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WEBDOSSIER: SPECIALE Denis Bergamini

Video, foto, racconti dell'epoca e interviste esclusive, in questo webdossier esclusivo dedicato ad uno dei misteri del nostro calcio. Ora che la verità potrebbe essere svelata


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«Siate sempre capaci di sentire,

nel più profondo, qualunque ingiustizia

commessa contro chiunque,

in qualunque parte del mondo»

Ernesto Guevara de la Serna,

(Rosario, 14.05.1928 – La Higuera, 9.10.1967)

 

Le parole che avete appena letto non sono retoriche. Non si tratta del classico ritornello, utile solo a far da apriscena ad una melensa dialettica; né tantomeno d'un facile stornello di morale comune, cui far fede nei momenti bui, o da portare fieramente scritto e posticcio, sulle magliette, per ricordarcisi una tantum della propria coscienza etica.

Si tratta d'un grido. Anzi, del grido: quello, strozzato in gola, di tutte le persone e le famiglie che ne hanno subito una, di grossa ingiustizia. Molte di loro li soffrono, e li subiscono, in silenzio, abbandonate dalla società e dalle istituzioni. In poche, invece, altrettanto (se non più) dignitosamente, decidono di lottare fino in fondo per quelle verità: ma si tratta di processi che durano, e coinvolgono vite intere, spesso apparentemente interminabili. E la cui luce, in fondo al tunnel, è sterile come quella d'una fiammella, attenuata dal pesante alito dell'ingiustizia. 

Ma non sempre gli ignobili venti sono sufficienti ad estinguere una fiamma. Anzi. Quando a soffiare sul fuoco sono in tanti, e lo fanno con la passione di chi pretende d'esser risarcito, la fiammella non può che inebriarsi e diventare un divampante falò, sufficiente ad illuminare anche la più cupa delle ingiuste notti. 

Una notte talmente lunga, ed iniqua, da durare anche 24 anni. 

 

Nel lungo corso della suo rutilare, il mondo del calcio s'è spesso tristemente congiunto a vicende che l'hanno attraversato solo in maniera trasversale. Il doping, le crisi societarie, gli scandali e la corruzione l'hanno man mano dilaniato, consentendo a noi appassionati di poterne godere quasi esclusivamente in maniera atipica, e commisurata ai pochi secondi in cui la palla rotola in rete. 

 

Sono tante, e diverse, le storie che raccontano dei protagonisti del pallone. Tantissime cominciano in uno sterrato campetto di periferia, a mangiar polvere e sudare fatica, e finiscono con l'esasperazione dei muscoli dell'avambraccio, protesi verso l'alto, a sorreggere il dolce peso d'una Coppa, immersi dalla gioia della folla e dai sorrisi dei compagni. Questa comincia sì, come molte, in periferia, ma finisce in una piazzola di sosta stradale: tra le lacrime d'un popolo intero, e le sue tante, troppe, ambiguità. Ma è una fine solo apparente, perchè è in quel momento che la partita diventa un'altra, completamente diversa. Che dura quanto la precedente, e che viene giocata non più sul selciato o sull'erbetta d'un campo da calcio, ma nelle aule dei tribunali, nelle segrete stanze delle forze dell'ordine, e nei drammatici ricordi di chi, quella storia, proprio non può dimenticarla. Perché non bastano né il tempo, né le ingiustizie, per quanto sconfinate entrambe, a cancellare la storia d'un ragazzo di 27 anni - prima che un grande calciatore -, morto ammazzato sulla statale 106 Jonica. Perché questa è una di quelle storie che non si dimentica: soprattutto adesso che sembra esser arrivata ad una svolta. Dunque, se ancora non la conoscete, prendetevi mezzora, e ascoltatela bene, perché è giusto che tutti sappiano e ne parlino a loro volta, contribuendo a divulgare ciò che alcuni, in passato, non hanno voluto raccontare.

Perché questa è la storia di Donato Bergamini. 

 

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Alfredo De Vuono

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