SHARE

Spagna-Russia: dalla sfida in finale europea tra la Roja del Caudillo e la potenza URSS a un ottavo del mondiale

La gara tra iberici e russi rievoca vecchie dispute calcistiche e politiche. Sin dall’europeo spagnolo del ‘64


|

Qualche decennio prima, la guerra civile spagnola aveva scavato un solco definitivo tra due nazioni politicamente orientate in direzioni diverse. La Spagna del “Caudillo” Franco e l’Unione Sovietica del PCUS guardavano allo sport come una possibilità propagandistica. Lo spostamento di alcuni grandi campioni, su tutti Ferenc Puskás, da squadre dell’area socialista a quelle di appartenenza occidentale, in particolare al Real Madrid, che prelevò il fuoriclasse ungherese dalla Honvéd, aveva inasprito le frizioni politiche anche dal punto della rappresentatività di alcuni sportivi. Quando, al campionato europeo del 1964, Spagna e URSS si fronteggiarono in finale, quella partita assunse inevitabilmente i toni di un confronto politico in surroga pacifica a quello militare.

La Spagna era arrivata in finale battendo le due Irlanda e, in semifinale, l’Ungheria, segnando il primo smacco al blocco socialista, considerando che gli ungheresi a lungo avevano rappresentato un modello calcistico conosciuto in tutto in mondo. L’Ungheria, non a caso, per un paio di decenni aveva dato al calcio grandi calciatori e grandi allenatori. Ma il goal di Amancio ai supplementari, nella semifinale dello Stadio Santiago Bernabéu, sancì la sconfitta definitiva del calcio ungherese. I russi, invece, avevano eliminato Italia, Svezia e Danimarca, presentandosi in finale col titolo di campioni in carica. Nell’edizione precedente, la prima della storia del campionato europeo di calcio per nazioni, organizzata in Francia, i russi avevano conquistato il trofeo continentale battendo in finale la Jugoslavia. Il grande centravanti Ponedel'nik (autore del goal decisivo in finale) aveva condotto i suoi alla conquista di un primo posto in un torneo in cui la presenza consistente di squadre dell’Europa orientale aveva condizionato il gioco e l’andamento. La vittoria dei russi, di fatto, era stata una vittoria anche d’immagine politica.

Al Bernabéu spagnoli e russi si danno subito battaglia con due goal in dieci minuti. Pereda e Khusianov firmano l’1-1 che dura fino a cinque minuti dalla fine, quando, con un colpo di testa in torsione, Marcelino segna la rete che decide la gara. Spagna campione d’Europa, con il dittatore che non mancherà di percorrere con intento propagandista il successo della nazionale spagnola.

Pochi anni prima della caduta del muro di Berlino, Spagna e Unione Sovietica giocano un’amichevole vinta dagli spagnoli per 2-0. Recentemente, invece, spagnoli e russi, il 17 novembre 2017, hanno pareggiato 3-3 un incontro amichevole disputato in vista della preparazione al mondiale 2018. A segno due volte Smolov e una volta Mirancuk per i russi e, per gli spagnoli, Jordi Alba e due volte Sergio Ramos (entrambe su calcio di rigore).

Adesso, per gli ottavi di finale del campionato del mondo 2018, padroni di casa e iberici si giocano il passaggio di un turno che vede favoriti gli spagnoli, ma che, in realtà, potrebbe mandare in scena una gara difficile anche per la Roja.

La Spagna nel suo girone non ha mostrato un gioco irresistibile. Probabilmente gli scossoni sulla panchina che a sorpresa hanno preceduto l’immediata vigilia del mondiale hanno condizionato lo spogliatoio e la gestione tattica di un undici che fa di un meccanismo di gioco complesso la sua arma migliore. Il palleggio funziona a corrente alternata e la fase difensiva ha mostrato non poche difficoltà, evidenziando l’assenza di un filtro efficace da parte dei centrocampisti nelle transizioni difensive. La grande qualità del reparto d’attacco consente a Hierro di poter utilizzare calciatori come Costa, Lucas Vasquez, Aspas, Asensio e Isco, ma la qualità tecnica dei singoli non è apparsa, fino a questo momento, armonizzata in un gioco fluido e ben congegnato. La Russia, che nel girone ha ottenuto sei punti ed è stata battuta dall’Uruguay, potrebbe affidarsi a un 4-2-3-1 con Samedov, Golovin e Cheryshev a supporto della punta Dzyuba. Gli uomini allenati da Stanislav Cherchesov, però, soffrono una certa staticità sul piano difensivo. L’unica certezza è che, dopo questo ottavo di finale, il mondiale dovrà salutare o una tra le grandi favorite o la nazionale del paese ospitante.


Ti è piaciuto questo articolo? Dillo ai tuoi amici!