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Da Handanovic e Stam a Stankovic e Corradi: la Top 11 dei rimpianti della Lazio

Tanti anni di mercato, anche ai biancocelesti, sono costati qualche delusione


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Ci sono le plusvalenze da sogno, quelle in cui Lotito e Tare negli ultimi anni sono diventati pressoché i primi della classe (aspettando il botto Milinkovic-Savic, magari in estate). E poi ci sono loro: i grandi rimpianti. Giocatori persi a molto meno del reale valore di mercato, o addirittura a parametro zero, oppure avuti in rosa senza la piena coscienza del fatto di possedere un autentico tesoro. Ecco dunque la Top 11 della Lazio da classico "avrei potuto ma non ho voluto/saputo" che si è andata costruendo in particolare negli ultimi 20 anni.

SAMIR HANDANOVIC - Forse in pochi lo sanno: l'attuale portiere dell'Inter, prima di diventare il big che adesso tutti conoscono, è transitato anche tra le file della Lazio. Per la precisione a gennaio del 2006, in prestito dall'Udinese per appena sei mesi. Solo una presenza in campionato e poi il pronto ritorno in Friuli, senza opporre alcuna resistenza né provare a puntare sulle sue qualità. Di lì a breve, il Rimini in B, l'esplosione in bianconero e poi il trampolino finale verso Milano.

LORENZO DE SILVESTRI - Uno dei principali e più promettenti talenti sfornati dalle giovanili biancocelesti nella prima era Lotito. L'esordio in A a 18 anni, poi addirittura quello in Champions League. Un idillio che dura fino al 2009: trasferimento alla Fiorentina per appena 6 milioni di euro, cifra quasi irrisoria per un 21enne dal futuro prevedibilmente radioso.

JAAP STAM - Preso nell'incredulità generale nell'agosto del 2001, versando quasi 26 milioni di euro nelle casse del Manchester United: all'epoca, un'enormità. 70 presenze e 3 centri in campionato, la Coppa Italia vinta nella doppia finale contro la Juventus e poi l'addio amaro. E' l'estate del 2004 e il Milan se lo accaparra per appena 10 milioni, 'sfruttando' la grave crisi societaria capitolina che porta il club sull'orlo del fallimento. In altre circostanze, sarebbe costato il quadruplo.

STEFAN DE VRIJ - Il più recente e tra i casi più spinosi. Preso nel 2014 per appena 8.5 milioni prima dell'eccellente Mondiale disputato in Brasile, potenzialmente rivendibile intorno ai 50 con un contratto rinnovato in tempo. E invece no: a gennaio scorso l'accordo con l'Inter (addio a parametro zero), poi la brutta prestazione all'ultima giornata che costa l'accesso alla fase a gironi della successiva Champions League. Ai compagni, non a lui che in nerazzurro quella coppa la gioca. Non la maniera ideale per congedarsi dalla Capitale.

STEPHAN LICHTSTEINER - "Ma chi è questo", si chiedevano un po' tutti nell'estate del 2008. Ragazzone timido ma dalla grande corsa, costato appena 1 milione e 200 mila euro dal Lille. Nel triennio successivo diventerà uno dei migliori terzini in circolazione in Italia, finendo poi alla Juventus per 10 milioni a 27 anni. Rimpianto soprattutto economico: avesse aspettato ancora 1-2 anni, Lotito probabilmente ne avrebbe ricavato molto di più.

DEJAN STANKOVIC - Una delle innumerevoli intuizioni geniali della Lazio targata Cragnotti. A febbraio del 1998 Vincenzo Proietti Farinelli, osservatore dei biancocelesti, lo nota nel derby Partizan-Stella Rossa e lo segnala prontamente alla società. Acquistato per 24 miliardi di lire, si attesta tra i top centrocampisti a livello mondiale, vincendo praticamente tutto in Italia e in Europa con l'Aquila sul petto. A gennaio del 2004 si chiude il ciclo: l'Inter lo paga la miseria di 4 milioni. Ciò che combinerà coi nerazzurri è storia relativamente recente.

ALEN BOKSIC - Un caso abbastanza raro, quello del campione croato classe 1970. La Lazio lo preleva dal Marsiglia nel 1993 per ben 15 miliardi di lire e in tre anni fa scintille, ma nonostante ciò lo rivende alla Juventus per circa 14 miliardi: meno del suo prezzo iniziale. Situazione ancor più paradossale, dopo 12 mesi comunque più che buoni a Torino torna a Roma per altre 3 stagioni (comprato per 25 miliardi) nella parentesi più vincente e gloriosa nella storia del club. E infine saluta in direzione Middlesbrough, a 30 anni, per soli 6 miliardi. Genio e sregolatezza, specie fuori dal campo.

MATIAS ALMEYDA - Come Stankovic, scovato anticipando la concorrenza e valorizzato a pieno nel calcio del Vecchio Continente. Operazione coi fiocchi: poco meno di 1 miliardo e mezzo di lire versate al Siviglia, cifra tuttavia tutt'altro che distante a quella successivamente incassata al momento della cessione al Parma, tre anni più tardi (meno di 3 miliardi). Sebbene avesse raccolto elogi e trofei in ogni dove. I misteri del calcio.

DIEGO SIMEONE - L'eccezione che conferma la regola: dall'Inter alla Lazio e non viceversa, trend decisamente insolito se andiamo a spulciare le dinamiche di mercato dell'ultimo ventennio (Vieri, proprio in quell'anno, ne è l'esempio più fulgido). Giusto in tempo per godersi gioie e trionfi, prima dell'addio nel 2003. Appena in tempo - anche qui - per scampare alla grande crisi vissuta dal club proprio a inizio millennio. Forse, proprio per questo, letteralmente regalato all'Atletico Madrid. 

GORAN PANDEV - Ricordate l'ormai celeberrima storia degli "epurati" di casa Lazio? Bene, il macedone era tra questi. Il che suona piuttosto strano, visto che i numeri dicono che si tratta di uno dei fiori all'occhiello delle primissime campagne acquisti di Lotito: l'attuale attaccante del Genoa, arrivato dall'Inter per 8 milioni, è tutt'oggi a pari merito con Klose il miglior marcatore straniero nella storia del club (64 reti). Cinque stagioni a livelli altissimi, poi il ritorno (toh!) a San Siro, a 25 anni nel gennaio del 2010, quando ormai era già un separato in casa. Ricavo dalla sua cessione? Manco a dirlo: zero euro.

BERNARDO CORRADI - Situazione analoga a quella di Stam: preso anche lui dall'Inter nell'agosto del 2002 per 12 milioni di euro, dopo l'ottima esperienza col Chievo, 20 gol in due campionati e poi il doloroso addio nel 2004. Un atto d'amore che ha accomunato anche Stefano Fiore, i tre migliori calciatori all'epoca nella rosa della Lazio: trasferimento al Valencia per soli 10 milioni, cifra che comunque si rivela una considerevole boccata d'ossigeno per le casse della società, in quegli anni così bui di cui ancora oggi si scontano gli effetti.


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