Il nostro consueto punto su ciò che è accaduto nell'anno passato. E su quanto speriamo possa accadere, nell'anno a venire

EDITORIALE - Lettera di Babbo Natale ad un innamorato del pallone

Buon Natale da FG !
Buon Natale da FG !

 Caro innamorato del pallone,

so bene che non ti saresti mai aspettato che, per una volta, fossi io a scrivere a te. E che, quella di quest'anno, sarebbe stata la lettera che Babbo Natale scrive ad un innamorato del pallone. E non viceversa.  
 
...Già. Ebbene, è proprio così. E' da mille e più anni che i bambini - grandi e piccoli - mi scrivono, mi pensano e mi chiedono di materializzare i loro piccoli sogni. E tu con loro. L'hai già fatto nel 2009, ed ovviamente anche nel 2010. Mi hai chiesto di darti tutto ciò che volevi. Mi hai chiesto la playstation, un pallone nuovo per i tuoi amici, un nuovo Monicelli, un nuovo Michael Jackson, ed un nuovo Mondiale tutto azzurro
Di fondo, però, non m'hai chiesto null'altro che un pò più di spensierata leggerezza. Per te, e per tutti coloro che ne avessero bisogno. Avrai ben capito che non ho potuto fare tutto ciò che m'hai chiesto. 
Qualcosa, però, te l'ho portata. Ma non starò certo qui a rinfacciartelo.
 
Quest'anno, però, ho pensato bene di scrivere io a te. Non l'avresti mai detto, eh? Ed invece, stavolta, vorrei che fossi tu a carnificare i tuoi desideri. Io, d'altra parte, lo sai bene, non sono null'altro che una rosea personificazione della tua volontà. Un tuo immaginifico realizzatore di idee. Un multicromato e paffuto vecchietto che ti sta a fianco, anno dopo anno, e ti aiuta, col tuo esserti estraneo, a porre in terza persona i tuoi sogni ed i tuoi bisogni. Rendendoli così meno gravosi e mentalmente più docili da sapersi costruire. Non che mi dispiaccia, sia ben chiaro. Questo è il mio lavoro, la mia passione, e la mia missione. 
 
Di tanto in tanto, però, giunge il momento di smetterla di delegare a questo vecchio pancione le proprie speranze. 
Beh, questo è uno di quei momenti. Sappilo: ho ben chiare le idee su quali e quanti siano i doni che vorresti che ti portassi, durante il prossimo anno. Ma farò di meglio. Ti dirò come fare a guadagnarteli da te. Ed - anche se interdetto, ma autoritario - avrò anche il coraggio di ammettere quali, dei tuoi desideri, siano davvero irrealizzabili, ed irripetibili.
 
Cominciamo da quest'ultimi. Meglio ingozzare prima i bocconi amari, no? 
...So che vorresti un nuovo Giorgio Bocca. Un altro dispensatore spettinato e cinico di così taglienti schegge di Novecento. Beh, è impossibile: ficcatelo in testa. Solo lui ha saputo raccontarci i domani, ficcando la vanga nell'oggi, proprio come le sue orgini contadine gli hanno insegnato.    
E non chiedermi un nuovo Socrates. Vorrei, vorrei, ma non posso, diamine. Come posso far sì che un nuovo calciatore, sia al contempo così follemente innamorato della sconsiderata appagatezza della vita, e così amorevolmente folle, da esportare il socialismo e la democrazia anche negli spogliatoi d'una squadra di calcio?
 
Sarebbe bello, lo so. Come sarebbe bello potersi lasciare nuovamente abbagliare dagli occhi spensierati e lucenti del nostro Sic, dopo aver abbagliato le piste col suo indomito e scanzonato sfrecciare. Magari mentre, dagli altoparlanti, risuona l'altrettanto abbagliante 'Shiny Happy People' dei R.E.M.. Il tappeto sonoro più degno di cullare un figlio così innocente della nostra epoca. Beh, no. Non avrai più nè Marco, nè i R.E.M.. 
Ma te ne farai una ragione, ogni qual volta che rivedrai un chiassoso bambino coi capelli folti ed il sorriso pudico, salire a bordo anche solo d'un triciclo. Ed ogni qual volta che, sentendo distante la tua religione, cercherai di ritrovarla ascoltando i sussurri di Michael Stipe
Non ti darò nessun nuovo Steve Jobs. Ma sarai tu a dover ricordare ciò che ci ha insegnato. Ad essere costantemente affamati e folli. E ad amare il tuo lavoro, perchè è l'unico modo per farlo talmente bene, da non costringerti a cercarne uno diverso. Esattamente come la persona che sposerai. 
Ama sempre ciò che fai. E fallo sempre esprimendo il massimo del tuo ingegno, e della tua arte. Come faceva Steve, e come ha genialmente fatto, seppur a china ed a fumetti, Sergio Bonelli.  
 
Non ti regalerò, no, un'altra Amy Winehouse. Perchè sarai tu a mettere la sua voce tra le mille dei geni della musica che risuoneranno per sempre dal Paradiso degli artisti. Nè tantomeno ti porterò una nuova copia del 'News of the World'. Perchè, tanto, in un modo o nell'altro, 170 anni di storia del giornalismo non si elidono con uno scandalo. 
 
Cercherò di portare, come tu mi chiedesti negli anni passati, un sorriso a tutti coloro che sono stati vittima delle recrudescenze della natura. Magari facendo vincere il prossimo Mondiale ai ragazzini giapponesi, molti dei cui sogni sono stati spazzati via dal terremoto. O riportando la Serie A agli alluvionati di Messina, e l'Europa a quelli di Genova. E, con decine e centinaia di gol in rovesciata, e di sorrisi sotto le curve in festa, cercherò di ricordare a tutti coloro che, come te, amano il calcio, che esso non è solo fatto di accordi sottobanco, arbitri corrotti e sotterfugi. Perchè, per ogni Doni, sappilo ci sarà un Farina. Perchè non sono e non saranno mai le spine a render meno attraente una rosa.  
 
Continuerò a far sì che il Barcellona continui a vincere e vincere, ancora. Almeno per un pò. Proprio come m'avevi chiesto. Poi, a quel punto, sarai tu a dover imparare il perchè sia divenuta quella la squadra più forte e più bella della storia di questo gioco. E capirai che, per vincere nel proprio mondo, non c'è altro modo di farlo se non divertendosi; mettendo in campo - sia esso quello scintillante ed austero d'una finale di Champions, o quello zozzo ed arruffato dell'oratorio - lo stesso spirito di chi gioca a pallone, e non di chi fa il calciatore.  
 
Continuerò, questo sì, a regalarti la passione di tre ragazzini di questo gioco. E farò si che tu possa ancora leccarti le dita rese succulenti dal miele dei cucchiai di Francesco, dall'ambrosia dei destri a giro di Alessandro, e dal cioccolato fondente dei guizzi a rete di Pippo. Non ti ridarò un nuovo Gary Speed, ma sappi che ho già eletto il suo erede. Anche se, forse, la sua eredità era scontata. Si chiama Ryan, lo sai.   
 
Ti porterò un bellissimo Europeo. Farò si che tu possa arder nuovamente dentro, dopo Berlino, d'un altro ed altrettanto vivace fuoco sacro di passione Nazionale. E lascerò che siano altrettanto intensi gli abbracci che scambierai coi tuoi fratelli, quando il più inaspettato degli azzurri, quel ragazzo indomabile dalla pelle nera e dal cuore caldo, gonfierà la rete, ed al contempo il petto. 
 
A parte questo, non posso, però, prometterti che sarà un anno facile, quello che ti aspetta. Sarà lungo, e difficile, e ti costringerà a ricordare quanto sia importante e necessario fare dei sacrifici, per tornare a vivere una vita degna d'esser vissuta. Oddio, non ti sto certo dicendo che dovrai fare la fame, come fecero alcuni tuoi illustri antenati. Sai che raccontava, di me, un vecchio e famoso pugile? Che allora si era talmente poveri che il suo vecchio, a Natale, usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria, poi rientrava in casa e diceva: "spiacente, ma Babbo Natale si è suicidato". Mi spacciava per morto, il padre di Jake LaMotta. Ma non me la sono mai presa per questo. Nè tantomeno voglio che tu lo possa pensare di me.  
 
Io continuerò ad esserci, e per sempre. Per te, come per tutti coloro che, anche da grandi, non smetteranno mai di credere che ci sia qualcuno con la taglia 64, il barbone canuto, ed un'azienda - perennemente in passivo, ma mai in bancarotta - che porta i doni ai bambini. Ovviamente senza sfruttare i suoi elfi operai. Anzi, versando loro i contributi, e sperando, anche per loro, che un giorno possano andare in pensione. Per quanto difficile sia crederci, oggi. 
 
Appunto. Per questo ho deciso di scriverti, stavolta. Per farti capire che il momento, purtroppo, è tosto per tutti. Ed anche per me. Per quest'anno, bambino mio, accontentati, come regalo, di qualcosa di meno sostanziale d'un iPhone o d'una Playstation. Anche perchè te l'ho già portata l'anno scorso. 
E già che ci sei, se proprio, per una volta, volessi fare tu un regalo a me...Potresti imparare un'altra lezione. Rendendomi felice. Potresti imparare, e spiegare anche agli altri bambini, che, come diceva un certo Charles, anche se Natale comincia a fine ottobre, e le lucette si accendono sempre prima, sono le persone ad essere sempre più intermittenti. Ecco il regalo che vorrebbe il tuo Babbo Natale. 
Un Natale a luci un pochettino più spente, e con le persone, anche solo un filino, più accese. 
 
Grazie, piccolino. Ed all'anno prossimo.
 
Alfredo De Vuono

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