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I 5 motivi per cui l'Inter avrebbe dovuto prendere Pepe ad ogni costo

Il difensore, in procinto di lasciare il Real Madrid a parametro zero, è ad un passo dal PSG: ecco perché avrebbero dovuto acquistarlo i nerazzurri


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Dopo sei lunghissimi anni senza alzare alcun trofeo, per l'Inter non ci sono più scuse che tengano: occorre ripartire, e occorre farlo subito. Per farlo sarà necessario, però, oltre un riassetto societario imponente, dove nulla venga lasciato al caso - operazione già avviata con l'arrivo di Walter Sabatini e, forse, del figliol prodigo Lele Oriali -, anche da operazioni di mercato oculate, al fine di cancellare le delusioni e gli innumerevoli flop delle ultime stagioni.

In tale ottica, occorrerà letteralmente ricostruire uno spogliatoio che, soprattutto nella stagione appena archiviata, è apparso di cristallo, pronto ad infrangersi alle prime difficoltà ed impossibile da ricostruire, come testimoniato dal disastroso ruolino di marcia nerazzurro negli ultimi due mesi di campionato, degno di un club retrocesso. Dunque sotto con carisma, mentalità vincente e cattiveria agonistica: questi i valori vitali da ricercare nei nuovi acquisti.

Proprio per questo, un profilo in particolare sarebbe stato perfetto da inserire nella nuova Inter pronta a nascere, vale a dire Képler Laveran Lima Ferreira, meglio noto come Pepe. Il difensore portoghese, fresco campione di Spagna e d'Europa, era ad un passo dall'arrivare a parametro zero dal Real Madrid. Tuttavia, nonostante i nerazzurri l'avessero in pugno, il dt Sabatini ha preferito desistere, con Pepe che ha ormai raggiunto l'accordo con il PSG. A dispetto delle 34 primavere, vi spieghiamo perché l'ex Blanços sarebbe stato un assoluto colpaccio per il club meneghino.

1) Palmarès invidiabile, mentalità vincente

Che il portoghese di origini brasiliane non sia l'ultimo della classe appare ben chiaro dando una rapida occhiata alla sua bacheca dei trofei: con la maglia del Porto ha conquistato 2 campionati portoghesi, 1 Coppa di Portogallo, 1 Supercoppa di Portogallo, 1 Coppa Intercontinentale, mentre con il Real Madrid ha vinto per ben 3 volte la Liga, 2 Cope del Rey, 2 Supercoppe di Spagna, 3 Champions League, 2 Supercoppe UEFA, 2 Mondiali per club, infine con la Nazionale Portoghese spicca il successo nell'ultimo Europeo, Francia 2016. Un palmarès illustre - di gran lunga superiore a quello di tutti gli attuali giocatori nerazzurri - che acquista ancora maggiore spessore considerando il ruolo di protagonista recitato, come si evince dalle 84 presenze nelle 3 stagioni con la maglia dei Dragões e le addirittura 334 partite ufficiali in tutte le competizioni con la camiseta blança in ben 9 stagioni. Numeri da campione.

2) Personalità da leader dentro e fuori dal campo

Come anticipato poc'anzi, i numeri di Pepe sono da assoluto campione. E recitare il ruolo da protagonista in 9 stagioni in uno dei club più forti d'Europa, quale è il Real Madrid, non è un qualcosa che si può improvvisare. Per resistere in uno spogliatoio galattico occorre avere la giusta personalità, saper fare gruppo e prenderne le redini quando necessario. Caratteristiche che si sposano meravigliosamente con le qualità di Pepe, che negli anni ha dimostrato la giusta cattiveria - a volte anche troppa, va detto - agonistica dentro e fuori dal campo. Guai a paragonarlo ad un Felipe Melo: il brasiliano non è mai riuscito ad affermarsi in un top club, trovando la propria dimensione, nelle ultime annate, solo al Galatasaray. Ogni accostamento sarebbe assolutamente inclemente.

3) La storia insegna: quando l'Inter pesca dal Real Madrid non sbaglia mai

Zamorano, Cambiasso, Samuel, Figo, Sneijder... Cosa hanno in comune questi campioni che hanno fatto la storia più o meno recente dell'Inter? Semplice: provenivano tutti dal Real Madrid e tutti erano considerati inidonei dalle merengues o sul viale del tramonto. Tutte intuizioni, invece, che hanno dato ragione all'Inter, contribuendo in maniera sostanziale alla conquista di trofei e trovando un posto speciale nel cuore dei tifosi nerazzurri.

4) Bollito a chi?

Alla "veneranda" età di 34 anni, più di una malalingua potrebbe definirlo ormai finito. Nulla di più lontano dalla realtà: il difensore avrà sì avuto qualche acciacco di troppo quest'anno, ma ogni volta che è sceso in campo ha dimostrato, come sempre, tutto il proprio valore. Sono 13 le presenze in Liga (condite da 2 gol, 1 assist, 1 ammonizione), 2 quelle in Copa del Rey e 3 quelle in Champions League (di cui 2 ottenute agli ottavi contro il Napoli). Un bottino che non è potuto aumentare solo a causa dello sfortunato scontro di gioco con il compagno di squadra Kroos, lo scorso 8 aprile nel derby pareggiato 1-1 con l'Atletico: allora il difensore ebbe la peggio, rompendosi le costole e chiudendo anzitempo la stagione. Ah, per la cronaca, un certo Dani Alves è anch'egli un classe '83.

5) La Champions League "in faccia" alla Juventus

Qualsiasi tifoso nerazzurro lo ammetterà: lo scorso 3 giugno ha gufato come un dannato durante la finale di Cardiff, esultando non poco al fischio finale. Nell'attesa spasmodica della tanto agognata svolta che riporti l'Inter ad arricchire la propria bacheca - ahi noi - ci si è affidati al Real Madrid affinché potesse scongiurare il pericolo triplete per gli acerrimi rivali bianconeri. Beh, vedere sotto la Nord uno degli uomini - seppure, come già detto, in tribuna causa infortunio - che ha sollevato la Coppa dalla Grandi Orecchie al posto di Bonucci e co., sarebbe stata davvero una bella sensazione. Magari qualcuno poi dirà - o ha già detto - che o non si vince o si impara. Ma vincendo si impara decisamente meglio e di più. E Pepe, è un dato di fatto, è tra i primi della classe.

Domenico Ruggiero

diDomenico Ruggiero

Giornalista, ma prima ancora degustatore di pizze fritte; ha visto la luce a Napoli nell'ultima annata palindroma del secolo scorso, il 1991. Oscilla tra un apparentemente imperituro ottimismo - era fermamente convinto che l'Inter acquistasse Sanchez nel 2011, povero stolto - ed un confortante pessimismo leopardiano. Segni particolari: videogiocatore incallito, serie tv dipendente, irrimediabilmente pazzo di Leo Ortolani. Genio, miliardario, playboy, filantropo: non è nulla di tutto ciò.


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