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Il regista di centrocampo: da Redondo a Verratti passando per Pirlo e Xavi

L'analisi tattica


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Tecnica, visione di gioco, precisione e dribbling. Sono queste le caratteristiche che deve avere un grande regista di centrocampo. Andrea Pirlo e Xavi Hernandez rappresentano, in tal senso, due istituzioni. Sono i giocatori che più di ogni altro incarnano le doti che un mediano che gioca davanti alla difesa deve avere. Sono completi, impostano e difendono; sanno far partire l’azione da dietro o verticalizzare in profondità; sono in grado di mettere in porta il compagno in mille modi e maniere.

 

Tecnicamente eccelsi, offrono un ventaglio di soluzioni ampissimo. Non sono solamente dei costruttori di gioco, Pirlo e Xavi rappresentano per le loro squadre e i loro allenatori il fulcro del gioco. Danno poesia al gioco, creatività ed imprevedibilità; e, cosa più importante, sono capaci di sbloccare una partita. Con un assist o un goal su calcio piazzato non importa, sono decisivi. E’ questa la tipologia di giocatore a cui si ispira ogni ragazzo che gioca in quel ruolo. Il mediano davanti alla difesa è forse il ruolo che più è mutato nel corso del tempo. Se quindici anni fa andavano in voga dei giocatori che fossero un vero e proprio schermo davanti alla difesa, oggi si cerca un centrocampista in grado di impostare il gioco, capace di costruire una manovra imprevedibile, fatta di possesso palla o improvvise verticalizzazioni.

 

Difficile trovare una squadra europea che schieri in quella posizione calciatori con le caratteristiche di Marcel Desailly, Roy Keane, Stefan Effenberg, molto più semplice trovare dei registi di qualità. Pensiamo a Pirlo e Xavi, ma anche a Verratti, Xabi Alonso, Joao Moutinho o Ramsey. Al regista davanti alla difesa sono richieste grandissime capacità d’impostazione e organizzazione, più importanti rispetto al gioco aereo o alla forza. Ecco allora che anche le squadre più fisiche si affidano a centrocampisti che, seppur diversi, danno del “tu” al pallone. Sto parlando di Yaya Tourè, Gundogan o Khedira, centrocampisti che fanno della tenacia e della corsa armi formidabili, ma che posseggono comunque fondamentali di qualità. In un calcio fisico e veloce come quello di oggi, sembra paradossale che si privilegi un centrocampista piccolo e compassato ad un atleta prestante e veloce. Ma a ben vedere è perfettamente sensato, perchè un metronomo è indispensabile. Proprio in un calcio che fa della rapidità e dei movimenti senza palla il suo cardine, è vitale avere un giocatore che mantenga la calma, che sappia mettere il pallone dove vuole. Un uomo in grado di dettare i tempi del gioco e degli inserimenti; che sappia valorizzare il lavoro di preparazione al match fatto in allenamento. Questa sorta di rivoluzione filosofica è iniziata nella seconda metà degli anni ‘90, con l’argentino Fernando Redondo. E’ quindi il Real Madrid a fungere da spartiacque, dando le redini della squadra al centrocampista albiceleste, che guida la “Casa Blanca” al doppio successo in Champions League. Di certo Redondo non è stato il prima regista del calcio moderno, ma è stato il giocatore che più di ogni altro ha modificato il modo di stare in campo di una squadra. Da lì in avanti si è capito che, per vincere, avere in campo giocatori di prima qualità non poteva che essere un vantaggio. Il calcio spagnolo, fatto di possesso palla e grande tecnica, ha spinto il resto d’Europa a rivedere il modo di stare in campo ed i giocatori a cui affidare le chiavi del gioco. Calciatori dai mezzi tecnici fuori dal comune, cresciuti come trequartisti, vengono progressivamente trasformati in fulcro del gioco. E’ il caso di Pirlo, ma ancor più significativo è quel Juan Roman Riquelme che ha guidato il Villareal ai quarti di finale della Champions League 2008/09. Un fantastico numero 10, riciclato a regista davanti alla difesa, capace di organizzare il gioco con classe cristallina ed una visione di gioco illuminante. E ancora Juninho Pernambucano, faro del Lione di Puel, o Luka Modric, che Harry Redknapp ha trasformato in regista per convivere con Rafa Van der Vaart nel suo Tottenham.

 

PIRLO E I SUOI FRATELLI L’Italia, che ancora oggi può fregiarsi di schierare uno dei più grandi interpreti del ruolo, è da tempo alla ricerca di un suo erede. In tanti sono stati etichettati come “nuovo Pirlo”, ma i più hanno tradito le aspettative. Montolivo si è dimostrato un grande centrocampista, ma con caratteristiche diverse rispetto al numero 21 bianconero; Aquilani si è presto trasformato in mezz’ala; e Lodi sta esprimendo solo nelle ultime stagioni il suo talento. Gli anni ’90 sembrano il decennio giusto in cui cercare il giocatore che potrà raccogliere la pesantissima eredità del regista bresciano. Di Marco Verratti, classe 1992, si conosce quasi tutto. Nel giro della Nazionale maggiore da diversi mesi, è il primo candidato a diventare l’uomo da cui passano le speranze azzurre dopo il Mondiale 2014 in Brasile.

 

Daniele Berrone

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