Se Giambattista Vico fosse stato un pensatore dell'epoca contemporanea, e non di quella pre-romantica, probabilmente si sarebbe interessato (anche) di calcio. Ed altrettanto probabilmente sarebbe stato tifoso del Napoli, oltre che un'opinionista di gran spessore di qualche prestigiosa trasmissione televisiva. E verosimilmente il suo punto odierno sul turno di campionato che chiude il 2011, l'avrebbe titolato, sù per giù, proprio così.
Tranquilli, non è un Editoriale per nerds almanacchisti di questo sport.
Solo un raffinato spunto per poter prender le rime dell'attualità.
..:E, già. Perchè passano gli anni, decadono le egemonie calcistiche, vengono spodestati dittatori ed imperi, e tutto torna lì da dove era cominciato.
Ve li ricordate gli anni '90, ed i primi anni 2000? Erano gli anni in cui calciopoli era solo una parola in procinto di esser partorita, Messi un nanerottolo senza speranze di giocare a pallone, e Mourinho uno sconosciuto ex professore di Educazione Fisica, appena affacciatosi al calcio che conta.
Erano, quelli, gli anni di due sole squadre, in Italia. La Juventus ed il Milan. Che si spartivano gli scudetti e le grandi partite di Coppa, e che si sfidavano al Berlusconi, d'estate, quasi già consapevoli che la leggenda che chi lo perde vince poi il campionato, è leggenda solo per gli altri.
Erano - in molti se lo ricorderanno - gli anni delle famigerate "7 sorelle" della Serie A. Le sette squadre che quasi puntualmente, ogni anno, arrivavano ai nastri di partenza di settembre da candidate allo scudetto. Che poi, però, finiva puntualmente quasi sempre o alla Juve o al Milan.
Erano, in rigorosissimo ordine alfabetico, Fiorentina, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Parma e Roma. Le stesse che, oltre che a scontrarsi dando spettacolo in Italia, facevano tremare anche l'Europa. Peccato che, alla fine, a vincere fossero quasi sempre o quelli capitanati da Maldini, o da Del Piero.
Passano gli anni, passa calciopoli, passa l'Inter dei record, il Barcellona delle meraviglie, passano (di moda) i fantasisti, passa Lippi, passa Moggi, passa tutto...E torna tutto come prima.
Proprio come i corsi e ricorsi storici. Inevitabile.
Fateci caso: in campionato - ed è servito un 2011 intero! - sono tornate le sette sorelle. Ovvero, le uniche sette squadre di cui avere paura. Certo, non ci sono più la Fiorentina di Batistuta ed il Parma di Asprilla, ma in compenso ci sono il Napoli di Cavani (e G.B. Vico) e l'Udinese di Di Natale. Che, in un compromesso storico di confronto con quel Parma e quella Fiorentina, di sicuro non sfigurerebbero.
A voler ragionare ad ampie vedute e falcate, restano tutte, oggi - soprattutto dopo gli ultimi due turni ravvicinati di campionato - in lizza per i piani alti della classifica.
...Però. Restano le due prime in lizza. E, cavolo, non sarà un caso. Anche e soprattutto perchè è Natale, e zitte zitte, se ne vanno in classifica, in solitaria, ed a braccetto, sotto il calore emanato da Santa Claus. Guarda caso, anch'egli tutto di bianco, rosso e nero bardato. In attesa di sapere chi delle due, anche quest'anno, in base ai corsi e ricorsi storici, vincerà il campionato.
Molto dipenderà, è inevitabile, dagli aggiustamenti che, di fatto, verranno pianificati a partire da oggi. E, pur senza sbilanciarci, diciamo comunque con coraggio che lo scudetto sarà roba bianconera se e solo se, come sembra, a Vinovo giungeranno un buon centrocampista, ed un ottimo difensore. Viceversa, si sposterà sui navigli se Galliani, alla fine, porterà a casa almeno un terzino e darà nuova linfa al centrocampo. Se poi l'affare Tevez dovesse andare in porto, allora a quel punto la lotta sarà unidirezionale.
Dietro a loro, spinge il poker di mezze stelle che finalmente è tornato a sorridere. La Lazio, che pareggia in casa, ma sa di poter contare sul solito attacco devastante, e su una mediana rinvigorita. Alzi la mano chi credeva che gente come Cana e Lulic avrebbe potuto, a metà campionato, dire la sua in modo così credibile.
L'Udinese, la cui discesa negli inferi sembra attesa e pronosticata da tutti, ma che in partita è sempre più tosta, e soprattutto ben messa in campo. La Roma, che finalmente, dopo lunghi mesi d'agonia, pare aver trovato sè stessa, soprattutto dopo la mini-redenzione effetto Made in Italy di Luis Enrique, ed il ritorno in campo di quell'altro ragazzotto degli anni '90. Vuoi o non vuoi, c'è anche il Napoli. Finalmente di nuovo strabordante in casa, oltre che bello in Europa. Dietro, lemme lemme, si fa spazio l'Inter di Ranieri. Che, ditemi ciò che volete, ma per tornare in tema anni '90, sembra sempre più quella di Gigi Simoni. Ed anche l'allenatore romano, con la sua sempre composta naturalezza, ricoperta da un sottile ma evanescente strato di sfrontatezza, ricorda appunto il vecio di Crevalcore.
La sua Inter non è che faccia differenza. Costruita, in fase di mercato, con la stessa ingenuità ed incompetenza che contraddistinse le tante Inter che allietavano quegli anni. Con Alvarez-Gonzales, Forlan-Van Der Meyde, Coutinho-Caio, Jonathan-Brechet, Muntari-Farinos, Zarate-Pancev e Castaignos-Sukur. Paura, eh, amici nerazzurri?
No, è sbagliato averne. Perchè questa non è assolutamente l'Inter degli anni '90. Oddio, lo è tornata: quantomeno a livello di assoluta discontinuità e frivolezza. Ma con una discriminante principe, che renderà i suoi prossimi mesi probabilmente non vincenti, ma di sicuro gratificanti. La discriminante sta nel fatto che quest'Inter, vuoi o non vuoi, è stata costruita sulle ceneri di quella straordinaria dello scorso quinquennio. E quando una squadra viene da un periodo così roseo, non solo a livello tecnico, ma anche mentale, i ridimensionamenti possono anche starci, ma la solidità di chi ha contribuito a renderti grande, quella, rimane. Ed alimenta, con la sua cocciutaggine prestazionale, anche i periodi più neri. Dunque, su con la vita. Soprattutto dopo il recente filotto, qualche aspettativa, magari non particolarmente ingombrante, è giusto averla.
Tornano gli anni '90, ed i primi anni 2000, e torna anche la superclassifica dei mangia-allenatori.
I tre re magi Preziosi, Cellino e Zamparini anche quest'anno non hanno smentito la loro fama, ed hanno recato in dote, ai rispettivi bambinelli, tanti begli esoneri. Ultimo, ma primo in quanto a grottesca spettacolarità, quello dell'inerme Devis Mangia. Che non è ancora divenuto lo zimbello del popolo pallonaro intero solo perchè, nostro malgrado, sono finiti i tempi - molto anni '90 anche quelli - di 'Mai dire Gol'. Altrimenti la scena del panettone, per nostro sommo giubilo - non ce ne voglia Devis - ce la saremmo sorbita in tutte le salse ed in tutti i commenti, e sarebbe rimasta storica almeno quanto igattinelsaccodelpaccoecceteraeccetera di Trapattoni.
Cos'altro è successo nell'ultima settimana? Ah, che Montella ha confermato d'esser un ottimo allenatore (e questo già si sapeva), che l'Atalanta ha confermato d'essere una grande squadra (ed anche questo l'avevamo capito), e che Cesena, Novara e Lecce non hanno fatto sostanzialmente alcun passo in avanti, ed anzi si legittimano ad essere le tre retrocesse del 2013. Ma anche questo, mi sa, che solo quelli che ancora vivono negli anni '90, con la testa, non lo sapevano.
Si chiude il 2011, l'anno dello scudetto del Milan, e della lotta a due Milan-Juve per lo scudetto del 2012. Alla domanda "se dovesse scommettere un euro, su chi lo metterebbe, per la vittoria dello scudetto, quest'anno?", forse, solo il caro e vecchio G.B. Vico si sbilancerebbe.
Avrebbe risposto, probabilmente, "chi ha perso il Berlusconi. Proprio com'era negli anni '90. Sa, la teoria dei corsi e ricorsi storici...Bla bla bla". E sarebbe a quel punto già risultato noioso. Perche gli anni '90, diamine, sono finiti. Basta vivere nel tempo che fu.
A proposito...Com'è finito, quest'estate, il Berlusconi?
Alfredo De Vuono