Uno dei modus dicendi che ho più operosamente repulso dalla mia - ed anche da quella altrui, inutilmente - dialettica e quotidianità, riguarda le mezze stagioni. Lo dice mia nonna, quando mi serve, vorace, la pasta al forno; lo dice lo sconosciuto coi baffi e l'ombrello che aspetta l'autobus (nel giorno di sciopero, peraltro) ed intanto cerca conforto sociale ed approvazione; lo dice il tassista che ti carica a Roma Termini e cerca in tutti i modi di distrarti, affinchè possa decuplicare il tuo (e suo) tragitto e quindi il suo (ma tuo) onorario.
Io, però, ancora non ho ben realizzato di che davvero si tratti. Forse perchè il mio raziocinio si rifiuta di metabolizzare una banale verità, o una vera banalità. Allora ne
googlo etimologia e significati intrinseci, al fine di farne parte integrante dell'Editoriale. Insoddisfatto, ed anche un pò angustiato, mi butto sulla fonte più sana e intelligente che conosca:
Nonciclopedia.
Realizzo. Metabolizzo. Divulgo, fiero:
Approfondisco: "Non ho la minima idea di cosa siano le mezze stagioni, ma siccome tutti ne parlano bene sicuramente hanno fatto qualcosa di importante, come vincere Miss Italia o ballare mezze nude a Striscia la notizia. Potrei quindi parlarvi di come cucinare una pizza 4 mezze stagioni però: andate in pizzeria e ordinate una pizza 4 stagioni, aspettate 10 minuti, poi la dividete a metà e dovrebbe funzionare: otterrete una pizza 4 mezze stagioni, che fanno 2 stagioni col riporto di 1".
Bene. Ora è tutto chiaro. Anzi no.
Preferisco parlare delle mezze stagioni pallonare. Su quelle si che posso dire la mia, accidenti.
Sì, se n'è andata mezza stagione. Mezzo campionato, mezza Serie A. Praticamente, diciamocelo, nemmeno ce ne siamo accorti. Volata via tra l'Inter che fa il settebello e quella che prepara la trasferta a Gubbio, la Juve delle 4 punte e quella del tridente di Lippiana memoria, il Milan di Cassano e quello di Ibrahimovic. Sta di fatto che, per un'esatta metà, se n'è andato. E non tornerà più.
L'ha vinto la Juve, questo mezzo campionato. Conta meno di un abaco senza palline, dite voi ? Beh, no. Perchè se le statistiche dicono che sette su dieci chi vince in cappotto vince anche a maniche corte, delle statistiche possiamo tranquillamente scordarci nel momento in cui riflettiamo su un dato, inequivocabile: la Juve di Conte, sinora, s'è dimostrata imbattibile. In senso stretto, e dunque inappuntabile. Delle metamorfosi di Conte abbiamo detto, e di quella di mezze stagioni - in estati afose - come Pepe, Lichtsteiner, Barzagli e Vidal pure. Ora, semplicemente, come direbbe anche mia nonna, basta andare avanti così. Oddio, con qualche ritocco, per carità: foss'anche Guarin, Caceres, Palombo o Nainggolan, e non Tevez, poco conta. Conta Conte: e ci si perdoni la ridicola cacofonia. Che adesso, legittimamente, chiederà e verrà accontentato. Poi tutto starà a lui. Finita l'epoca in cui ci si nascondeva dietro un dito, adesso non basterebbe un tronco di sequoia ad eclissare le pretese della squadra governata dal più degno erede dei testimonials di Cesare Ragazzi.
Chi non s'è mai nascosto - a parte nella telenovela, stucchevole e fetida, Tevez - è il Milan. Che vince e convince: ma non noi. Come fai a criticare i rossoneri, dopo uno 0-3 in cui Ibra segna financo col tacchetto marcio della suola, chiederete ? Beh, mettiamola così. Ho sempre odiato i deboli. Ma soprattutto coloro che riescono solo a decantarsi forti contro i deboli, ma che soccombono, deboli, contro i più forti. E' questo il triste leitmotiv della mezza milanista. E non solo del Milan: anche del suo rapace svedesone. Che, a vederlo giochicchiare contro Morganella, Ujkani e Centurioni, e poi adombrarsi sotto il suo stesso alone di strapotere contro l'Inter e la Juve, fa rabbia. Perchè, seppur in quella che è unanimamente riconosciuta come la miglior mezza stagione di Ibrahimovic da quando è munito di peli pubici, lo svedese non ha ancora fatto nulla per portare, a livello di credibilità, la teoria che lo inquadra come mai decisivo quando serve, a quello delle mezze stagioni di cui si diceva poc'anzi. Schettino contro l'Inter, De Falco con il Novara. Beh, a noi continua a non piacere questo dislivello prestazionale, e, per assurdo, forse motivazionale.
Il limite, se mai sarà, sarà appunto questo. Quello di non aver ancora saputo approntare, al fianco di Ibra, un uomo che - fuori Cassano - sia in grado di non rendere unifunzionale il suo apporto. Ecco perchè, smentendoci rispetto a quanto facemmo non più d'un quarto di stagione fa, cominciamo a ritenere necessario l'apporto di uno come Tevez. Sempre che non ci si voglia arrangiare con la medaglia d'argento di questa mezza stagione.
La mezza stagione, l'Inter, invece, ha preferito dividersela perfettamente a metà: fino a dieci giornate fa era una corazzata Potëmkin, adesso, stando almeno ai risultati, una corazzata e basta. Sette vittorie di fila: almeno tre di queste immeritate, per carità, e discutibili. Ma che valgono tre punti, nè più ne meno di quelli portati a casa dal Milan a Novara o dalla Juve a Bergamo. Stiamo ancora parlando d'una squadra che, a livello di gioco, risultati, alternative e rosa è ancora al di sotto di almeno tre delle sue dirette concorrenti, ma che, nel frattempo, lemme lemme s'insinua quarta, fa fessa la Lazio, e tampina l'Udinese. Queste ultime due hanno viaggiato sinora più che altro cavalcando l'onda lunga sollevata da due mezzi giocatori - almeno così si pensava ad agosto - come Di Natale e Klose. A proposito, un pensiero ci si accavalla in mente, proprio in quest'attimo fuggente: che coppia stupenda farebbero, insieme. Quasi meglio di Barbara e Pato. Giusto un gradino sotto a Melissa ed il Boa.
A proposito di mezze stagioni, ulteriormente frammentate: oltre che dell'Inter, l'identikit è anche della Roma. A proposito: che bella vederla, al massimo della sua rubiconda espressione. Che brutto vederla, a questi massimi, dopo praticamente metà campionato. E' questo che la rende e la renderà, almeno quest'anno, incompiuta: il fatto che quel benedetto progetto è una maratona. Lungo, lunghissimo da percorrere. Ed anche la mezza maratona, quella che ha percorso sinora la banda Luis Enrique - chiedetelo a
Zersenay Tadese - è stancante eccome.
Si ferma nuovamente il Napoli. Ecco, il Napoli, da questo punto di vista, s'è (di)mostrato l'anti-Milan: non nel senso che possa minimamente ambire al titolo, ma nel senso che, quantomeno ad analizzare con occhio sagace la volitivtà dei partenopei contro squadre di blasone diverso, l'atteggiamento è opposto. Sinora il Napoli ha fatto il Napoli nei grandi match, ed ha gettato la spugna, o giù di lì, contro le piccole. Serve un Ibrahimovic? No, basta la voracità con la quale Maggio, Hamsik & Co. hanno sinora pasteggiato: ma pari, a prescindere che, nel piatto, vi sia caviale o baccalà, e nel bicchiere champagne o aglianico.
Doverosa citazione per la sagra del gol - e delle papagne difensive - di Palermo: Mutti avrà sì, finalmente, portato a casa tre punti, ma con essi anche tre pappine. Da un Genoa che pare aver ritrovato un minimo di gioco, per carità, ma sempre tre. E non sempre (anzi, mai) capita di vincere prendendone tre. Dunque, squillino le trombe, e che il bicchiere mezzo pieno diventi, a breve, mezzo vuoto per gli occhi sembre sapidi di Zamparini. Il cellulare è lì, ad una bracciata. E la madre dei mezzi allenatori pronti a subentrare è sempre incinta.
Avremo modo, e tempo - manca ancora mezza stagione, suvvia - di parlare di come, sempre a proposito di mezze, la Fiorentina, piuttosto che prendere un attaccante, preferisca giocare solo con le mezze punte. E di come Bologna e Parma, a mezzogiorno, si siano divise - in medio stat virtus - un paio di punti che però valgono meno di mezzo.
Oltre che delle tre cenerentole del campionato. Che di piede in B, spiace dirlo, ma ne hanno ben più di mezzo.
Per il momento, però, godiamoci questa bella e piacevole mezza stagione. Sostenevano non esistesse, la vecchietta, il baffuto ed il tassista, qualche rigo fa: beh, direi che li abbiamo saporitamente smentiti. Come sempre, quando non c'è dialogo, l'argomento principe lo si trova sempre.
E' rotondo, non è il Mondo, è fatto a scacchi, e non ha acciacchi, e se 'calcio' lo chiama il padrone, noi, suoi schiavi, lo chiamiam 'pallone'.
Nel mezzo del cammin...Della stagione.
P.S.: Generalmente, i ringraziamenti più sentiti, quelli che fanno commuovere, che lascian gocciolare i lucciconi dagli occhi, e che allontanano i timidi, si fanno quando scorrono i titoli di coda.
Ma proprio perchè banali non siamo, e non vorrem(m)o mai diventarlo, lasciate che alcuni ringraziamenti, a nome mio, li faccia adesso, a metà stagione. Quando nessuno se li aspetta, ma in tanti se li meritano.
Lasciate che ringrazi - e non a metà, per inciso - tutti coloro, che, giorno dopo giorno, si adoperano, e da anni, affinchè questo progetto diventi sempre più gratificante per voi, nostri lettori, e per noi, addetti ai lavori.
Un grazie non banale, e sentitamente di cuore, a redattori, collaboratori, freelance, moderatori, cronisti, informatici, grafici, esperti squadre ed esperti scommesse, collaboratori dei Canali ed amministratori. E benvenuti ai nostri nuovi compagni di viaggio di
Canale Napoli : ennesimo complemento al nostro network, compendio necessario per tutti i tifosi azzurri.
Un team caloroso come una piccola famiglia, prodigo di professionalità e competenza.
Sarà pur questo un mezz'Editoriale di mezza stagione, ma questa certo non è una mezza verità.
Alfredo De Vuono