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Cronaca di una giornata allungata

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Sono decisamente turbato da questa giornata di campionato spalmata su cinque giorni, imbarazzante anche più di quelle pubblicità che vorrebbero convincerti ad allungare le parti nobili per farti sentire meglio. Ma allungare il calcio non porta davvero alcun giovamento.

Almeno non pare a me che del calcio piace la ritualità del finesettimana.
Scegliere il meglio e gustarlo.

Così ho goduto della vittoria del Novara. Nerazzurri poveri più di idee che di motivazioni e schiavi di un ingordo Sneijder, collezionista di sguardi non proprio d'approvazione tra campo e spalti. Una vittoria meritata quella dei piemontesi che, del resto, sbancano il Meazza esattamente come l'Inter uscì indenne dal Camp Nou.

Che storia quella del Mondo.
Che ha accettato Novara poiché non chiedeva assicurazioni sul suo stato di salute. Vedere le sue mani tra i capelli in quegli ultimi minuti sofferti in inferiorità numerica e poi, dopo la stretta di mano a Ranieri e un cenno quasi di scuse per la grazia ricevuta, ancora assaporare con lentezza la gioia della vittoria, in mezzo agli sguardi sbigottiti e alle grida sguaiate di tifosi viziati imbelviti dall'onta della sconfitta.

L'altra sponda del Naviglio intanto sogghigna.
Per una vittoria non dissimile da quella del Novara. E l'Udinese fa da eco all'Inter. Anzi le va peggio perché ci rimette pure Di Natale e Isla.
Il Milan, dal canto suo, riesce finalmente a vincere con una delle 7 sorelle e proprio, sarà un caso, quando orfana del suo bullo gitano. Quello che non lascia scampo ai deboli ma che è troppo debole con i forti per sollevarsi al novero dei Grandi. La manata ad Aronica potrebbe non essere il peggiore dei mali se emanciperà Allegri all'uso di El Shaarawi.

Intanto la Juve, sorniona, sta a guardare.
Il pareggio casalingo con il Siena ha palesato una volta di più la bravura di Sannino nell'imbrigliare le grandi. Disarmato il dai e vai di Marchisio, limitato l'asse Pirlo-Lichtsteiner la squadra di Conte perde tanto del suo potenziale; non basta Borriello e neanche recuperare Quagliarella: manca qualcosa la davanti, dove Vucinic è rimasto involuto. Se il montenegrino non si risolve ci sarà dell'altro lavoro per Marotta in estate, tanto più per convincere chi preferisce i Montero ai Sivori e ai Platini. O almeno così gli piace dire.

Dicevamo del Siena. Dopo aver battuto il Napoli in coppa Italia, giovedì, Sannino da una lezione di calcio niente meno che a Luis Enrique. Che strana questa Roma che passa dai 4 gol all'Inter ai zero tiri in porta al Franchi.

Restando in acque basse registriamo l'ennesimo risultato positivo del Lecce targato Cosmi, cui fa da contraltare la pericolosa involuzione dell'Atalanta. I nerazzurri palesano una volta di più la dipendenza dalla vena realizzativa di Denis, perduta sul palo che graziò Abbiati. Non segna più l'argentino e i 24 punti degli orobici non sono rassicuranti anche per le cattive nuove che potranno intervenire dal fronte scommesse.

Del terzetto di coda chi sembra oramai rassegnato è invece il Cesena. Perché da Roma si può tornare con una sconfitta, ma è tanto peggio illudersi con un uomo e un gol di vantaggio.

Non ha di questi problemi il Cagliari che vince il derby isolano grazie al talento puro di Ibarbo e all'ex Pinilla. Il gol del cileno fa tanto più male in casa rosanero vista l'assenza forzata di Miccoli.

In Sicilia festeggia invece il Catania. Sontuoso il 4-0 ad un Genoa vittima dell'ennesimo blackout stagionale. La squadra di Montella allontana lo spettro Maxi Lopez mostrando un calcio, a dispetto del passaporto, più brasiliano che argentino.

Ritorna alla vittoria il Napoli. Dopo più di un mese.
Lo fa con una prestazione più convincente in difesa che in attacco. In casa e col Chievo.
Di Carlo lamenta pure che i suoi non hanno potuto praticamente allenarsi a causa del maltempo in settimana, ma si mormora che il merito della vittoria sia dei santini votivi che, dopo un temporaneo trasloco negli spogliatoi, causa lavori, sono stati rimessi al loro posto vicino alle scalette che portano al prato dell'impianto di Fuorigrotta. C'è da giurare che non li toccherà nessuno fino almeno al prossimo martedì, quando al San Paolo arriva un Chelsea che non sa davvero più a che santo votarsi.

Per la panchina dei Blues si parla di Don Fabio Capello che intanto si è dimesso da ct della selezione inglese forse sottovalutando il problema razzismo riemerso in tutto il suo squallore in questo weekend di Premier League. Suarez ha fatto davvero qualcosa di ignominoso e le sue scuse a posteriori appaiono palesemente tardive e false poiché coincise con l'ondata di critiche piovutagli addosso.

Certo il calcio africano non ha mantenuto quello che prometteva venti anni orsono, ma storie come quello dello Zambia fanno bene allo sport e sono una buona medicina contro il razzismo. La vittoria sulla Costa d'Avorio risarcisce in parte una nazione che non si era mai del tutto ripresa dalla tragedia del '93. Erano calciatori dilettanti quei 17 che perirono in quell'incidente aereo e che diedero una sonora lezione all'Italia alle olimpiadi di Seoul. Lo sono quelli della rosa neocampione d'Africa, che non vede alcun giocatore impegnato nei principali campionati europei.

Se il razzismo germoglia negli strati più rozzi della società, la solitudine ha una genesi inversa e più subdola. E si porta via talenti come Whitney Houston e Marco Pantani.
8 anni. E sentirli.


Dario Stipa Carotenuto

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