E' oramai da qualche mese che sui nostri quotidiani si torna a parlare di calcioscommesse, così, con il Memento di questa settimana, abbiamo pensato di raccontare lo scandalo del totonero, che ha portato il nostro calcio vicino al baratro poco più di trent'anni fa.
23 marzo 1980. Ore 17.
Davanti agli occhi esterrefatti dei tifosi italiani si materializza una sorta di film dell'assurdo: i carabinieri si presentano in alcuni dei principali stadi italiani per arrestare alcuni tra i più grandi nomi della Serie A.
Pochi giorni prima vi era stata la confessione di Massimo Cruciani, commerciante romano, alla procura di Roma. Secondo l'imprenditore era facile truccare le partite, o almeno così gli avevano fatto capire alcuni giocatori della Lazio. Wilson, Manfredonia, Cacciatori e Bruno Giordano. A quei tempi le scommesse non si potevano fare, come oggi, davanti a un monitor o nelle ricevitorie. Quelle in verità c'erano, ma il solo gioco legale era il totocalcio. Ma per vincere ingenti somme sul gioco più amato dagli italiani, c'era a disposizione un mercato di scommesse clandestine, unanimamente conosciuto come totonero.
Il gioco era semplice: Cruciani scommetteva sul sicuro ingenti cifre, puntando anche per i calciatori che si prestavano alla combine. Ai 4 della Lazio già citati si aggiunsero via via altri nomi. Ma ben presto quello che sembrava essere un facile affare per l'imprenditore agricolo diventa un cappio stretto al collo: le partite spesso non si risolvono con il risultato combinato e a Cruciani non vengono praticamente mai rimborsate le puntate dei giocatori. La sua situazione finanziaria diventa ben presto talmente precaria da costringerlo alla confessione... e non risparmia nessuno, tra le squadre coinvolte ci sono Avellino, Milan, Lazio, Genoa, Bologna, Juventus, Perugia e Napoli. Tra i giocatori volti noti come quelli di Savoldi, Colomba, Albertosi, Dossena, Damiani e Paolo Rossi. Ed è in questo quadro che si materializza quella maledetta domenica che vede invischiata perfino la coppia d'attacco titolare della nazionale, Rossi-Giordano che si stava preparando agli Europei di Roma.
I media, così come l'opinione pubblica si interrogano. Dalle colonne di Repubblica compare la confessione di un giocatore della Lazio, Montesi, che ammette e quasi rincara la dose, salvo poi ritrattare quando messo di fronte alla reazione violenta dei compagni di squadra.
Lo stesso Cruciani farà incredibilmente marcia indietro. La cosa lascia di stucco perfino i suoi avvocati che ne abbandonano la difesa. Anche perché è decisamente tardi per ritrattare.
Si va nei tribunali, il primo ad esprimersi sarà il CAF.
La giustizia sportiva punisce severamente tutti gli imputati: Milan e Lazio finiscono in B, con il presidente rossonero Colombo inibito a vita. Perugia, Avellino e Bologna penalizzate di 5 punti. Per i calciatori invece, citando solo i più noti: quattro anni di squalifica per il portiere rossonero Albertosi, tre e mezzo per Petrini, Giordano, Savoldi e Manfredonia e due per Paolo Rossi.
Il calcio perde tutto il suo appeal e gli stadi rimarranno praticamente deserti per un intero biennio, cioè fino alla vittoria nel Mundial spagnolo.
Per la sentenza della magistratura ordinaria si dovrà attendere non molto di più e lascerà tutti di stucco: tutti i giocatori implicati nella vicenda verranno infatti assolti poiché "il fatto non sussiste".
Solo una persona viene condannata ad una pena pecuniaria: Massimo Cruciani.
Tanto rumore per nulla...?
Dario Stipa Carotenuto