Nel momento clou della stagione, le riserve risultano fondamentali. Nel bene e nel male

EDITORIALE - Nulla di più necessario del superfluo

La casa del superfluo, e, quindi, del necessario
La casa del superfluo, e, quindi, del necessario

Da ammaliato cultore di Oscar Wilde e del suo pensiero, ho sempre ritenuto indispensabile questa sua apparentemente contraddittoria teoria. 

Premessa: non è peraltro nemmeno certo che sia inequivocabilmente attribuibile al buon Oscar, perchè sua, in realtà, è la massima "Nella vita moderna il superfluo è tutto", tratta da 'Il ventaglio di Lady Windermere'. 
Premessa/bis: C'è da farcisi su tanto rafinate quanto futili seghe mentali, a pensarci bene. Perchè se una cosa è superflua, allora non è necessaria. E se è necessaria, allora non è superflua. Dunque, delle due l'una, visto che sono in contraddizione. Oppure entrambe. 
La risposta al paradosso sta ovviamente nella ambigua definizione di necessità. E, nel mondo che tanto amiamo e per il quale siamo qui - io a scrivere, e voi a leggere - la necessità sta nelle risorse umane. Perchè questo è, il pallone. Un variopinto conglomerato di uomini e di abilità. Stagliato da una sottile categorizzazione: i titolari, e le riserve.  
 
Beh, le cosiddette 'riserve', nel calcio della nostra epoca, sono quanto di più superfluo - e, quindi, necessario - ci sia. Ed è così che, proprio nella settimana in cui la sagra (più che il Festival) della musica italiana incorona le riserve dei cantautori italici (le figlie dei realities), il campionato ci ricorda come e quanto siano decisive le apparenti riserve, nei recenti sviluppi stagionali. 
 
Decisiva, ma nel male, nell'ennesimo tracollo stagionale nerazzurro, è stata la perenne indecisione della riserva di Samuel. Il povero Andrea Ranocchia, nel giro di pochi mesi, s'è trasformato da erede di Sandro Nesta in azzurro, a parodia di sè stesso, anch'egli in balia degli eventi avversi, e dell'ormai impotenza, tecnico-tattica ma soprattutto psicologica, del suo allenatore. A questo proposito: continuo a rimuginare, e da anni, sul come si possano ancora oggi dare al povero Claudio Ranieri chances così spropositate, rispetto alle sue potenzialità (e, forse, anche aspettative). Capisco, però, che un professionista possa - per motivi rigorosamente economici -  oltremodo protrarre il suo rapporto con la società senza dimettersi. D'altra parte, subito dopo la Champions, se le cose dovessero andare come contro Lecce, Novara, Roma e Bologna, sarebbe il suo Presidente a dargli il benservito, ed, ovviamente, a tenerlo a libro paga per altri sedici mesi. Riserva di carburante. Anzi, rosso fisso. 
Contemporaneamente, pochi chilometri più a sud, il Napoli, senza riserve - e questo è il quid - annichiliva la Fiorentina. Lo diciamo da mesi.
La pochezza d'alternative di cui dispone Mazzarri è e sarà fonte delle sue fortune e dei suoi mali. Perchè se da un lato è inoppugnabile che un undici titolare come quello partenopeo è sostanzialmente equiparabile a quello d'alcune grandi italiane ed europee, è vero anche che al primo sternuto post-invernale di Cavani o Lavezzi i guai potrebbero essere più pericolosi d'una discesa in contropiede del Pocho. Napoli ed Inter, intanto, aspettano impazientemente la Coppa: impossibile fare un pronostico, vista la stranezza di entrambe le sfide. Ma una sensazione, quella sì, ce l'abbiamo. L'Europa dei grandi riserva sorprese sia a meneghini che partenopei. Nel bene e nel male. 
 
E' stato poi il turno della virtuale capolista. La Juve, dall'attacco sterile ed apatico, ma dalla riserva facile, e soprattutto aurea. Il suo nome è Quagliarella, e sino ad un anno fa era ritenuto un intoccabile per la Nazionale azzurra. Io stesso l'avevo rimosso dal calderone dei portenti italici, ed è servito l'acuto appuntito d'un calciofilo come Spillo Altobelli, durante la piacevole chiacchierata fattaci qualche giorno fa, a pormelo all'attenzione, anche e soprattutto in chiave azzurra. Non che inferiore, nella strabordante vittoria della Signora, sia stato l'apporto del Cartesio del rettangolo verde, Andrea Pirlo. Uno che la riserva, seppur di gran lusso, al Milan degli ammassi di muscoli, giustamente non ha accettato di farla, e che adesso attende con antico fervore la sua prima, davvero importante, sfida da grande ex.   
 
'L'attesa del piacere è essa stessa il piacere', diceva Lessing, prim'ancora del Sabato del villaggio di Leopardi, e d'un divenuto celebre ritornello commerciale dei giorni nostri. E null'altro si può addurre all'ansia pre match-tricolore del Milan. Perchè se è straordinariamente godereccio arrivare ai 90 minuti che diranno tanto, se non tutto, sul chi sei, dopo aver annichilito una meritevole Udinese grazie alle riserve Maxi ed El Shaarawy, lo è ancor più se poi hai asfaltato una delle grandi del continente in Champions. E l'attesa è divenuta un momento addiritura catartico, se, infine, ti sei preso il lusso di far segnare anche le tue riserve per antonomasia, Emanuelson e Muntari, in quel di Cesena.  
L'Arsenal, appunto: detto del gran momento, soprattutto mentale, dei rossoneri, è giusto anche porre un monito. Il Milan dovrà fare grossa attenzione all'iniezione di fiducia fattàsi lo scorso mercoledi. Perchè il rischio a cui s'espone storicamente proprio la compagine rossonera è quello di lasciarsi ammaliare dalla futuribilità del percorso europeo, perdendo così di vista il cammino in campionato. E l'ennesimo stop contro una diretta avversaria, significherebbe assoluta estinzione delle prospettive scudetto: vuoi per motivi di classifica, vuoi per la suddetta, e legittima, disponibilità d'alternative. C'è un dato che però è insindacabile, e che fa il pari con quello dello scorso anno. Senza Ibra il Milan s'è rimesso a macinar punti e gioco. Presumibilmente anche per la presa di coscienza delle succitate riserve. Tra le quali spicca, inevitabilmente, la vena sempre esplosiva ed incontenibile del vero granriserva: il quasi quarantenne Inzaghi, la cui immagine volitiva, che chiede palla sempre e comunque in pieno recupero, ed a risultato acquisito, è la più bella dell'intero turno di campionato. 
 
Subito dietro ad essa, in seconda posizione, sta la furente sgroppata di Cuadrado. Uno che, e questo è il bello (e l'assurdo) del calcio, ad Udine avrebbe fatto la riserva, presumibilmente con Muriel. Ed ecco che torniamo al fil rouge di questo editoriale. Adesso, infatti, magari avrebbero fatto comodo entrambi all'Udinese. Perchè, seppur con caratteristiche teniche diverse, entrambi sembrano gli ideali sostituti dei lungodegenti Isla e Di Natale, e, se li avesse avuti a disposizione, probabilmente lo sventurato Guidolin non avrebbe dovuto affidarsi all'immaturo Torje, nè allo spaesato Abdi.
Sempre a proposito di riserve: visto che succede a non averne - e non necessariamente di dignitose - in casa Lazio? Accade che in avanti sei costretto ad affidarti ad un improbabile uruguagio, ed in difesa, sempre giocoforza, devi spostare il centrale di centrocampo. Ed è così che finisce che ne prendi un numero incommensurabile in quel di Palermo, e sei costretto, proprio mentre le dirette concorrenti per il piazzamento Champions vincono (quasi) tutte, a ridimensionare ogni tua prospettiva. 
 
Cos'altro è accaduto, questa settimana? Ah, già. Che la riserva di Osvaldo fa più gol di Osvaldo, e fa vincere la Roma; che neanche la voglia di far gol delle riserve di Atalanta e Novara sono bastate a smuovere un pari ch'era scritto nel libro del destino del calcio...E che un'antica riserva del Chievo, di nome Therau, abbatte Marino. A proposito del mister rossoblu: considerata la pregiatissima campagna acquisti messàgli su dal suo Presidente, ed al contempo la tendenza istintiva all'esonero dello stesso Preziosi, non ci meraviglieremmo se anche lui, prima di Primavera, facesse la fine ch'abbiamo prospettato al suo collega Ranieri. Il tutto, però, senza riserve di sorta: anche perchè per gli allenatori, quest'ultime, non esistono. 
  
Era doveroso, a nostro parere, dare un minimo di visibilità a coloro i quali, almeno sugli almanacchi di inizio stagione, e negli undici titolari dei meno lungimiranti, sono destinati a far da co-protagonisti al campionato. Il calcio moderno, d'altra parte, ha più d'una volta insegnato la necessità del superfluo, e la complementare e susseguente inesistenza delle cosiddette 'riserve'. 
Il sottoscrito, intanto, per conto suo, la chiude qui, convinto e speranzoso di non avervi annoiato con le sue solite divagazioni settimanali. Opinabili, o meno, come sempre. 
Come sempre, però, mi riservo, con fermezza, il diritto di contraddirmi. E non potrebbe esserci chiusa più azzeccata. 
...Alla settimana prossima.
 
Alfredo De Vuono

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