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Ujkani, ora si spiega tutto

La storia del portiere albanese, pararigori come il suo omonimo Handanovic


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Secondo un'interpretazione di tanti addetti ai lavori, calciare un rigore nello spazio di venti centimetri in prossimità dei pali colpendo ad una velocità di 80 km/h dà la certezza automatica del gol. L'assioma parte dalla considerazione che anche il più bravo dei portieri, prevedendo l'angolo di tiro prescelto dal colpitore di palla, non riuscirebbe a fare in tempo per deviare la conclusione. Un ragionamento che però ha scarsa applicazione: soltanto in pochi (vedi Del Piero e Ibrahimovic) continuano ad essere praticamente infallibili, anche i più bravi ogni tanto riescono a farsi ipnotizzare come serpenti al suono di un flauto di legno. L'ultimo in ordine è stato Marco Di Vaio, che domenica ha visto respingere il suo destro dal volo plastico di Samir Ujkani, estremo difensore del Novara.

Forse Di Vaio non ricordava che, nonostante le 35 reti subite in 20 incontri disputati quest'anno con i piemontesi, Samir Ujkani sembra essere un pararigori predestinato. Nato ventitre anni fa in Kosovo ma di passaporto albanese, è cresciuto in Belgio, nelle giovanili dell'Anderlecht, prima di essere scovato da Rino Foschi che lo portò a Palermo nell'estate 2007. Con i rosanero esordisce in A nel 2009 (breve apparizione in un Palermo - Milan), poi il progressivo passaggio a Novara, squadra con la quale gioca in tre diversi campionati prima di assaggiare con merito la massima serie. Nel frattempo l'esordio in Nazionale (sempre nel 2009), squadra della quale difende i pali stabilmente da più di due anni. La settimana scorsa ha messo a segno un singolare record, che non è però servito nè al suo Novara nè alla sua Albania: tre rigori parati in quattro giorni, due nel match casalingo perso 1-2 contro la Georgia e domenica respinto proprio a Di Vaio. Una doppia soddisfazione per Samir, che proprio in occasione del match di andata con i bolognesi si era procurato un terribile incidente al volto: frattura di naso e zigomo e quattro denti persi in un tremendo scontro con Morganella.

Ujkani, che aveva già respinto un penalty a Candreva in Cesena-Novara 3-0 (anche quella volta servì a nulla), supera dunque il collega del Parma Mirante, capace di neutralizzarne due consecutivi, uno a Palacio e uno a Cavani, salvo poi farsi beffare nelle ribattute. Sembra irraggiungibile il polacco dell'Arsenal Szceszny, che quest'anno è già a quota 4 e che ha fermato, tra i tanti, Di Natale e Kuyt proprio domenica. Tutto ciò è niente in confronto al recordman del nostro campionato, quel Samir Handanovic che la scorsa stagione ne parò ben 6 su 8 con la maglia dell'Udinese. Strana coincidenza tra lo sloveno e l'albanese, che di nome fa pure lui Samir: chissà che non sia proprio il nome a nascondere una qualità sempre più rara, che prescinde dalla statura e dalle caratteristiche fisiche in generale (Ujkani è alto 'solo' 1,86) ma è semplicemente qualcosa di molto più innato e unico. Qualcosa che ti appartiene o meno, un sesto senso che va ben oltre le altre abilità tra i pali. L'onomastica ci insegna che il nome Samir deriva dall'arabo, e significa letteralmente 'compagno di bevute': ma non è escluso che tra qualche anno la definizione vada aggiornata con un più attuale 'para rigori'.

 

Massimiliano Macaluso

 

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