Se oggi, 6 febbraio 2012, osi googlare "grande freddo", troverai solo ciò che ti si prospetta - e tu inerme - affacciandoti dalla finestra di casa tua. Previsioni meteorologiche nefaste, video di città italiane innevate ed impraticabili, e disastri, umani e stradali. Se invece la stessa ricerca tu la facessi in un qualsiasi altro periodo dell'anno, beh...Scopriresti altro. Per esempio, verresti rimandato automaticamente alla recensione ed alla scheda d'uno dei tanti capolavori cinematografici dei prolifici anni '80, "Il grande Freddo", di Lawrence Kasdan.
Il film narra la storia di un gruppo di ex compagni di college che, dopo aver condiviso i sogni e le aspirazioni degli anni sessanta, si perdono di vista per circa 15 anni e si ritrovano all'inizio degli anni ottanta cambiati nelle aspirazioni e nelle aspettative. Tre nomination agli oscar, una fiumara di citazioni successive ("Compagni di scuola" di Verdone, "Marrakesch Express" di Salvatores) e soprattutto uno straordinario trampolino di lancio per Kevin Costner - che compare, aneddoto unico della storia del cinema, solo nel suo arto superiore, e per una sola inquadratura di pochi attimi - oltre che di futuri divi di Hollywood come Tom Berenger, Glenn Close, Jeff Goldblum, William Hurt e Kevin Kline.
Inutile aggiungere che consiglio a tutti di vederlo. In molti, però, legittimamente, si chiederanno il perchè di questo titolo. Beh, nulla ha a che fare con le attuali - o dell'epoca - condizioni meteo.
Il titolo, in realtà, è cinicamente metaforico, e basato sullo spirito del film. Tutti quelli che una volta erano amici si incontrano dopo qualche anno e non hanno più niente da condividere tranne la loro ipocrisia. Ed il calore dell'amore e dell'amicizia che li univa, nel giro di qualche hanno s'è trasformato nel più infido e raggelante dei torpori. Un grande, grande, freddo.
Un'inversione di marcia, rapida ed assolutamente non indolore, che ha investito anche Milano. Entrambe le milanesi (come al gruppo di amici, nel film, accadeva in meno di 15 anni), in meno di 15 giorni, hanno saputo quasi annegare tutta la loro linfa e vitalità dei giorni migliori in una pozza di follia e manchevolezza. Chi ha fatto peggio, delle due? Per chi, delle due, è più grande, il freddo, oggi? ...Difficile dirlo.
Se ti chiami Milan, il rigore - non quello calcistico - nelle arterie lo senti quando Hernanes ti trapana la difesa, e tu, lì davanti, ti ritrovi a far fatica. E poi quasi ti abbraccia l'ipotermia, se, nei modi e nei momenti più inaspettati, addirittura il gigante buono, che fu cattivo, e che sembrava esser diventato buono, torna nuovamente cattivo. E' lì che resti di sasso. Anzi, meglio, di ghiaccio. E realizzi quanto l'espressione "a sangue freddo" non sia riferita nè al clima, nè al liquido che scorreva nelle vene di quell'omone lì, col codino e lo sguardo da duro.
Il raptus di follia che ha penetrato anima e gancio di Ibra, però, oltre che essere assolutamente deprecabile come gesto umano, prima che sportivo, non ha fatto altro che scoperchiare il calderone di pochezza della sua squadra, che nell'ultima finestra di campionato ha dimostrato ciò che del Milan stesso si va dicendo da tempo. Se il gigante buono, o giù di lì, non gira, non gira nulla. Eccolo, il quid. Teoria affascinante e dibattuta, che però, adesso, il Milan stesso ha l'occasione di smentire. E noi, con coraggio, ci sbilanciamo: se il Milan saprà far fronte a questa mini-tournèe di impegni senza il suo quid, vincerà lo scudetto. Altrimenti le fiamme dell'inferno rossonero, per quanto torride e cocenti, non basteranno a prevalere sulle stoiche ghiacciate dell'ultima settimana.
Ma se quella del Milan è ipotermia, quella nerazzurra è cristallizzazione cellulare. Ed il paragone tra Zlatan il cattivo (ma non era buono?) e Diego il buono (solo quando segna, però) è quasi d'obbligo, perchè se Milito non ne fa quattro, la difesa ne prende sempre almeno quattro. Ed in quattro e quattr'otto, è fatta la fase ibernativa della difesa, e sconquassato quanto di buono il freddo Ranieri aveva saputo fare in qualche mese.
...Ranieri, già. Ecco la vera nota dolente. La truculenta sconfitta di Roma, duole dirlo, è tutta sua. Come suoi sarebbero stati anche i meriti d'un eventuale risultato positivo. L'ingenua ostinatezza nel proporre un 4-4-2 talmente vecchio e pavido da conferire autorevolezza alla figura del capitano Schettino, non poteva esser punita altrimenti, da parte d'una maggica bella e cinica. E passi fin quando capita sul tre pari, in casa, su un campo impraticabile, contro il Palermo d'un Miccoli cui il freddo, anzichè affievolire la vèrve, alimenta la passione.
Ma è triste vedere un Inter così arrendevole, che preferisce andare a giocarsi platealmente il pari all'Olimpico, proponendo una mediana così arroccata sulla difensiva (Obi e Zanetti sugli esterni, Palombo e Cambiasso interni) ed in cui le uniche fiammelle di gioco dovevano esser accese dalla miccia (corta anche la sua) di Maicon, vista la pochezza tecnica e d'impostazione degli uomini in campo. Una fiammella, d'altra parte, nulla avrebbe potuto nel raggelante inverno di Roma. E l'apoteosi dell'arrendevolezza doveva ancora venire. Perchè, quando sotto 0-2, preferisci alzare un terzino (Obi) a supportare l'unica punta, allora presumibilmente pare che il torpore sia rigorosamente esser causato dal freddo. Il dizionario lo definisce "stato di ottundimento delle facoltà psichiche, di fiacchezza o di pesante sonnolenza". Ranieri lo incarna in campo. E la primavera nerazzurra, che sembrava esser fiorita definitivamente, s'incupisce e si allontana.
Cos'altro è successo in questo freddissimo stralcio di stagione? Ah, già: la notizia è praticamente che la Juve ha pareggiato. Anzi: la vera notizia è che la prima candidata per lo scudetto, secondo alcuni, è il Milan, e non la Juve. Chiamatela freddura, se volete dargli i contorni vividi dell'ironia, oppure falsa modestia, se democraticamente date peso alle balzane teorie di Conte. Io la chiamo agrodolce ipocrisia miele&peperoncino (che con questo freddo, sapete, aiuta), e simpatico modo di metter le mani avanti.
Vanno come treni Fiorentina e Palermo, rigenerate dalle cure Rossi e Mutti. Due, storicamente, tra i più insipidi allenatori del campionato, che però sembrano aver saputo conferire alle loro compagini solidità e quadratura tattica, soprattutto in casa. Certo: senza Jovetic e Miccoli sarebbero ben poca cosa. Ma chi ha Ibra lo piange quando non lo ha, e ciò vale per Milito nell'Inter, Klose nella Lazio, Miccoli e Jovetic.
Il Genoa, per esempio, ha Palacio. Ma non solo. Ha anche un modo di intraprendere il calcio moderno e tecnicamente piacevolissimo. Il 4-4-2 di Marino, soprattutto in fase offensiva, dovrebbe servire da scuola per quello di Ranieri. Perchè ad una punta robusta, seppur mobile, Gilardino, sa accoppiare con completezza una seconda punta anarchica e pettinata, come l'argentino. Ma, soprattutto, due mediani bravi anche in cabina di regia - Kucka e Biondini - e due ali imponenti e capaci di accentrarsi, come Sculli e Jankovic. Qualcosa di simile all'impianto tattico messo su da Luis Enrique, che oramai s'è consolidato, ed ha preso le sembianze del 3-4-2-1. In cui colui che fa ripartire l'azione, sempre, e con precisione, dalla difesa, è Daniele De Rossi. Colui che ha atteso di firmare il suo contratto poco meno di quanto attenderà la fascia di capitano. Colui che dovrà sobbarcarsi sulle spalle - lui, e non Giovinco, Balotelli e Marchisio - l'Italia agli Europei, per esperienza internazionale, acume e perseveranza in campo.
Ancora nessuno ne parla, a proposito. Ed invece i giorni che mancano all'inizio della kermesse più attesa - certo più d'uno Juve - Milan di Coppitalia, e d'un derby di campionato - sono solo 120, ormai. In Polonia ed Ucraina, statene certi, le temperature non saranno quelle polari di questi giorni italici. Ma certo non consentiranno ai nostri ragazzi di abbrustolirsi in bikini.
Il freddo, d'altra parte, sappiatelo, non esiste. Semmai si tratta d'una mancanza di calore, come la fisica e la scienza insegnano.
Esistono il mutare delle stagioni, gli avvicendamenti climatici ed i fenomeni meteorologici, quelli si.
Ed il mutare delle persone, delle cose, dei caratteri, sulla base dello scorrere delle esistenze. Perchè se il grande freddo, in pochi anni, riesce a trasformare un caldo gruppo di amici in uno spaccato sociale farisaico ed in colore, anche qualche giorno post merla può paralizzare contemporaneamente le squadre di calcio, qualche suo protagonista, e lo spettacolo tutto.
La chiudiamo qui, perchè il freddo imperversa. E la paura d'avervi tediato oltremodo, con le nostre considerazioni, echeggia paurosamente con uno degli splendidi dialoghi del film di cui all'incipit del pezzo. Quando Goldblum si svela con Kevin Kline, con espressione temeraria ma triste, e gli rivela:
"Dove lavoro, abbiamo una sola norma editoriale: non scrivere niente di più lungo che l'uomo medio non legga durante una cacata media... Sono stufo che il mio lavoro venga letto nei cessi".
"La gente leggeva Dostoevskij nel cesso".
"Non in una cacata sola, però".
Alfredo De Vuono