La piacevolezza del Clàsico illumina anche i campi italiani. E tutto diventa più bello

EDITORIALE - #ilpiùgrandespettacolodopòilweekend

#ilpiùgrandespettacolodopòilweekend (Getty Images)
#ilpiùgrandespettacolodopòilweekend (Getty Images)

Ci sono weekend (e oltre, a giudicare dalla quantità di monday nights  propinatici) calcistici che rimettono a posto le coscienze. Che ristabiliscono il morboso rapporto che ci lega a questo sport, che riassestano gli equilibri tra la nostra necessità di goderne quasi carnalmente, e le varie esigenze di classifica, palinsesto, tattiche ed economiche.

Ci sono weekend infiniti come questo. In cui l'italiano pallonaro medio si lascia dopare il fine settimana da un lussurioso, ispanico anticipo che manco lo riguarda direttamente. Ma che lo travolge con la forza d'un vorticoso fiume in piena.
 
Ci sono fine settimana che cominciano così. Praticamente al sabato pomeriggio. Con due happy hour d'eccezione. Il prosecco con le olivette lo serve il solito Miroslav Klose. Oramai un icona di fatto, oltre che un Mito di (sopran)nome. Un tuono offensivo, come non lo si incontrava da anni nel campionato italiano. Almeno in biancazzurro, secondo solo a Giorgione Chinaglia e - forse - a Bobo Vieri, per l'impeto irrequieto con cui affronta ogni istante ed ogni avversario. Noi lo ripetiamo da mesi, oramai: occhio a questa Lazio. Cui, ad oggi, manca solo un minimo di continuità e di propulsione offensiva complementare al tedesco per aspirare, a lunga gittata, legittimamente alla Champions.
Alle aquile fa eco il redivivo Genoa dell'altrettanto redivivo Malesani. Ad entrambi, però, non basta assolutamente schiantare un Siena in calo emotivo e fisico per risolvere i propri problemi strutturali. Problemi che, manco a dirlo, si potrebbero archiviare nella sostanza solo con un innesto: quello di Marco Borriello, sempre più ai margini della Roma, oltre che della decenza nell'impostazione tricotica. Un compendio praticamente nato per sposarsi con la mobilità e la tecnica di Palacio, e per fare da riferimento ultimo ad un gruppo che, nella sostanza, è potenzialmente molto più avanti di quanto la propria classifica lasci immaginare.
 
Nemmeno termini di puntellare l'esofago con un binomio così appagante, e, puntuale come la pizza del sabato sera - appunto - ti arriva l'altro Lazzaro del campionato. Il tenace Pazzini - i cui gol in campionato mancavano più della mozzarella sulla margherita - serve ai tavoli, il rubicondo Nagatomo offre la birra, ed entrambe, puntualmente, vanno di traverso ad un Delio Rossi raramente messo così in difficoltà dagli eventi. A proposito: tra qualche ora, a Genoa-Inter acquisita, sapremo se la pizzata del sabato sarà stata o meno un'occasione tanto rara quanto unica. Anche perchè, a giudicare dall'ostinata inadeguatezza psicologica, più che atletica, di Milito e delle ristrettezze previste dall'imminente campagna acquisti, la bella scampagnata contro la Viola rischia di rimanere un evento, più che l'incipit d'un cammino di rivalsa.
 
...E meno male che la partita era morta e sepolta dalla svogliatezza degli ospiti. 
Altrimenti ci saremmo persi #elmásgrandeespectáculodelfindesemana. Oddio, ad essere sinceri ce ne saremmo comunque non curati, se Gilardino & soci avessero anche avuto la minima possibilità di giocarsela. Anche perchè, che ve lo dico a fare, el clásico rimane el clásico.
El juego de juegos, la sfida tra i due migliori allenatori al mondo, ed i due migliori attaccanti al mondo. L'irrinunciabile una tantum del pallone. Peraltro, dal verdetto mai così incerto: anche perchè, quello di sabato, era il Real - Barça teoricamente più equilibrato dell'ultimo lustro
Teoricamente, appunto. Perchè, com'è giusto che sia, hanno ancora una volta vinto i migliori. Quelli per cui vale la pena stropicciarsi gli occhi, e dare fiato ai propri, oramai eterni, "ooohhhh..." di sconfinata ammirazione. 
Esclamazioni di cui uno solo, come al solito, non si lascia avvolgere. "In Liga non vedo nessuno sopra di noi", ha dichiarato il solito, tediante, Mourinho. Fai bene, Josè - ma solo in questo -, a non ammettere pubblicamente il tuo complesso di inferiorità. Anche perchè, manco a dirlo, il complesso non esiste. Come spiegò lo psicanalista della mutua ad un inerme ragionier Ugo, in uno storico 'Fantozzi alla riscossa' del '90, "lei non ha nessun complesso di inferiorità. Lei è inferiore". 
 
Tutto fa brodo, e tutto fa spettacolo. Anche questo. Anche perchè, se poi attraversi un così appagante sabato sera, in cui Messi e Iniesta ti riconciliano con il mondo, non puoi che lasciare che la tua domenica venga dopata da quest'immane piacevolezza. Ed è altrettanto inevitabile andare a ricercare, anche nel modesto turno pomeridiano, attimi di simile sfrontatezza in campo. Ed allora, sotto coi big match di giornata. E fu così che #ilpiùgrandespettacolodopòilweekend.
 
#elmásgrandeespectáculodelfindesemana diventa allora #ilmodestospettacolodelnostroweekend, e se anche non c'è Xavi ma un certo Badu a far girare la palla nel Barça de noantri, puoi comunque aspirare a qualcosa di buono. Di ottimo, infatti, arriva puntuale l'ennesima conferma della nuova capolista. L'Udinese che, di sicuro, non terrà a lungo questi ritmi, ma, finche lo farà, rappresenterà comunque un surplus per un campionato che, altrimenti, vedrebbe una lotta al vertice sostanzialmente stantìa, come quella tra Milan e Juve. Non che i rossoneri facciano molto per renderla più accesa, per carità. Anche perchè se si continua a giocare con la testa a Tevez, e non ai tuoi avversari, allora c'è il rischio che la corsa diventi assai meno tumultuosa di quanto ci si possa attendere. E perchè le pecche strutturali del Milan ci sono, eccome. E non riguardano certo l'attacco, nonostante Pato, oggi, sia nei fine settimana milanisti, praticamente #ilpiùgrandeostacolodelweekend.
Anzi, il buco è a centrocampo. Non tradisca la sberla fiammante con cui Seedorf fiacca la retroguardia felsinea: la contemporanea dinamicità zero sua e di Van Bommel - e non un pulzello in grado di macinare miglia - in campo sono un'accisa che il Milan non può permettersi di pagare. E l'eventuale patrimoniale del fu Premier dovrebbe esser spesa piuttosto per regalare un polmone nuovo ad Allegri, anzichè l'ennesimo contestatore nel collegio ripristina-matti di Milanello.    
 
Ringrazia, e non potrebbe esser altrimenti, la Juve. Che, nella stupenda cornice emozionale dell'Olimpico, mette in scena l'unico, e vero #piùgrandespettacolodopoilweekend. Real-Barça, è vero, ce l'aveva dopato, questo post-posticipo. E, per questo, abbiamo viaggiato in quel di Roma-Juve alla ricerca di significati altrettanto appassionanti. Non li abbiamo ritrovati - e sarebbe stato troppo bello - nella manovra collettiva della Roma: ma chiedere a Greco e Viviani di vestire i panni, anche solo per una notte, di Xavi e Iniesta, sarebbe stata una bestemmia la cui veemenza avrebbe probabilmente provocato le dimissioni del povero Padre Georg, a pochi chilometri dal convivio. Non che aspirassimo, per carità, a rivedere le movenze di Cristiano Ronaldo in Pepe, d'altro canto. Insomma: il monday night all'italiana, di suo, non può certo specchiarsi nel sàbado noche di Spagna. Se non per una cosa, un non trascurabile dettaglio: l'intensità di gioco, la voglia con cui due squadre, così diverse, per aspirazioni ed impostazione tattica, nonchè mentale, si sono affrontate.
Da quell'istinto primordiale ed innato di tensione di gioco, è venuto #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend all'italiana.
E dagli strascichi, oltre che remore, che ha lasciato. 
 
In casa Roma, ad esempio, le considerazioni che l' 1-1 di ieri commemora sono tre
La prima: che nonostante la supposta inadeguatezza d'una difesa composta da - nell'ordine - una mezzala, un fluidificante, un intermedio ed un jolly, ed un centrocampo la cui età media sfiora quella d'un entourage da bunga-bunga, la cattiveria in campo può bastare a sovrastimare i propri sforzi. 
La seconda: che Luis Enrique sta, lentamente, imparando come si gioca a calcio, e si soffre, nel nostro paese. 
La terza, e più dolorosa: che gli eventi focali di ieri sera, uniti anche alla lucidità espressa in campo, hanno rappresentato un tanto emblematico, quanto fisiologico, passaggio di consegne tra il Capitano di ieri, e simbolo di oggi; ed il Capitan Futuro di ieri, e Capitano e basta di oggi. 
A far eco alla tenacia della Roma, però, c'era una Juve senza fronzoli, che, seppur a tratti, è sembrata pervasa da spartano spirito e ateniese ragionevolezza.
Anche qui, però, tre agrodolci considerazioni a margine. Un passo indietro, ad esempio, lo fa Conte. Ch'è stato lungimirante, ai tempi, nel percepire la necessità del 4-3-3, considerata l'esplosività, nei rispettivi ruoli, di Marchisio, Vidal e Vucinic. E che altrettanto lungimirante deve esser adesso, per non veder vanificati i suoi sforzi, nel saper tornare al 4-4-2, nel momento in cui le assenze, e le precarie condizioni di alcuni suoi interpreti, lo rendono inevitabile. In secundis, un monito va rivolto anche alla dirigenza, che ha anche ieri ribadito di non voler intervenire in maniera sostanziale sul mercato in entrata che è alle porte. Senza curarsi del fatto che, ad esempio, ieri in panchina non c'era nemmeno un elemento in grado di giocare da difensore centrale, fosse stato necessario. Per non parlare del fatto che, una volta metabolizzato il centrocampo a tre, ogni amministratore di ragionevole preparazione dovrebbe capire che servono almeno sei, e non certo quattro, mediani pronti ad adoperarsi in quel ruolo. E chiudiamo con la più allettante delle chiose a tinte bianconere: anche ieri, la Vecchia Signora, non ha perso. Anzi, ha sfiorato la vittoria (e la sconfitta, ma questo è un particolare apparentemente secondario). Insomma: dopo aver inchiodato Lazio, Inter e Milan, ed aver tenuto botta a Napoli e Roma, adesso nemmeno una sconfitta contro l'Udinese basterà a levare dai sogghigni di Conte il presagio della voglia di tricolore.
  
Chiudiamo facendo un robusto plauso di sostegno ai ragazzi di Mazzarri. Gli ottavi di finale di Champions hanno sapore più zuccherino ed appagante d'una sfogliatella di Pintauro alla domenica mattina, magari percorrendo Via Toledo sotto un sole irradiante, il cui abbraccio climatico si mesce al piacere gastronomico. Attenzione, però, guagliò: esagerare coi dolci alla domenica mattina, rischia sempre di far perdere l'appetito all'ora di pranzo. Quando le proteine e le vitamine d'un tranquillo match di campionato sono assolutamente fondamentali, se ci si vuole nutrire in maniera quantomeno adeguata. Sarà anche vero che #o'cchiùgrandespettacòlèdurànta'settimana, ma se ci si continua a dimenticare del campionato, c'è il rischio vivace e multiforme che poi ci si debba rivolgere a San Gennaro, per chiedergli #ilpiùgrandemiracolodopoilweekend. E potrebbe non bastare. 
...Alla prossima.
 
Alfredo De Vuono

SULLO STESSO ARGOMENTO


Ascolta in diretta RadioSport24