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SPECIALE Bergamini: una vicenda giudiziaria lunga 24 anni

Rubricato come suicidio nell' '89, le indagini furono riaperte solo nel 2011


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Ci sono voluti ventidue anni per arrivare alla nuova ricerca della verità. Due decenni e più di silenzi, bugie, coperture, incongruenze. Su cui era stato posto troppo presto un velo. C'è bisogno di sollevare questo velo, adesso. 

 

Indagini riaperte – Il caso ritorna sotto esame: il 29 giugno 2011 la procura di Castrovillari decide di riaprire ufficialmente le indagini. Era quello che da sempre chiedevano la famiglia di Donato Bergamini ed a cui ambivano i tifosi del Cosenza, ma anche persone comuni, che fanno parte dell’associazione “Verità per Denis”, fondata proprio per riunire tutti coloro che ambiscono a fare luce su un fitto mistero. 

 

Le tesi dei Ris – Poco più di un anno fa, i carabinieri del Ris di Messina hanno depositato la loro perizia. Sconvolgente. Bergamini, affermano, era già morto quando è stato investito dal camion. Le ferite non compatibili, gli oggetti intatti. Non torna nulla con l’ipotesi del suicidio. Donato Bergamini è stato ucciso. Da chi, e perché? È questo il lato ancora da chiarire. Sono molte le teorie, le voci, le sensazioni. 

 

 

La pista del “Totonero” – Partite vendute, truccate. È la pista legata al “Totonero”, il calcioscommesse clandestino. Può darsi che Donato avesse scoperto qualcosa di strano, qualcosa di cui non voleva far parte. E per questo era arrivato il momento di farlo fuori. Petrini, nel suo libro, racconta che Bergamini aveva confessato che “era stufo e sarebbe stata l’ultima volta che si prestava a qualcosa del genere”. Frasi legate all’ennesima partita da falsare? Tesi smentita da tempo: vero è che molte partite dell'epoca finirono al centro di inchieste, ma nulla fa presupporre che Bergamini fosse protagonista di queste combine.

 

 

La pista della droga – Un corriere della droga, ma inconsapevole. Poteva essere questo il ruolo assunto da Bergamini, secondo alcuni. Un ruolo di cui si era reso conto e, forse, per questo aveva deciso di “smettere”. Al centro della scena la sua macchina, una Maserati bianca, acquistata dal pregiudicato Francesco Sprovieri per una cifra minore del suo vero valore. Spesso quella macchina è al seguito della squadra nelle trasferte, e non sempre con Bergamini alla guida. È una macchina che viene accuratamente ripulita dopo la morte di Bergamini. Una macchina che, come scoprirà la trasmissione “Chi l’ha visto?”, aveva dei doppi fondi:  fatti, questi,  però smentiti dalle rilevazioni del Ris, che non hanno confermato l'esistenza di fondi o vani nascosti nella Maserati.  Secondo la testimonianza di una studentessa universitaria di Cosenza, a Donato venivano consegnate scatole di cioccolatini da trasportare nelle città dove il Cosenza andava a giocare in trasferta. Ma al loro interno, in realtà, c’era droga. Probabilmente Denis si era reso conto del traffico. Scoperto il gioco, aveva deciso di mettere un freno a questa cosa. E qualcuno, per questo, lo avrebbe ucciso. La pista della droga, per quanto sia stata pubblicizzata e battuta, non sembra quella più probabile. Come, invece, appare quella sentimentale, che si ruota inevitabilmente intorno alla figura di Isabella Internò.

 

La pista sentimentale – Donato aveva chiuso la storia con Isabella Internò e, da qualche tempo, si frequentava con una ragazza di Russi, sua città natale. A lei avrebbe confidato “qualcuno mi vuole male”. Una frase legata alla relazione con la sua ex. Qualcuno potrebbe non aver gradito l’abbandono di una ragazza, ancora minorenne all’epoca dell’inizio della relazione. Un delitto d’onore, forse. E poi i tanti punti oscuri, con la testimonianza nebulosa della Internò al tempo delle prime indagini. Tutti i compagni, amici, tifosi, parenti sono convinti che lei conosca tutta la verità. Una verità che ha faticato più di vent’anni prima di iniziare a venire a galla. 

 

Le strane parole di Padovano – Il giorno del funerale, il compagno di squadra e amico di Donato, Michele Padovano, disse al padre: “Se tuo figlio si fosse confidato con me, conoscevo le persone giuste per mettere tutto a posto”. Cosa bisognava mettere a posto e chi fossero le persone a cui si riferisse Padovano non si sanno tutt’ora. 

 

A pochi passi dalla verità – Finalmente, comunque, si intravede una luce: a 2 anni dalla riapertura delle indagini, la Procura di Castrovillari sta per rendere noti i nomi degli indagati. E si vocifera già che il capo d’accusa sarà quello di omicidio volontario. Un passo fondamentale verso quella verità e quella giustizia che meritano tutti coloro che hanno sempre sostenuto questa causa, tutti coloro che hanno sempre voluto bene a Denis. Una verità che merita la famiglia Bergamini, che meritano i tifosi del Cosenza. Ma che soprattutto merita Donato Bergamini. Un ragazzo a cui piaceva vivere. 

 

 

Edoardo Cozza


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