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La top 11 dei calciatori nati nel 1969 - #LaClasseNonÈAcqua

DA Batistuta FINO A Kahn, PASSANDO PER Bergkamp e Prosinecki: I MIGLIORI GIOCATORI RUOLO PER RUOLO


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il viaggio de #LaClasseNonÈAcqua prosegue con il 1969. Davanti a Kahn mettiamo 3 difensori con i fiocchi che si integrano perfettamente. Sulla fascia destra chiediamo un sacrificio ad Antonio Conte ben sapendo che lo fa volentieri per il bene della squadra. A centrocampo c'è qualità a non finire e in attacco la coppia Batistuta-Bergkamp, tante volte rivali ma per una volta compagni di squadra. È un 11 che trasuda personalità.

Oliver Kahn, 15 giugno 1969

I suoi due soprannomi rendono bene l'idea di che tipo di portiere fosse: Il Titano e Re Kahn. Baluardo per anni del Bayern Monaco e della Germania, era un estremo difensore freddo, agile, essenziale e con enorme carisma. Dopo gli inizi nella squadra della città natia, Karlsruhe, nel '94 si è trasferito al Bayern dove ha chiuso la carriera 14 anni dopo dopo aver vinto 8 Bundesliga, 6 Coppe di Germania, 1 Coppa Uefa e la Coppa dei Campioni del 2001 parando 3 rigori nella lotteria in finale con il Valencia. È stato il miglior portiere al Mondiale del 2002 perso in finale con il Brasile.

Fernando Couto, 2 agosto 1969

Una volta si sarebbe usato il termine roccioso per definire il suo modo di sfidare gli attaccanti avversari e sarebbe stata la parola più corretta. Contrasti senza alcuna paura, grande abilità nel gioco aereo, piglio da leader. Dopo gli inizi nel Porto le esperienze con Parma, Barcellona, Lazio e ancora Parma con tanti trofei vinti - saranno 23 alla fine della carriera -, qualche gol pesante con capriola senza mani per esultare, espulsioni variegate. In Nazionale ha raccolto 110 presenze molte delle quali da Capitano, compreso l'amaro Europeo casalingo del 2004 perso con la Grecia.

Siniša Mihajlovi?, 20 febbraio 1969

Il piede sinistro più potente dei Balcani e un carattere tendente al fumantino. Qui sta molto, ma non tutto, della carriera del Sergente che dopo gli inizi da centrocampista con Vojvodina e Stella Rossa - con cui vince la Coppa dei Campioni del '91 - si trasferisce in Italia alla Roma. Qui fatica a trovare spazio in mezzo al campo e allora viene ceduto alla Samp, dove incontra Eriksson che gli cambia la vita: lo mette dietro, in mezzo alla difesa, a comandare le operazioni. Una sentenza su punizione con quel mancino potente e preciso che si ritrova, passa alla Lazio dove ottiene successi da protagonista prima di chiudere la carriera nell'Inter. 

José Antonio Chamot Picart, 17 maggio 1969

Difensore elegante ed affidabile, abile sia al centro che sulla fascia sinistra, è stato protagonista a lungo del nostro campionato e della Nazionale Argentina. Dopo gli inizi con il Rosario Central viene acquistato nel 1990 dal Pisa di Romeo Anconetani per poi passare nel '93 al Foggia di Zeman. L'estate dopo segue il boemo alla Lazio e ci resta fino al '98 quando viene ceduto all'Atletico Madrid. Un anno e mezzo dopo il ritorno in Italia, al Milan, dove da comprimario vince la Champions 2003, il suo titolo più importante. Con l'Albiceleste gioca da titolare indiscusso ma senza riuscire ad alzare trofei.

Bixente Lizarazu, 9 dicembre 1969

Tra i terzini sinistri migliori della sua generazione e del calcio europeo in generale, inizia a giocare con il Bordeaux per poi passare una stagione con l'Athletic Bilbao - uno dei pochissimi stranieri a farlo, in virtù della nascita in un paesino dei Pirenei francesi di lingua basca. Ma è con il Bayern Monaco che migliora fino a diventare uno dei più forti del suo ruolo, oltre che uno dei più vincenti: 16 trofei in Germania, 1 Champions e 1 Intercontinentale nel 2001. Anno in cui è Campione d'Europa e del Mondo sia per club che per nazionali, visto che è stato titolare indiscusso della Francia trionfatrice nel Mondiale del '98 e dell'Europeo del 2000.

Antonio Conte, 31 luglio 1969

Corsa, fatica, dedizione alla causa, versatilità, spirito vincente e anche capacità di inserirsi per segnare gol pesanti: sono queste le caratteristiche che hanno permesso al nativo di Lecce, dove ha mosso i primi passi ed esordito giovanissimo in Serie A, di giocare per tanti anni ad alto livello con le maglie di Juventus e Nazionale. Con i bianconeri ha vinto tutto quello che poteva vincere tra scudetti, coppa Italia e coppe europee, alzando molti di questi trofei con la fascia di capitano al braccio. In azzurro ha giocato poche partite complici gli infortuni che lo hanno colpito prima dell'Europeo '96 e durante l'Europeo 2000.

Fernando Redondo, 6 giugno 1969

L'eleganza fatta regista: visione di gioco, tocco vellutato, giocate di qualità da leccarsi i baffi. Gli inizi con l'Argentinos Juniors poi il passaggio nel '90 al Tenerife e nel '94 il trasferimento al Real Madrid. Con le merengues gioca senza dubbio il miglior football della sua carriera contribuendo a due titoli spagnoli e due Champions League: in quella del 2000 viene eletto miglior giocatore del torneo. Poi il passaggio al Milan funestato da un gravissimo infortunio nel pre-campionato che lo tiene fermo due anni, nei quali non prende stipendio per sua richiesta: giocherà solo spezzoni di partite nei due anni successivi prima del ritiro. Con la Nazionale Albiceleste gioca solo il Mondiale del '94 - nel '90 preferisce studiare economia, nel '98 non si vuole tagliare i capelli - e vince la Copa America '93.

Vladimir Jugovi?, 30 agosto 1969

Se avete bisogno di un nome per indicare un tuttocampista, fate pure il suo: ha giocato ovunque con altissimo rendimento e un discreto senso del gol. Elemento imprescindibile dell'ultima grande Stella Rossa Campione d'Europa e del Mondo nel '91, passa gran parte degli anni '90 nel nostro campionato con le maglie di Sampdoria, Juventus e Lazio. Con i bianconeri, in particolare, vince uno scudetto e un'altra Coppa dei Campioni realizzando il rigore decisivo nella finale di Roma contro l'Ajax. Atletico Madrid, Inter e Monaco le altre tappe della sua carriera.

Robert Prosine?ki, 12 gennaio 1969

È l'unico giocatore ad aver segnato ai Mondiali con due Nazionali diverse: nel '90 con la Jugoslavia e nel '98 con la Croazia. Ma non passa alla storia solo per questo e neanche per essere uno dei pochi ad aver giocato sia con il Real che con il Barça. Regista offensivo dotato di un eccellente bagaglio tecnico e di un potente tiro da lontano, oltre al vizio del fumo aveva anche una predisposizione alla bottiglia che ne ha inevitabilmente limitato la carriera. Due gli acuti: la Coppa dei Campioni del '91 con la Stella Rossa e il già citato Mondiale del '98 chiuso al terzo posto con la Croazia.

Gabriel Omar Batistuta, 1 febbraio 1969

Una forza della natura, un tornado contro cui potevi fare poco. Destro, sinistro, colpo di testa, da fuori, in area, su punizione: non c'è modo in cui non puniva i malcapitati portieri. Valanghe di gol e pochi trofei vinti perché mise al primo posto l'amore per la Fiorentina e per Firenze, a cui resterà legato nove stagioni compresa una in B e portando comunque 1 Coppa Italia e 1 Supercoppa, oltre a gol memorabili come uno al Camp Nou in semifinale di Coppa delle Coppe e uno a Wembley in Champions League. Nel 2000 il passaggio alla Roma e la conquista dell'agognato scudetto, ovviamente da protagonista e da goleador. Con l'Argentina gioie - due Coppe America nei primi anni '90 - e dolori, su tutte 3 precoci eliminazioni ai Mondiali.

Dennis Bergkamp, 10 maggio 1969

La paura dell'aereo non gli ha impedito di avere una carriera di prestigio, degna del talento che si è ritrovato. Prima trequartista poi seconda punta, sempre con il gol nel sangue e con una capacità di servire assist fuori dal comune, ha iniziato nell'Ajax per poi giocare un difficile biennio all'Inter, chiuso comunque con una Coppa Uefa da capocannoniere. Poi, nel '95, il passaggio all'Arsenal: 11 stagioni fatte di perle, magie, gol e trofei - ben 11 tra Premier League, FA Cup e Community Shield. Con gli Orange reti memorabili, come quella all'Argentina nel Mondiale '98, ma anche grandi delusioni a pochi passi dal traguardo.

Per chi crede che il calcio, come il buon vino, magari migliorerà invecchiando, ma che quelle passate siano sempre ottime annate. Per chi è vintage inside (e anche un pizzico nerd outside). Per chi al calcetto del giovedì "sai, io sono nato nel 1982, anno di Kakà Gilardino e Adriano, anno da bomber". Per i nostalgici compulsivi e per chi si è sempre chiesto, "Ok, De Gregori, La leva calcistica della classe '68...ma tutte le altre?". Ma anche per i più giovani con la cresta, i talent scout da videogiochi sempre aggiornatissimi. #LaClassenonèAcqua, è la rubrica targata Fantagazzetta che ripercorre più di mezzo secolo di storia del calcio, proponendovi le Top 11 per anno di nascita, dal 1940 al 2000.


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