Storia di un premio e del suo artefice

MEMENTO - Il Pallone d'Oro

 Fifa Ballon d'Or (Getty Images)
Fifa Ballon d'Or (Getty Images)

Quest'oggi si assegna a Zurigo il premio più ambito dai calciatori e così ci sembra d'uopo consacrare questa edizione di Memento al Pallone d'oro e al suo ideatore, Gabriel Hanot.

10, rue du Faubourg-Montmartre, Parigi - dicembre 1956.
E' qui che aveva sede la celebre rivista France Football ed è dalle meningi del suo deus-ex-machina, Gabriel Hanot che prende vita l'idea di assegnare un premio al miglior giocatore europeo.

Hanot era un tipo piuttosto originale, oltre che un difensore di gran valore. Dopo il secondo conflitto mondiale accettò l'incarico di selezionatore della nazionale francese, lavorando al contempo come giornalista per il quotidiano l'Equipe e il magazine France Football. Un aneddoto vuole che l'Hanot giornalista scrisse un pezzo estremamente critico nei confronti dei suoi giocatori all'indomani di una brutta sconfitta rimediata dalla Spagna... e che lo stesso Hanot pubblicasse un editoriale anonimo (ma probabilmente scritto di sua penna) in cui si chiedevano le dimissioni dell'Hanot Ct. Le dimissioni arrivarono, irrevocabili, 24 ore dopo.

Correva l'anno 1949.
Nello stesso anno, da un'idea di questo innovatore prestato al calcio, nacque - a compensare la scomparsa prematura della Mitropa Cup, dovuto al conflitto mondiale - la Coppa Latina, competizione riservata alle squadre campioni nazionali francesi, italiane, portoghesi e spagnole. Il torneo si svolgeva in giugno, al termine dei campionati nazionali (la formula era quella della final four), e fu per questo motivo che non si disputò nel 1954, vista la disputa della fase finale dei mondiali svizzeri.
Da quei mondiali uscirono malconci i "maestri" inglesi, eliminati nei quarti dall'Uruguay. L'ostinazione a definirsi "masters" trovò un briciolo di dignità nella vittorie che, nel novembre successivo, il Wolverhampton collezionò in una serie di amichevoli organizzate dopo la vittoria in campionato, per raggiungere una fama continentale; l'ultima e più prestigiosa delle quali, ai danni dell'Honved Budapest. Le colonne del Daily Mail non si lasciarono sfuggire l'occasione per recuperare l'orgoglio perduto e coronarono la squadra di Sua Maestà di un primato addirittura mondiale ("Salutiamo i Wolves, ora campioni del mondo"), ma Hanot, che aveva visto le partite da inviato dell'Equipe e che malsopportava, da buon transalpino, il divismo anglosassone, rispose da par suo, lanciando dalle colonne del quotidiano sportivo francese l'idea della Coppa dei Campioni: «Prima di proclamare l'invincibilità del Wolverhampton, aspettiamo almeno che replichi i suoi successi a Mosca e a Budapest. Ci sono altri grandi club che potrebbero aspirare a quel titolo: come il Milan o il Real Madrid, tanto per citare le prime due che mi vengono alla mente. L'idea di un campionato del mondo (o almeno d'Europa) per club più ampio, più qualificato e meno episodico della Mitropa Cup merita d'essere lanciata. E noi ci proviamo». Pochi mesi dopo (il 4 settembre 1955) la Ligue des Champions è realtà.

E' un calcio professionistico quello pensato da Hanot. Un football che prende spunto dal mondo dello show businness d'oltreoceano, che è alla ricerca di eventi che lo magnifichino, di emolumenti dal mondo degli sponsor. E' questo lo scenario in cui, il 18 dicembre 1956, France Football dedica tre pagine ad un premio assegnato al miglior calciatore europeo da una giuria di giornalisti qualificati di 16 paesi europei. Lo vince il 41enne britannico Stanley Matthews del Blackpool, davanti ad Alfredo Di Stefano che si rifarà l'anno successivo.

L'Italia da allora ha visto premiare ben 17 volte giocatori impegnati in Serie A, e guida questa speciale classifica davanti alla Spagna, a quota 14, ma in veloce rimonta.
Negli anni questo trofeo ha maturato un prestigio tale da meritarsi i gradi del titolo individuale più prestigioso del mondo del calcio. Un blasone che non rispecchiava sempre la realtà. Non si poteva non storcere il naso quando a essere premiato era, ad esempio, Igor Belanov (correva l'anno 1986) e non invece Diego Armando Maradona, colpevole di non essere nato nel vecchio continente. Tradizioni e regolamenti spesso hanno evoluzioni tardive rispetto alla velocità con cui cambia il mondo contemporaneo, nel caso del Pallone d'oro si è dovuto attendere il 1995 perché il premio fosse allargato a tutti i giocatori che militavano nei campionati europei. Quell'anno ad aggiudicarselo fu George Weah, ma sul palco salì, finalmente, anche el Pibe de Oro (premiato alla carriera).
Intanto, proprio sfruttando quella falla regolamentare, Josep Blatter aveva provveduto a far sua l'idea e dar vita a un premio intercontinentale - il FIFA World Player of the Year (1991) - ma, per quanto oggettivamente più idonea, l'idea dell'organo mondiale del calcio non scalfì mai il prestigio di quel trofeo raffigurante una sfera dorata realizzata dalla prestigiosa maison Mellerio.
Nel 2007, l'Equipe decide finalmente di cambiare il regolamento in senso estensivo e di premiare il miglior giocatore al mondo senza alcun discrimine geografico. La ragionevole fusione dei due premi avviene dopo tre stagioni di insulsa convivenza.

In questi ultimi anni a farla da padrone sono stati giocatori di Barcellona e Real Madrid. L'ultimo italiano ad aggiudicarselo è stato l'allora capitano della nazionale campione del mondo Fabio Cannavaro (2006). Da allora facciamo da spettatori: guardiamo oggi alla Liga spagnola, come un tempo gli altri guardavano alla Serie A, Memento serve a ricordarci di non dimenticarlo.

Dario Stipa Carotenuto

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