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Napoli: numeri e caratteristiche del work in progress targato Ancelotti

La fine del girone di andata ha registrato dati positivi intorno al lavoro della nuova gestione tecnica


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Se alla fine del girone di andata dal secondo posto in poi la classifica di serie A smentisce i pronostici della stampa balneare, il Napoli di Ancelotti registra il suo primo bilancio raffrontandosi prima di tutto con se stesso. Un raffronto che dice di quattro punti in meno rispetto allo scorso campionato, ma di dati altrettanto incoraggianti, soprattutto se si considera che l’allenatore di Reggiolo è al suo primo anno alla guida tecnica degli azzurri.

14 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte, due delle quali patite in trasferta con la prima e la terza in graduatoria. I 44 punti del Napoli vanno pesati anche rispetto a un calendario che ha visto Insigne e compagni impegnati in quasi tutte le trasferte sulla carta più difficili. Due volte a Torino, due volte a Genova, una volta a Milano (con l’Inter), una a Roma (Lazio) e poi Bergamo. Stando all’attuale classifica, nel girone di ritorno al San Paolo si presenteranno sei delle attuali prime nove squadre (otto se ovviamente si esclude il Napoli dal computo). Un 75% di calendario “difficile” che, se la classifica si dovesse consolidare secondo le attuali posizioni, il Napoli potrà affrontare a Fuorigrotta. Il Napoli è attualmente l’unica squadra imbattuta in casa insieme alla Juventus. Terzo miglior attacco con 37 reti, terza miglior difesa con 17 goal subiti e seconda miglior differenza reti.

L’attacco

Analizzando i numeri della fase offensiva emerge un dato indicativo per il Napoli del nuovo corso tecnico. Se fino all’anno scorso, il periodo di Sarri era stato il più evidente da questo punto di vista, il Napoli stentava a segnare nei minuti finali, quest’anno la squadra di Ancelotti ha messo a segno ben 13 reti nell’ultima frazione di gara. Il 34% dei goal sono arrivati tra il 75’ e il 90’. Significativo anche il dato della seconda miglior frazione in termini di reti messe a segno, quella iniziale. Con 9 goal, il 24% in generale, nei primi 15 minuti il Napoli somma 22 segnature realizzate nella prima e nell’ultima frazione. Un segnale evidente della tenuta atletica della squadra, meglio distribuita in una maggiore imprevedibilità tattica. Una novità che colloca il Napoli al primo posto nella classifica dei tiri in porta. Con 140 conclusioni nello specchio e 131 fuori, il Napoli si segnala come la squadra più abile ad arrivare al tiro in porta, oltre che la terza per numero di assist complessivi. Un dato che si allinea al primato degli azzurri anche nella classifica dei legni colpiti, in cui il Napoli è ugualmente primo. 12 legni in tutto, per una fase offensiva che in queste 19 gare ha registrato 1101 azioni d’attacco, per una media di quasi 58 azioni offensive a partita. Il Ciuccio è l’unica squadra di serie A che ha tre calciatori nelle prime sette posizioni (se si considerano gli ex aequo dei goal segnati) della classifica cannonieri. Milik, Mertens e Insigne. Ed è anche l’unica squadra che registra altrettanti calciatori nelle prime sette posizioni della graduatoria assist (Callejon, Insigne e Mertens). 

Getty images, Fantagazzetta

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La difesa e le varianti tattiche

Per quanto riguarda il comportamento della fase difensiva, la distribuzione dei goal subiti nelle sei principali frazioni di gara appare abbastanza omogenea, fatta eccezione per il quarto spicchio, che va tra il 45’ e il 60’, in cui il Napoli ha subito 5 dei 17 goal presi. Quasi il 30% delle reti al passivo. Durante le prime cinque giornate di campionato, però, gli uomini di Ancelotti hanno subito ben 10 goal, contro i 7 presi nei restanti 12 turni. La cura della tenuta difensiva è passata da una media di 1,4 goal subiti per le prime 7 gare a uno 0,5 nelle 12 successive. Un miglioramento dovuto a due aspetti. La difficoltà del calendario, ma, soprattutto, i progressi ottenuti dal passaggio del retaggio di Sarri alle varianti introdotte da Ancelotti. Potrebbe aver influito anche un aspetto tattico. Poco a poco il Napoli ha raggiunto un equilibrio che attraverso il 4-4-2 del nuovo allenatore, un modulo interpretato in maniera cosiddetta “fluida” (si tratta infatti di un sistema estremamente duttile, che in partita attraversa e interpreta altri moduli a seconda dei cambi e del tipo di gestione di gara), riesce ad abbassare con più frequenza ed efficacia la squadra, grazie alla pressione delle due punte e alla diagonale formata dai quattro centrocampisti che tendono spesso a scalare dall’alto verso il basso rispetto alla posizione della palla (con Juventus, Udinese ed Empoli, per esempio, sono arrivati i goal da queste situazioni di pressing). Questo filtra in maniera migliore le possibilità di interventi dei difensori, grazie a un equilibrio che non espone troppo in avanti gli esterni. Anche l’impiego dei due mediani quando il Napoli si schiera col 4-2-3-1 consente agli azzurri di difendersi dagli attacchi degli avversari con una cerniera preventiva davanti ai difensori. Se ne risente la quantità e la perduranza del palleggio (che con Ancelotti è diminuito in termini di percentuali), ne guadagna la rapidità di verticalizzazione, aspetto molto caro alla dottrina del tecnico emiliano. Sono aumentate le percentuali di passaggio lungo e di economia della manovra.


“Non è la posizione che definisce le caratteristiche di un calciatore, ma l’attitudine”

Da una pubblicazione tecnica di Marco Zunino - Coverciano, 16-12-2013

Se con Sarri molta efficacia offensiva proveniva dal raggruppamento in palleggio di tre elementi della stessa zona di campo (spesso erano il fluidificante sinistro, il centrocampista sinistro e l’esterno d’attacco), con Ancelotti questa costante viene meno, a vantaggio dell’interpretazione dei calciatori impiegati. Se a giocare è Fabian Ruiz (o in certi frangenti Verdi), la possibilità di accorciare le distanze con il terzino e uno degli attaccanti diventa più probabile. Se invece a occupare la corsia esterna è Zielinski, allora si tende alla ricerca della profondità. Ecco che anche questa caratteristica di una interpretazione di una certa zona di campo si presta ad ampliarsi anziché restringersi a un’unica soluzione. 

Getty images, Fantagazzetta

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Recupero palla

Anche la classifica generale di serie A delle palle recuperate recita due calciatori azzurri nelle prime cinque posizioni. Koulibaly, primo con 91 palloni recuperati, e Allan quarto con 80 dicono di un assetto che funziona molto in verticale, anche grazie alla qualità di alcuni suoi interpreti. Hamsik, in una modalità nuova secondo le indicazioni di Ancelotti, sfrutta la capacità di palleggio sia nel breve che nel lungo, riuscendo a dettare i ritmi e le misure di molte azioni pericolose. Una caratteristica di gioco che è utile anche alla libera ispirazione di Insigne e di Mertens. Tornando alla fase difensiva, novità importanti sono rappresentate anche dall’impiego frequente di Maksimovic e dall’utilizzo del giovane Luperto. I due difensori, nonostante le apparenti diverse caratteristiche fisiche e tecniche, vengono schierati anche come terzini, in ragione della flessibilità della linea difensiva che, partendo sempre a quattro, libera uno dei due fluidificanti (Ghoulam, Malcuit e Mario Rui sono quelli più tendenti a questo lavoro) e scala a tre centrali proprio grazie ai movimenti del terzino “centrale”.

Promessa mantenuta?

Considerando gli aspetti citati e le situazioni descritte, gli sviluppi del lavoro della nuova gestione tecnica hanno già fatto registrare dati e risultati molto rassicuranti. Ancelotti aveva annunciato la conservazione degli aspetti più efficaci delle passate gestioni e l’aggiunta di cambiamenti che non avrebbero turbato quanto già appreso dai suoi nuovi calciatori. L’attuale work in progress del Napoli non ha diminuito la sua autorevolezza, pur guadagnandosi nuovi margini di maturazione.


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