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Mario Mandzukic, storia del gladiatore croato che fa sognare il Bayern

Pagato meno di Isla, ha condannato la Juventus e fatto male all'Italia


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È estate, mentre scorrono i titoli di coda d'un Europeo che ha fatto mettere un'intera nazione in posa come Balotelli, saluto un paio d'amici che s'apprestano a passare le vacanze in Croazia. Dimenticatevi gli scialbi stand fuori dagli stadi italiani: i croati, abili taroccatori di magliette calcistiche, fanno luccicare fra bancarelle e mercatini filari di meravigliose imitazioni contraffatte in grado d'ingannare anche l'occhio più attento. Cuciture precise, stemmi in rilievo applicati termicamente, etichette e sponsor al posto giusto, il tutto a meno di 115 kune (circa 15 €) a capo, inutile dirvi che regalo mi portò l'amico al suo ritorno.

 

CHE MANDZO - Ha quella faccia un po' così, sorriso beffardo e smorfie tra il Christian Bale di American Psycho, Jorge Lorenzo e Sam Rockwell (7 Psicopatici, Il Miglio Verde); definito l'attaccante col tackle migliore in Bundesliga ed un incubo per i difensori avversari non tanto per i gol, quanto per l'incredibile mole di pressing, Mario Mandžukić non ha l'aria della star né quella del predestinato. Piazzato al centro dell'attacco nelle giovanili del Marsonia, sbagliava molti gol e non ne voleva sapere di fare l'attaccante, a Mario piaceva combattere in mezzo al campo, fra gomiti alti e scivolate. Che avesse la Germania nel destino s'è capito fin dal 1992: nato e cresciuto nell'ex Jugoslavia, il piccolo Mario si trasferisce con l'intera famiglia a Ditzingen, nei pressi di Stoccarda, per sfuggire alle bombe dei balcani. Mato Mandzukic, padre calciatore, s'aggrega al club calcistico locale conoscendo in allenamento Fredi Bobic e Sean Dundee, futuri nazionali tedeschi. Nel 1996, a guerra finita, i profughi sono costretti a tornare in patria, Mandzo flirta col gol, viene notato da Ciro Blazevic (coach leggendario e condottiero della Croazia di Suker ai Mondiali '98) e si trasferisce a Zagabria, due anni dai Pjesnici (i Poeti) della NK e tre stagioni alla Dinamo, pagato poco più di un milione di euro per sostituire Eduardo da Silva.

 

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RITORNO IN GERMANIA - Lusingato dalle sirene di 'Everton e Werder Brema (rifiutata un'offerta di 12 milioni nel 2009), Mario si lascia convincere dai Lupi del Wolfsburg dopo aver conquistato 3 campionati croati (uno da capocannoniere) e 2 coppe nazionali. Costato circa 7 milioni di euro, Mandzo recita inizialmente la parte di comparsa all'ombra di Edin Dzeko, gioca poco e  Steve McLaren lo schiera in posizione d'ala sinistra. Salvi per miracolo (anche grazie ai gol del croato), le cose migliorano la stagione successiva, con la partenza del bosniaco e l'arrivo in panchina di Felix Magath.

 

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POKER D'ASSI - Capocannoniere all'Europeo (dopo aver castigato Buffon, Chiellini e l'Irlanda del Trap) insieme a Balotelli, Dzagoev, Torres, Ronaldo e Mario Gomez, a Monaco arriva proprio come riserva del tedescone capace di gonfiare la rete 103 volte in 164 presenze coi bavaresi. Coperto di tatuaggi, impossibile non notare il poker d'assi sull'avambraccio sinistro accompagnato da una coppia di dadi, qualche stella, un fiore, una grossa croce, un pallone, caratteri cinesi (dovrebbero significare 'Grande forza, fortuna, famiglia e fede'), il simbolo zodiacale del gemelli sul polpaccio ed una preghiera all'Angelo Custode in croato, stimato dai compagni per l'impegno profuso in allenamento (ne sa qualcosa Alaba, finito con un labbro sanguinante dopo un contrasto), Mario ha legato maggiormente con Tymoshchuk e Shaqiri. Col kosovaro-svizzero ex Basilea ha fatto discutere per un'esultanza politica, quando dopo la rete al Norimberga festeggiò con saluto militare in onore dei generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač, assolti recentemente dall'ONU dopo le rispettive condanne per crimini di guerra e contro l'umanità.

 

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ATTACCANTE TOTALE - Dominante nel gioco aereo (forse inferiore solo ad Andy Carroll) e letale sotto porta, MM17 (ma al Bayern indossa la numero 9) ha convinto Heynckes a lasciare Gomez in panchina: "contro la Juventus Mario ha fatto l'attaccante, il centrocampista ed il difensore", dirà Javi Martinez dopo la gara d'andata coi bianconeri. Inserito dalla rivista britannica FourFourTwo al novantottesimo posto fra i calciatori più forti del momento, battezzato Strassekaempfer (Street Fighter) da Salihamidzic, Mario paga la foga eccessiva con qualche cartellino di troppo. Provato addirittura fra i pali in allenamento, non vede l'ora d'indossare i guantoni di Neuer in una partita ufficiale, se mai ce ne fosse bisogno. Temerario, pigro (dichiara di aver sempre poca voglia di portare a spasso Lenni, il suo carlino), altruista, scaramantico (non scende mai in campo senza essersi prima fasciato il polso), Mario insegue Lewandowski per conquistare il titolo di capocannoniere in Bundesliga, ma non ci pensa: 'segnare fa piacere, ma io voglio vincere tutto col Bayern'. E se ci riuscisse?

 

Alan Bisio

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