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La storia di Davide Moscardelli, meglio tardi che mai

Gli inizi, la barba ed i tweet del bomber di Tor de' Cenci, idolo indiscusso del web


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"Tifo per la Roma, finché ho potuto sono andato in Curva Sud. Ho visto iniziare Totti, impazzivo per Batistuta. E sulle spalle ho tatuati due colori, il giallo e il rosso"

[Davide Moscardelli]

 

Potrebbe essere tranquillamente uscito da 'Una notte da Leoni', da una gara dei playoff Nba in maglia Houston, come James Harden, o da una partita del 6 Nazioni, magari travestito da Chabal. Si mormora che su Twitter Moscagol abbia più di 28'000 followers, c'è chi giura che il tormentone di Sandra Mondaini in Casa Vianello non fosse 'che barba, che noia', ma 'che barba, che Mosca'; altri continuano a chiedersi perché mai il Times non abbia inserito anche la sua fra le barbe più famose della storia: siamo certi che agli ZZ Top, Lenin, Darwin, Rasputin e Marx sarebbe andata a genio la compagnia del bomber di Tor de' Cenci. La leggenda di Davide Moscardelli parte da lontano, addirittura da quel Belgio che gli diede i natali e di cui porta ancora oggi, con orgoglio, la bandiera sui parastinchi e sulla fascia di capitano.

 

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ETERNA GAVETTA - Il Mosca, a differenza di altri classe '80, sboccia non tardi, tardissimo: inutile citare i coetanei Xavi, Ronaldinho e Gerrard, basterebbe pensare a Rodrigo Taddei al Palmeiras, a Igor Budan che segnava due gol in A al Venezia, a Marchionni protagonista in Serie B con l'Empoli; e Moscardelli che faceva a vent'anni? Era in C? In D? Non siate così ottimisti. Correva l'anno 2000 e Davide giocava per i biancocelesti della Maccarese, categoria Promozione. Segna poco, ma giocando al mattino può godersi la sua Roma all'Olimpico nel pomeriggio, sciarpa al collo, Curva Sud e coro su Batistuta sempre in canna. Passando al Guidonia la stagione successiva si guadagna la D, gonfiando la rete con regolarità, e le attenzioni della Sangiovannese, serie C2; poi lo nota la Triestina, il salto dal primo gradino del professionismo alla B è grande e per il Mosca sembra aprirsi il paradiso della massima serie, niente di più sbagliato. La serie cadetta gli si cucirà addosso per 7 anni come una maledizione, fra Trieste, Rimini, Cesena, Piacenza, alti, bassi, cambi di ruolo, una Nastro Azzurro dopo la doccia ed una Bmw tamarra il giusto. Proprio in Romagna, numero 9 sulle spalle, rifiuterà una mega-offerta dal Rubin Kazan (contratto da oltre 1 milione di euro a stagione) e si guadagnerà il soprannome di Battigol (due 't'), in onore del Re Leone argentino, suo idolo dichiarato.

 

 

"In quanto a bellezza dei gol che realizza, Moscardelli non ha nulla da invidiare a Maradona o a Messi"

[Billy Costacurta]

 

 

ELASTICO E RABONA - Davide, nonostante i tatuaggi, è spesso definito anti-divo: petto villoso, capello e barba selvaggia, della tartaruga sull'addome nemmeno l'ombra. Attaccante di peso (1,85 m per oltre 80 kg), il Mosca predilige il ruolo di seconda punta per la tecnica sopraffina ed i colpi a sorpresa, più vicini a Messi che al classico ariete di sfondamento: stavolta non è uno scherzo. L'elastico da far perdere l'orientamento a Nagatomo, la rabona contro il Torino, il sinistro a giro alla Del Piero sono rari pezzi di bravura sul palcoscenico internazionale, tant'è che perfino la versione british di Wikipedia si sbilancia: 'his remarkable technical skills and impressive body strength makes him one of the most complete and prolific Italian striker'. Ragazzo semplice ed umile, ha sposato a Verona nel dicembre 2011 Guendalina, testimone di nozze l'amico di sempre Valiani. Gwen gli ha dato due figli: Francesco (ogni riferimento a persone...) e Mattia, festeggiati alla maniera del Pupone al primo gol utile per esultare: "volevo fare gol da 13 mesi per mio figlio appena nato, pensate che ho fatto in tempo a far nascere il secondo".

 

 

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SE SALTELLI SEGNA MOSCARDELLI - Guadagnata la Serie A a 30 anni in maglia Chievo Verona, Davide segna già in agosto contro il Catania la prima rete fra i grandi (qui la sua intervista dopo quella partita), ma girare gli stadi delle big d'Italia gli provoca strane sensazioni; all'Olimpico ascolta Grazie Roma di Venditti e gli vengono quasi le lacrime, lui quelle note le ha ascoltate mille volte, sì, da ultras in curva. Parlare con Totti nel pre-partita non gli sembra vero, figurarsi lo scambio di casacche alla fine (la divisa del Capitano pare sia gelosamente custodita a casa Moscardelli). Chiuso da Pellissier, Théréau e Paloschi, passa nell'ultimo mercato di gennaio a Bologna, dove ritrova Pioli, coach anche ai tempi di Piacenza e s'improvviserà pure portiere. In rossoblù dichiarerà anche quanto strano sia giocare con Gilardino, più giovane di due anni, eppure campione del mondo e beniamino di Davide nel 2006, quand'era al Circo Massimo a festeggiare con gli amici mentre il Gila, a Berlino, coccolava la Coppa.

 

 

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FEAR THE BEARD - Uomo spogliatoio per eccellenza, sarà proprio questa sua semplicità (mista ai magnifici tweet) ad aver ispirato milioni di fan sparsi nel web, che gli dedicano costantemente attenzioni attraverso pagine Facebook, video su YouTube, barbe finte al Dall'Ara e scommesse quanto mai azzardate. Mentre gli striscioni sugli spalti titolano: 'Nell'Italia di Prandelli vogliamo 11 Moscardelli', nell'ultima giornata del campionato appena concluso, durante Bologna-Genoa, Lazaros Christodoulopoulos esce per far spazio al nostro eroe al minuto settantuno: non c'è da stupirsi che il cronista si sia lasciato sfuggire un 'esce Christo, entra Dio'... con tutto il rispetto per il trentatreenne, barbuto, idolo delle folle, calciatore del Bologna.

 

Alan Bisio

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