Svolta in un campionato in cui è tutto relativo. Come sette anni di guai per un vecchietto

EDITORIALE - L'ultracentenario non la chiama sfiga

Lezione di (educazione?) fisica
Lezione di (educazione?) fisica

Qualche giorno fa, durante una lezione di fisica, cercando di spiegare ad una mia allieva cosa fosse la relatività del moto, le accennai l'esempio dell'uomo sul treno, che si alza, e si dirige verso lo scompartimento bar. "Quell'uomo - spiegavo - cammina rispetto agli altri passeggeri, ma va molto più veloce del treno, per chiunque lo guardi dal di fuori di esso!". 

Quella mia frase provocò in lei, a ragione, quel tipico incartocciamento delle labbra e del mento, che nel linguaggio universale dei gesti significa, più o meno: "ma che stà a dì, questo?".
Avrei potuto giocarmela meglio. Ad esempio, per far passare un più semplice e potabile concetto di 'relatività', avrei potuto dirle che "tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie, davanti". 
E non avrei fatto altro che citare colui che sta alla scienza come il bacio sta all'amore: Albert Einstein.
 
* È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio *
 
Il pregiudizio più comune e diffuso delle ultime 24 ore, è che l'Inter abbia barbaramente e beceramente portato via un derby dominato dai cugini. In cui solo la sfortuna, e lo sciaguratoremake della boiata di Abate, abbiano disegnato una vittoria striminzita ed immeritata, che poco è significativa ai fini della lotta scudetto. Beh, proviamo a smontare questa teoria. Magari tramite, appunto, quella della relatività del buon e vecchio Albert. 
Il Milan è una buona squadra. Non un'ottima squadra: per renderla ottima servirebbero, in ordine di importanza, un terzino sinistro, un mediano coi galloni di mezzala, ed un attaccante capace di rendersi simbiotico ad Ibrahimovic. Non lo dice il sottoscritto, ma l'intera e vasta pletora di addetti ai lavori. Attaccante che peraltro il Milan aveva: Antonio Cassano. Che si è provato a rimpiazzare - o no? - con Tevez. Le alternative, Pato e Robinho, duole dirlo, non rendono. E lo stesso Zlatan, senza la sua piccola e dolce metà, pare continuamente spaesato, afflitto dall'assimilazione del dato di fatto che nessuno, là davanti, parla davvero la sua lingua. Nonostante ciò i rossoneri restano, dal punto di vista tecnico, i migliori del campionato. E giocano un calcio che a tratti è assolutamente gradevole e redditizio. Cosa che certo non si può dire dell'Inter. Che, nella trasformazione da Manciniana Mourinhiana, ed ora Ranierana, ha perso i gradi di "pazza", ed ha assunto sempre più i connotati d'un blocco cinico e pragmatico, assolutamente poco spettacolare, ma non per questo meno vincente. Ad una squadra che gioca meglio, giocoforza, non si può che opporre una resistenza strenuemente solida, che stringa le chiappe - ci si perdoni l'eufemismo - e punga appena può. Chiamatelo pure "provinciale", come atteggiamento.
Però, sono questi i casi in cui, con saggezza, si applica la teoria della relatività, e si decide di giocarsela così. Che poi i singoli episodi incidano (e lo hanno fatto), poco conta. Ma, sulla bacheca della play-station, ed anche sul campo, il derby l'Inter l'ha vinto. Ed ha trasformato i sette anni di sciagura dell'ultracentenario in sette anni di vita
Il Milan, dal canto suo, non è scevro di questa qualità. Anche i rossoneri, appecoronàtisi - apparentemente vilmente - alla maestà del Barcellona, non più di qualche settimana fa, han portato via dal Nou Camp un punto osannato ed osannabile.
L'accento, che rende insolvibile la domanda "può l'Inter vincere lo scudetto?", lo mettono però due pulci nel mio - e spero anche nel vostro - orecchio. Il primo è un indice positivo: il contesto, ad oggi, limita la trasmigrazione di Tevez al PSG, e non certo alle milanesi. Fermo restando che nessun valore aggiunto arriverà, in questa sessione di mercato, ad entrambe, la realtà delle cose vuole che si individuino in Forlan e Sneijder due rinforzi di assoluto prestigio per l'Inter. Potenzialità sinora recondite che non può vantare il Milan, che, a meno che El Shaarawy non diventi il nuovo Messi da qui a qualche settimana, non ha in rosa alternative inesplorate. 
La seconda considerazione, però, ributta l'attenzione sulla relatività di cui sopra. Se è vero come è vero che l'Inter, per valori tecnici, ha saputo abbattere il Milan volgendola a proprio favore, è anche vero che l'Inter stessa, nei duelli con le squadre più piccole, ha avuto lo stesso atteggiamento. E ciò, alla lunga, è relativamente molto pericoloso. E questo non è pregiudizio da spezzare.
 
* Se siedi un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto.
Ma siediti su una stufa per un minuto e ti sembrerà più lungo di qualsiasi ora *
 
Provate a pareggiare contro il modesto Cagliari, in casa, dopo esser stati osannati costantemente dal tuono del nuovo Juventus Stadium. Chiudete gli occhi, ricordate che stasera c'è il derby, e realizzate che avete buttato al vento un'occasione. Ma tutto è relativo. Facile darsi per sonfitti se, come mezz'Italia, sei convinto che la capolista non possa che abbattere quella che prima di Natale era una da zona retrocessione. Nè tantomeno sapresti godere fino a fondo del tuo diciottesimo risultato utile consecutivo - record della storia bianconera -, per quanto sia venuto a margine d'una partita che avresti benissimo potuto perdere. 
 
* La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre *
 
Probabilmente, va detto, il paracadute non l'ha aperto Maurizio Zamparini. Che ha, come al solito gratuitamente e frettolosamente, mandato a casa il pacioccoso Mangia, per scongelare l'intirizzito Mutti. 
 
* Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare,
finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa *
 
Lo sprovveduto della domenica è Marino, che doopo aver cannato a Cagliari, realizza, contro l'Udinese, una vittoria tanto insperata quanto meritata, foraggiata dal coraggio di chi affronta una grande squadra schierando, fin dall'inizio, contemporaneamente Jankovic, Merkel, Gilardino e Palacio. Onore a lui. 
 
* Non tutto ciò che può essere contato, conta. Non tutto ciò che conta può essere contato *
 
Il che è vero per tutti e per tutto. Meno che per la Viola. In quel di Firenze, contare gli addii che ha portato - e che porterà - il mercato di gennaio (delle vacche, più che dei calciatori) conta, eccome. E lascia allibiti il vedere in campo una squadra di serie A che gioca praticamente senza attaccanti. 
 
* È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione *
 
Avrà torto il Cesena, nello sperare nella salvezza. Così come anche il Lecce. Ma, certo, sempre meglio del pessimismo cosmico del Novara. Che sperava di rinvigorire le sue illusioni affidandosi a due ragazzotti abituati alla tostissima lotta per la salvezza come Mascara e Caracciolo.  
 
* Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna *
 
Ecco: avendo provato - senza riuscirci - a spiegare a mia nonna il perchè d'un'involuzione così fraudolenta dell'Atalanta, vuol dire che davvero non l'ho capito. Non che di fronte, anche questa settimana, avesse la squadra più indomabile del campionato. Ma solo una Lazio nuovamente ricostituitasi in solidità, e soprattutto protetta dalla longa manus del vecchio Miroslav. Uno per cui la teoria della relatività va a farsi benedire. Lui fa gol. E basta. 
 
* Non penso mai al futuro, arriva così presto *
 
Farebbe altrettanto bene a non pensare al recupero di quei fantomatici 20 minuti anche la Roma. Che, anzi, se vuole confermarsi come seria candidata per l'Europa, deve scordarsi della valle d'acqua dell'Etna, e ricominciare a macinare il suo gioco da piccolo Barça.   
 
* Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti *
 
A proposito di creatività: ne sarebbe servita, a chiunque, anche solo  per immaginare che il Bologna di Taider, Antonsson e Acquafresca sarebbe bastato a fermare il Napoli, in crescita, a domicilio. Nel quale il povero ed osannatissimo Vargas - 10 minuti per lui - è stato oscurato dal suo primo rivale, Pandev, ma sopratutto dal polmonare terzino - Juan Camilo Zuniga - che sarebbe utilissimo, come diceva all'inizio del pezzo, più di Tevez, al Milan per vincere lo scudetto.
...Ah, già, lo scudetto. Ce ne eravamo dimenticati. Ad una giornata dal giro di boa, è giusto finalmente chiederselo. E darsi anche solo una, rarefatta, risposta. Chi lo vince? Beh, lui avrebbe usato una metafora.
* La Terra esiste da piu' di un miliardo di anni. Quanto alla sua fine...Aspettate e vedrete *.
 
P.S.: Nella stupenda coreografia del Meazza di ieri notte, campeggiava, in bella vista, uno striscione. Talmente turpe e tetro da gettare sconforto e repulsione addosso ai suoi altrettanto turpi autori. C'era scritto "Gattuso & Cassano: occhio non vede cuore non duole". Non avendo parole, nè voglia, per commentare una così abietta e palese ammissione di  pochezza, mista a stupidità, e non volendo (de)cadere nel volgare e nell'abietto io stesso, lascio intepretare l'accaduto, ancora una volta, al vecchio zio Albert. Che, dopo aver apposto la sua genialità sulle viscere di questa finestra di campionato, probabilmente avrebbe detto, semplicemente, che...
* Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana.
Riguardo l'universo, però, ho ancora dei dubbi. *
 
[Teorie e citazioni di Albert Einstein (Ulma, 1879 – Princeton, 1955)]
 
Alfredo De Vuono

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