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Maradona, tra Barça e Napoli assaggiò la durezza dell'Athletic Bilbao

La storia dell'infortunio e di una rissa, tra il separatismo basco e la caviglia di Maradona


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Diego Armando Maradona, il calcio. La quintessenza della poesia applicata al futbol, il simbolo della rivoluzione antiborghese del pallone sotto il comando dei burocrati della FIFA. Diego Armando Maradona, dal 30 ottobre 1960.

 

Athletic Bilbao, rosso, bianco e verde, maglia biancorossa della squadra che rappresenta la comunità che abita la “multiregione” di Euskal Herria, frazione pirenaica affacciata sul Golfo di Buscaglia. Sette regioni per un’idea di autonomia, dentro la storia antica della Spagna e della Francia imperiali. Pamplona, San Sebastian, Irun, Barakaldo, Vitoria-Gasteiz sono alcune delle principali città che rappresentano l’identità conflittuale che sin dai tempi di Cromagnon, località simbolo della storia dell’uomo, non hanno smesso di manifestarsi come luogo di tormento e di continuo desiderio di libertà.

 

Il “Paese basco” da sempre vive in cattività, dai tempi di Sabino Arana, alla fondazione del PNV, il Partito Nazionalista Basco, passando per il buio del franchismo, per gli attentati di Vitoria e Santander, fino alle azioni dell’ETA. Tra queste città, c’è Bilbao. Tra le cose di Bilbao c’è l’Athletic, squadra di calcio, simbolo sportivo e politico di contestazione alle modalità capitalistiche del pallone, avamposto ruvido e ostile di una cittadinanza che preferisce il suo disparte. Gente che vende cara la pelle, col senso dell’appartenenza così radicato da farlo passare come tra le mentalità più collaudate pure dai racconti della storia. Nonostante l’azzardo erroneo della Chanson de Roland, a battere l’esercito di Carlo Magno a Roncisvalle non furono i musulmani, ma una legione di soldati baschi. Il “Ferragosto” caldo del 778 chiamò alle armi i francesi, i saraceni e i baschi, nascosti sopra le montagne, come i duraturi per eccellenza, quelli che non se ne vanno.

 

Oggi i calciatori del Bilbao sono soprannominati los leones (i leoni). Lo stadio di casa è il San Mamés, così chiamato perché intitolato a San Mamante, secondo la leggenda un antico cristiano davanti al quale i leoni dei romani si rifiutarono di sbranarlo. L’anima autarchica e allo stesso tempo ribelle dei baschi venne fuori in tutta la sua ferocia pure in quella che è passata alla storia come una tra le risse più incredibili avvenute in un campo di calcio. L’antefatto si chiama Andoni Goikoetxea Olaskoaga, calciatore basco che il 24 settembre del 1983 alla quarta di campionato, nella partita tra Barcellona e Atletico Bilbao, decide di avventarsi sulla caviglia di Diego Armando Maradona, con uno dei falli più violenti degli ultimi trent’anni.

 

 

La caviglia sinistra di Diego è quasi distrutta. Il piede dell’asso argentino perde circa il 30% della sua mobilità, facendo temere a molti che il più grande talento del calcio mondiale non possa più tornare a calcare i campi dei professionisti. Dopo un intervento delicato e un lungo periodo di terapie, Maradona recupera dall’infortunio. Il Pibe de Oro “sopravvive” al tackle di quello che il Times definisce il difensore più cattivo di tutti i tempi. Maradona e l’Atletico Bilbao si ritrovano l’anno successivo in finale di Coppa del Re. La partita diventa un inferno. Il trattamento riservato dai baschi ai calciatori del Barcellona è tremendo. A un certo punto, anche i catalani si adeguano agli eccessi agonistici dei biancorossi, fino all’esplosione di una rissa da ring, dove Maradona stende un paio di avversari, dove i catalani e i baschi se le suonano di santa ragione, costringendo la polizia a intervenire e scaldando un pubblico al limite dell’invasione di campo. Qualche giorno dopo Diego si scusa con il re Juan Carlos, il quale, avendo assistito all’ennesima caccia all’uomo a danno del fuoriclasse sudamericano, giudica “comprensibile” la reazione di Maradona, atleta per nulla incline a dare in escandescenza dentro il rettangolo di gioco. Quell’eccezione resterà tale, ma fissa nella memoria di tutti gli appassionati di calcio.

 

Diego Armando Maradona nell’estate del 1984 viene acquistato dal Napoli, scatenando la gioia di una città che ha molti punti in comune con la Bilbao separatista. Anch’essa figlia di una storia antica, la città di Partenope vive quotidianamente la sua spiritualità controversa, tormentata, dolce e brutale, tipica di tutti i luoghi abituati alle violazioni della storia. Maradona, vittima sportiva dell’aggressività basca, passa alle cure gloriose di una città altrettanto aggressiva, estrema, sanguigna e passionale. Il contrappasso inverso di Diego gli restituisce gli onori riservati ai più grandi, poi tramontati, almeno quelli calcistici, nel suo epilogo altrettanto inglorioso. Ma l’Athletic Bilbao se ne sta sempre là, in disparte, a far sì che il suo nome resti simbolo della storia della sua città, come Bilbao, come il Paese Basco, come la legione della battaglia di Roncisvalle.

 

Curiosità, oggi Andoni Goikoetxea Olaskoaga, “il difensore più cattivo della storia del calcio”, è il selezionatore della nazionale della Guinea Equatoriale. La Guinea Equatoriale, ex colonia spagnola, terra africana di silenzio e di ricchezze, che se ne sta anch’essa in disparte, nelle sue storie di petrolio e di dittatori. Terra ostile, diffidente. Il caso non molla mai il gusto alle coincidenze.

 

 

Sebastiano Di Paolo, alias Elio Goka  

 

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