SHARE

Tv, rifiuti e Gianvito Plasmati: il Leyton Orient all'italiana

Francesco Becchetti, Milanese e Plasmati a East London


|

 

 

All'intervallo il Leyton Orient era in vantaggio di 2-0. Moses Odubajo e Dean Cox avevano segnato al Rotherham davanti ai 43401 di Wembley, metà dei quali tifosi degli O's accorsi per vedere la loro squadra vincere la finale play-off e conquistare la promozione nella seconda serie inglese, o Sky Bet Championship se preferite. Chissà cosa passava per la testa dei giocatori al 60', dopo che in cinque minuti la doppietta di Alex Revell aveva pareggiato i conti; di certo, nemmeno dopo aver perso 4-3 ai rigori, potevano pensare che nel giro di pochi mesi avrebbero avuto lo stesso datore di lavoro di Sabrina Ferilli e Enzo Iacchetti.

 

493782443
Delusione a Wembley (Getty Images)

 

Non che il mancato salto di categoria sia giunto inaspettato, vista e considerata la storia del Leyton Orient, gloriosa quanto tormentata: il secondo club più antico di Londra, fondato nel 1881, quando l'ameno luogo di campagna per ricchi aristocratici aveva ormai lasciato il posto a ferrovie e più modeste abitazioni per lavoratori, ha passato solo una stagione nella massima serie inglese, nel 1962-63, peraltro terminando all'ultimo posto, ed è condannato a recitare un ruolo secondario dalla geografia, accerchiato da potenze come Tottenham e West Ham, abituate a frequentare la Premier League e ad attrarre grandi numeri di tifosi. Una posizione scomoda, che ha costretto spesso il Leyton Orient a lottare per la propria sopravvivenza: nel 1913 si era opposto invano allo spostamento dell'Arsenal da Woolwich al Nord di Londra, un secolo dopo ha intentato un'azione legale contro il trasloco del West Ham allo Stadio Olimpico, a meno di un chilometro di distanza da Brisbane Road.

 

450052333
(Getty Images)

 

Il club ha comunque mantenuto una sua base di tifosi (presenti quasi sempre tra i 4000 e i 5000, più quelli sul balcone e quelli che seguono dall'Italia), nonostante i tanti problemi, anche economici: a una donazione aveva provveduto, in un momento di crisi economica del club, addirittura re Giorgio VI in persona, il cui fratello, noto ai posteri come Edoardo VII, era stato il primo membro della famiglia reale ad assistere a una partita di calcio, scegliendo proprio il Leyton Orient, vittorioso quel sabato 30 aprile 1921 sul Notts County, come riconoscimento per l'impegno bellico degli O's, arruolatisi in blocco, quarantuno tra rosa e staff tecnico, durante la prima guerra mondiale, nel Football Battallion: tre dei calciatori trovarono la morte nella battaglia della Somme.

 

490187645
(Getty Images)

 

Un secolo dopo i massacri della Grande Guerra, il Leyton Orient si trova a poter contare sui soldi di un'altra famiglia, di una regalità ben diversa da quella dei Windsor. Non si può parlare del nuovo proprietario, l'italiano Francesco Becchetti, senza citare lo zio, Manlio Cerroni, il re di Malagrotta, l'ottavo re di Roma, l'imperatore dei rifiuti, il Supremo, l'uomo che da decenni ha il monopolio dello smaltimento dei rifiuti romani e controlla discariche e termovalorizzatori in tutto il mondo, dall'Oman all'Argentina. L'immondizia è, per così dire, una passione di famiglia, che ha conquistato da subito il nipotino: “A 4 anni andavo a giocare col mio cane Kasciù nel vecchio impianto di Ponte Galeria e non vi nascondo che quell'odore così forte, che nauseava gli altri, a me piaceva.

 

A unire zio e nipote, nel 2004, è un'idea: portare i rifiuti italiani in Albania, nella discarica di Kashar. Intuizione che all'epoca scatena manifestazioni di protesta di molti albanesi (“Non vogliamo la merda degli italiani!”), ma dieci anni dopo Becchetti, con la sua Albania Beg dedicata alle energie rinnovabili, è uno dei più grandi investitori esteri nel paese di Bogdani e Tare. Non sembra preoccupato dai continui controlli fiscali degli ultimi mesi o dalle accuse di investire sul mercato albanese denaro di dubbia provenienza, né pare accontentarsi di costruire centrali idroelettriche e strade.

 

Non è la prima volta che Becchetti si interessa allo sport: è grazie ai suoi soldi e a quelli dello zio se nel 2000, anno del Giubileo, la Roma Volley conquista il campionato italiano sotto gli occhi dei tredicimila accorsi al PalaEur. Il venir meno degli sponsor porta presto alla smobilitazione, alla fuga dei campioni e quindi alla scomparsa della società. Becchetti torna alla carica nel 2014, intenzionato a cercare una squadra di calcio con l'aiuto di Gian Paolo Montali, allenatore di quella Roma Volley campione d'Italia e in seguito al servizio di Roma e Juventus. In primavera sembra vicino l'acquisto del Bologna, ma Guaraldi non molla e Becchetti, dopo aver conteso il Bari a Paparesta, decide di seguire l'esempio di Pozzo e Cellino e guardare al calcio inglese: in marzo viene visto al Madejski Stadium di Reading, quindi incontra anche la dirigenza del Birmingham.

 

493743593
(Getty Images)

 

Alla fine opta per il meno conosciuto Leyton Orient, forse perché positivamente impressionato da quel che ha visto di persona a Wembley il 25 maggio, più realisticamente perché, evitando di doversi accollare troppi debiti, potrà usare i suoi soldi per una squadra reduce dal piazzamento migliore dei suoi ultimi 32 anni, il tutto restando non in una città qualsiasi, ma in una capitale globale come Londra. Sette i milioni di sterline sborsati dall'imprenditore romano: cifre non da sceicchi, ma enormemente superiori a quelle sborsate a suo tempo nel 1995 da Barry Hearn, che al momento del passaggio del testimone ha annunciato, forse esagerando, che i tifosi del West Ham dovrebbero restare pietrificati. 

 

470153973
Brisbane Road, di notte (Getty Images)

 

Allora il Leyton Orient, dopo aver rischiato la fine a metà anni ottanta, era di proprietà di Tony Wood, che con la distruzione della sua piantagione di caffé in Ruanda nel corso della terribile guerra tra hutu e tutsi si era visto costretto a cedere la società per 5 sterline. Orient for a fiver è appunto il titolo di un celebre documentario che racconta quella stagione, che vedrà la squadra arrivare al ventiquattresimo e ultimo posto della terza serie inglese: mentre il proprietario annuncia tra le risate di non aspettarsi offerte superiori alle 5 sterline, il club rischia ancora una volta di scomparire, l'organico viene drasticamente ridotto, gli stipendi pagati dal sindacato dei calciatori. In tutto questo, l'allenatore John Sitton regala alle telecamere lo spettacolo dei suoi discorsi alla squadra, con un fuck ogni tre parole e insulti ai giocatori. Discorsi che non aiuteranno la squadra a salvarsi e non aiuteranno nemmeno lui, costretto a curare la propria depressione dopo quella terribile stagione, e la sua carriera, sostanzialmente finita per colpa di quel programma televisivo.

 

 

Con l'arrivo di Becchetti gli O's potrebbero tornare, due decenni dopo, protagonisti del piccolo schermo. L'imprenditore, abituato al riciclaggio dei rifiuti, ha infatti pensato di riciclare personaggi della tv italiana in Albania, fondando Agon Channel, canale televisivo che ospita programmi accusati di ricopiare un po' troppo fedelmente quelli italiani (A Krasta Show assomiglia molto a Che Tempo Che Fa, Antilope ricorda pericolosamente Le Iene) e offre la possibilità ai telespettatori di Durazzo e Tirana di vedere star come Barbara d'Urso o Manuela Arcuri. Ora Agon Channel è pronto a sbarcare con una rete italiana, già definita da Alessio Vinci 'la Ryanair della tv italiana' sul canale 33 del digitale terrestre a partire da novembre: tra un game show con Pupo e un talk show con Sabrina Ferilli ci sarà grande spazio per molti talent show. Chi non volesse tentare la carriera del modello, del giornalista, dell'attore o del comico può infatti provare a diventare un calciatore.

 

490169965
Welcome to East London (Getty Images)

 

Inizialmente, pare, i giocatori del Leyton Orient non erano felicissimi di partecipare, ma avrebbero accettato dopo le pressioni del presidente. Le selezioni per andare a Londra e unirsi alla squadra sono già partite nei mesi scorsi e, per il ruolo che in “Campioni” fu di Ciccio Graziani, si pensa a Fabio Cannavaro o Marco Materazzi.

 

493744943
Gianvito Plasmati eeeh oooh (Getty Images)

 

Se fare televisione a Tirana consente di risparmiare parecchio, i soldi per il calcio, al momento, non mancano. L'obiettivo, nel breve periodo, è la promozione in Championship e, se anche il nuovo proprietario non sembra intenzionato a fare follie, è probabile che non arriverà mai a difendersi dalle accuse dei tifosi come il predecessore Barry Hearn ("Quanti di vorrebbero una Rolls-Royce? Quanti di voi ne hanno una? Perché non l'avete?"  - "Non me la posso permettere" rispose un tifoso). 

A fronte di una cessione importante come quella di Odubajo, infatti, sono arrivati diversi giocatori con esperienza nelle categorie superiori. L'ultimo acquisto è quello del bomber materano Gianvito Plasmati, perché nel nuovo Orient c'è spazio per gli italiani, a partire dal chief executive Alessandro Angelieri fino al direttore sportivo Mauro Milanese. Presto potrebbe essere italiano anche l'allenatore: Russel Slade, in panchina dall'aprile 2010, ha dato le dimissioni per andare a sedersi sulla panchina del Cardiff e Serse Cosmi ha ammesso di essere stato a Londra, su invito di Milanese, per vedere da vicino le strutture del club (ma c'è anche la suggestione Camolese). Attualmente il Leyton Orient naviga nella seconda metà della classifica, con 15 punti dopo 13 partite.

 

Fonti: When Saturday Comes; D.Gray, Hatters, Railwyamen and Knitters

 

Marco Maioli

 

 

 

Condividi con i tuoi amici!