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Inter, la lunga estate di Ivan Perisic: dall'addio al rinnovo, un capolavoro targato Spalletti e Suning

Dalla possibile cessione alla permanenza con tanto di rinnovo: l'Inter si tiene stretta la stella croata


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"Col Ivan abbiamo parlato chiaro, è stata brava anche la società a trovare gli argomenti giusti per trattenerlo. Gli è stato detto che da qui non si sarebbe mosso, e lui ha smesso di fare questa provetta di forza con il club, cose normali con i grandi giocatori".

Luciano Spalletti

Si suggella con un prolungamento fino al 2022 - nonché un notevole ritocco dell'ingaggio - la definitiva fine della telenovela legata al futuro di Ivan Perisic. Senza timore di essere smentiti, si può considerare il rinnovo dell'ala croata un colpo a tutti gli effetti da parte dell'Inter, soprattutto dopo un mercato che ha sì deluso le aspettative di tifosi ed addetti ai lavori (lasciando più di un senso di incompiutezza, soprattutto per quanto concerne il pacchetto difensivo), ma che ha comunque permesso di potare diversi rami secchi, andando ad aggiungere ottime pedine, congeniali alle esigenze del tecnico di Certaldo. Un matrimonio che solo pochi mesi fa pareva impossibile potesse continuare: nella memoria dei tifosi nerazzurri è ancora vivida la scena dello scorso 28 maggio, con Perisc che si congedava da San Siro al termine dell'ultima gara di campionato vinta contro l'Udinese.

28 maggio 2017 - Perisic saluta San Siro al termine di Inter-Udinese (Fonte: Twitter)

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Dopo quel match, tra l'altro firmato con un gol, iniziò ufficialmente la torrida estate di Ivan: troppo forte il richiamo del Manchester United di José Mourinho, dove l'ex Wolfsburg avrebbe finalmente potuto riassaporare la Champions League. Il club meneghino mise le cose in chiaro fin da subito con i Red Devils, chiedendo 55 milioni cash per lasciar partire l'ala prima del termine di giugno, sacrificando il giocatore per sistemare il bilancio in ottica del famigerato Fair Play Finanziario. Il club britannico non affondò però il colpo, con Ausilio e Sabatini che riuscirono a ripianare il buco dei celeberrimi 30 milioni in bilancio attraverso una fitta serie di operazioni "minori". Le sirene inglesi non si spensero, ma allentare la morsa della UEFA si può considerare il primo, fondamentale tassello per la permanenza di Ivan. Sabatini fu infatti chiaro con Mourinho: "Perisic è dell'Inter e il prezzo lo facciamo noi".

Si era nella prima metà di luglio e, con ancora un mese e mezzo di calciomercato, la telenovela era ben lungi dal potersi considerare conclusa. Da lì in poi la trattativa continuava a procedere a ritmi serrati, con il mal di pancia di Perisic che sembrava crescere a dismisura e, di pari passo, la frustrazione dei tifosi della Beneamata che, assetati di notizie, passavano al setaccio i social nerazzurri e dello stesso croato alla ricerca anche del più piccolo particolare che lasciasse trasparire l'andamento della trattativa (alzi la mano chi si ricorda della foto di gruppo dove Ivan appariva isolato dai compagni).

Di acqua sotto i ponti ne è passata da allora, al pari delle ipotesi di mercato più astruse e fantasiose, da Martial quale contropartita per il cartellino del nerazzurro, a Di Maria per sostituirlo. Com'è ben noto, nulla di tutto ciò si è verificato. I meriti della permanenza di Perisic, nonché della fine dei musi lunghi, si possono attribuire totalmente a mister Luciano ed alla società. L'ex tecnico della Roma ha infatti fatto sentire l'ala al centro del progetto fin da subito, quale una delle maggiori stelle della rosa, uno dei protagonisti fondamentali per raggiungere l'agognato obiettivo di tornare nell'Europa che conta, che manca ormai fa fin troppo tempo. Bravo Luciano, bravissima la società che, oltre ad aver messo sul piatto argomenti economici evidentemente convincenti, è riuscita a convincere il classe '89 con rassicurazioni e promesse circa i piani futuri per riportare il club ai livelli che gli competono, e sarà interessante scoprire quali saranno.

Insomma, una vicenda che si è conclusa per il meglio in casa Inter, senza eccezione per i tifosi e per i fantallenatori: questi ultimi hanno potuto continuare a darsi battaglia in sede d'asta per un autentico top-player che ha già regalato una rete e ben 3 assist nelle prime due giornate di campionato, facendo già schizzare la propria fantamedia a 10,25.

Resta un ultimo particolare affinché si possa apporre la fondamentale ciliegina sulla torta: la piena maturazione di Ivan. Il croato è indubbiamente un giocatore fenomenale, che ha nelle sue corde le qualità che gli permettono di andare in doppia cifra sia con i gol che con gli assist, senza contare accelerazioni e strappi incredibili. Tuttavia, uno dei suoi principali difetti è l'estraniarsi improvvisamente dal match, prendendosi pause che, spesso nella stagione scorsa, sono risultate fatali alla squadra quando c'era bisogno di accendere la luce. Ne è consapevole il mister, che ha sì coccolato l'ala, ma l'ha anche spronata a migliorarsi: "Ivan è un atleta impressionante, fa recuperi fondamentali, è uno che mette la squadra al primo posto. Ama molto muoversi lungo la linea laterale, a Roma è stato decisivo lì, ma se impara a stare ogni tanto anche cinque metri più verso l'interno può diventare devastante nella riservina, nella zona alle spalle di Icardi, dove c'è l'animale buono da cacciare, dove si può fare molto male all'avversario".

Qualora Perisic riuscirà a migliorare anche questo aspetto, l'Inter non avrà bisogno di andare a strapagare chissà quale top player (o presunto tale) lì sulla corsia di sinistra: avrà già il suo in casa, pronto a far venire il mal di testa ai difensori avversari, arando le fasce di San Siro. Lo stesso San Siro che aveva salutato, ma che lo ha già perdonato, ed è pronto a sostenere e far rimbombare il suo nome dopo ogni gol, fino al 2022.

Domenico Ruggiero

diDomenico Ruggiero

Giornalista, ma prima ancora degustatore di pizze fritte; ha visto la luce a Napoli nell'ultima annata palindroma del secolo scorso, il 1991. Oscilla tra un apparentemente imperituro ottimismo - era fermamente convinto che l'Inter acquistasse Sanchez nel 2011, povero stolto - ed un confortante pessimismo leopardiano. Segni particolari: videogiocatore incallito, serie tv dipendente, irrimediabilmente pazzo di Leo Ortolani. Genio, miliardario, playboy, filantropo: non è nulla di tutto ciò.


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