: il solito Napoli bello di notte, che in attesa del punto interrogativo più mastodontico del mercato, si allieta i fine-pasto post-natalizi con gli struffoli di Cavani e i susamielli di Hamsik; la Roma ancora una volta pragmatica che ritrova i calci da fermo del capitano che fu (perchè quello che ancor meglio di lui sarà sta firmando in queste ore); la Lazio ballerina del solito Reja che forse pensa ancora troppo, e da troppo tempo, alle sue dimissioni. D'altra parte, se si intoppa Klose, e le alternative sono Kozak, Sculli, Rocchi, Cissè ed un certo Alfaro (!) quelle che possono essere le tue prospettive in HD potrebbe esser giusto ridimensionarle su di un bel Telefunken a tubo catodico degli anni '80.
Dietro vincono Cagliari, Bologna e, soprattutto, la Fiorentina dei senzaGila. Il violino, in effetti, non suona nemmeno dalle parti di Genova: d'altra parte, a meno che tu non sia uno Stradivari, è l'orchestra quella che conta, e che, al momento, pare mancare a Marino come a Malesani.
La notizia del giorno - dopo il gol di Larrivey, ovviamente - è il ritorno alla classe pura di Montolivo (quello di Jovetic, no, non è un ritorno). Uno che in alta definizione, stante il suo apodittico rapporto di immaturità verso la statura professionale, di tanto in tanto ricorda a Juve e Milan che, se vuole, può anche essere alla loro altezza.
Non certo all'altezza di quello lì. Uno che - talmente puro è il suo animo, oltre che cristallino il suo talento - in HD, più che le immagini, riesce a materializzare i sogni. I sogni di qualunque bambino che gioca a calcio. E che, vuoi o non vuoi, sogna di vincere tutto - o quasi - proprio come Lionel Messi.
Al suo terzo - più meritato d'una borraccia d'acqua a Dorando Pietri - Pallone d'oro consecutivo.
Proprio come Platini.
Lionel, però - non ce ne vogliano gli amici juventini - lo stesso foie gras che le Roi spalmò, lieve ma succulento, su un tozzo di pane, riuscirebbe a ricavarlo anche dalla più anoressica delle anatre.
...A lunedi prossimo.
Alfredo De Vuono