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Fiorentina-Napoli: da Insigne a Chiesa, è sfida tra attacchi ed evoluzioni tecniche

A Firenze si incontrano due squadre che contano su grandi reparti offensivi costruiti nel tempo da precisi progetti tecnici


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Fiorentina-Napoli ricomincia dal dopo amarezza partenopea dello scorso anno, quando i partenopei, dopo la sconfitta per 3-0 al Franchi, videro sfumare il sogno scudetto nella giornata immediatamente successiva all’impresa realizzata a Torino col goal di Koulibaly, poi espulso proprio a Firenze dopo pochi minuti di gioco. Da lì, sommata alla vittoria esterna della Juventus sull’Inter, la caduta azzurra e il tramonto del sogno tricolore a poche giornate dalla fine.

Getty images, Fantagazzetta

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Quella dei viola con gli uomini allenati da Carlo Ancelotti è una gara che si ripropone registrando alcuni dati statistici particolari, se si riflette sulla qualità dei rispettivi reparti offensivi. Sia lo scorso anno, che nella partita di andata al San Paolo, i risultati finali non hanno visto in goal entrambe le formazioni. 0-0, 3-0 per la Viola e 1-0 per il Napoli. In questi recenti precedenti emerge pure l’incapacità nello scorso campionato da parte del Napoli di riuscire a penetrare in maniera vincente la difesa della Fiorentina, capace, nella scorsa annata, di impedire ai partenopei di andare in goal nelle due gare di campionato.

Fiorentina-Napoli, tuttavia, è una partita che sulla carta presenta una sfida tra reparti offensivi molto interessante. Si fronteggiano due attacchi che vantano notevole qualità sia sul piano individuale che su quello tattico, con calciatori in grado di svolgere ruoli totali sul terreno di gioco in cui gli uomini di Stefano Pioli e quelli di Ancelotti rispondono a un’identità tattica precisa, con alcune caratteristiche simili sul piano dello sviluppo tecnico pienamente rispondente alle politiche societarie. Sia il Napoli che la Fiorentina, di fatto, fondano la loro struttura tecnica e i loro organici sulla valorizzazioni dei giovani talenti e sulla possibilità di puntare su calciatori dal potenziale allineabile a quello preteso da molti grandi club.

Secondo i dati dell’osservatorio CIES, Pioli, da quando è alla guida della Viola, ha schierato formazioni titolari la cui età media è scesa anche al di sotto dei 24 anni. Un dato che conferma anche la volontà strategica del gioco viola, caratterizzato da movimenti verticali e da costante sostegno, in fase di possesso palla, agli uomini impiegati per svolgere mansioni offensive. Il compito assegnato a Chiesa, Simeone, e adesso anche Muriel, pretende una funzionalità sia tecnica che fisica. Un 4-3-3 di partenza combinato in una serie di varianti di modulo che vanno dal 4-2-3-1 (e qui ritorna l’utilizzo dimostrato anche da Ancelotti col Napoli) al 3-2-2-3 (applicato soprattutto durante la fase di possesso palla).

Il gioco offensivo di Pioli si sviluppa anche rispetto al lavoro di figure tattiche ibride, come Benassi (nella top 15 dei realizzatori di testa in Serie A), o come Biraghi e Milenkovic (che però mancheranno nella gara col Napoli perché squalificati), in grado di assicurare la possibilità di scalare con movimenti di supporto ai centrocampisti o alle punte, in virtù di quel criterio tattico con Pioli chiede assistenza al gioco degli attaccanti. Calciatori come Federico Chiesa (5 goal e 2 assist), al di là della loro qualità individuale, riescono a beneficiare di un sistema che li porta alla conclusione molto spesso. L’attaccante viola, infatti, è al terzo posto (in ex aequo con Dzeko) nella classifica generale dei calciatori che vanno più spesso al tiro e secondo a Insigne del Napoli. Con l’arrivo di Muriel (l’attaccante colombiano ha “consolato” la Fiorentina per la delusione Marko Pjaca), inoltre, i toscani hanno potuto contare su un’alternativa oltre che di qualità anche di variabilità tattica, in perfetta armonia con l’impianto costruito da Pioli. 

Getty images, Fantagazzetta

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Il Napoli, diversamente (e lo testimonia la classifica di Serie A), ha sì sviluppato negli anni un modello societario e tecnico capace di valorizzare giovani talenti, ma dal punto di vista dell’efficacia si trova in uno stadio più avanzato. Lo stesso rendimento dei singoli registra numeri che collocano alcuni calciatori tra i primi posti delle classifiche generali di Serie A per rendimento individuale. Milik (12 goal e 2 assist), Insigne (8 goal e 4 assist), Mertens (8 goal e 5 assist) e Callejon (1 goal e 6 assist) vantano score di goal e assist di altissimo profilo, assicurando ad Ancelotti importanti possibilità di alternative, comprese quelle di centrocampisti bravi in zona goal come Fabian Ruiz e Zielinski e l’opportunità di inserire a gara in corso (se non addirittura dall’inizio) elementi come Ounas, che quest’anno sta trovando più spazio, e Verdi, sul quale il Napoli ha deciso di investire non poco.

L’allenatore del Napoli ha conservato alcuni aspetti ampiamente memorizzati dai suoi durante il periodo di Sarri, aggiungendo agli schemi offensivi del Napoli nuovi strumenti di gioco, soprattutto basati sulla verticalizzazione e sull’azione sviluppata molto rapidamente. Insigne è stato liberato da compiti difensivi, godendo di un luogo a procedere più permissivo alle sue doti tecniche. L’attaccante del Napoli si muove sul fronte d’attacco sia da prima che da seconda punta, abbassandosi, all’occorrenza anche nella linea intermedia tra il centrocampo e l’attacco. 

Proprio il goal segnato da Lorenzo Insigne nella partita di andata ha dimostrato l’imprevedibilità del reparto offensivo del Napoli. La segnatura, infatti, è arrivata con un movimento “contrario” alle previsioni di ruolo, con Milik suggeritore abbassatosi a raccogliere la verticalizzazione del centrocampo e Insigne rapido a inserirsi tra i difensori per raccogliere l’assist del compagno. Caratteristiche analoghe sono spesso espresse anche da Mertens, disposto, in alcune partite, a fare più da rifinitore che da realizzatore. In certi frangenti anche con movimenti più sacrificati sul piano tattico. Tra gli attaccanti del Napoli l’unico ad aver conservato il suo ruolo di calciatore totale è di certo Callejon, uomo-asse di quella fascia destra dove lo spagnolo ricopre funzioni difensive e offensive, quest’ultime soprattutto nella veste di uomo assist, parzialmente liberato dalla fase di realizzazione, più “viva” e frequente durante gli anni di Benitez e di Sarri.

Dal punto di vista dei valori prospettici su sponda viola e dei consolidamenti su quella Napoli, quello tra toscani e partenopei è tra i confronti più interessanti della Serie A. Un confronto su cui la Fiorentina potrebbe per l’ennesima volta misurare le sue ambizioni europee davanti a un Napoli che ha ancora bisogno di dimenticare l’amara Firenze della scorsa stagione. 


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