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Illusione e allucinazione collettiva, ancora una volta. No, Cavani e il Napoli non torneranno insieme

i tifosi azzurri c'hanno sperato, c'hanno creduto come due anni fa. Ma...


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Ventisette agosto duemilasedici. In città la 'voce delle voci' comincia a circolare. "Edinson Cavani è stato avvistato all'Hotel Vesuvio, a breve la firma per il suo ritorno a Napoli". Apriti cielo. Entusiasmo e incredulità si estendono a macchia d'olio all'ombra del Vesuvio. Il figliol prodigo, quello diventato grandissimo proprio in azzurro, quello consacratosi bomber di livello internazionale al fianco di Lavezzi e Hamsik, sarebbe davvero disposto a sotterrare l'ascia di guerra al cospetto di De Laurentiis e riabbracciare quel popolo che come nessun altro lo ha amato in carriera. Per il quale forse il solo Maradona ha dispensato più emozioni. E' il profilo perfetto, per dimenticare il grande tradimento firmato Gonzalo Higuain che un mese esatto prima era diventato ufficialmente un nuovo attaccante della tanto odiata Juventus. Dopo il record di gol in Serie A. Dopo i balli e i canti coi tifosi sotto la curva e l'affetto reciproco che pareva sincero, al punto da ergersi a fortezza inespugnabile dinanzi a qualunque tentazione proveniente dall'esterno. Ma tanto tutto questo era già nel dimenticatoio: Cavani è a Napoli, il Pipita è solo un (brutto?) ricordo.

"Ma sarà vero?", si chiedono a quel punto in molti nel tam-tam sui social e per le vie della città. Sì: è tutto vero. Lo assicurano anche i giornalisti delle testate locali: il Matador è in una stanza dell'albergo sul lungomare, in attesa di incontrare il presidente e annunciarsi in grande stile per un 2.0 mai così famelico e bramato. Un manipolo piuttosto corposo di sostenitori si raduna fiducioso all'esterno della struttura, debitamente transennata per contenere una gioia francamente inaspettata. Intonano cori, saltano, si abbracciano. Aspettano per ore sotto il sole, attendono con ansia anche quando si fa sera. Poi la doccia che più gelida non potrebbe essere. "Ci siamo sbagliati, Cavani non c'è". Delusione, illusione, allucinazione collettiva. Il resto è storia: Milik comincia a segnare e convincere, poi si fa male con la Polonia e Sarri si inventa Mertens centravanti. Mettendo a referto numeri talmente impressionanti che nessuno, nemmeno il più affezionato alle 104 nostalgiche reti dell'attuale centravanti del Psg, rimpiange il mancato ritorno.

Ventitré mesi più tardi siamo di nuovo al punto di partenza. Incredibile ma (purtroppo) vero: è successo ancora una volta, con un paio di aggravanti che rendono la vicenda ben più amara del normale. "Il Napoli ha contattato Cavani", ma la ferita di due anni prima è ancora aperta e la prima reazione della piazza è di pressoché totale scetticismo. Poi però De Laurentiis si lascia andare a una mezza ammissione: "Se vuole venire da noi basta che mi telefoni, ma deve ridursi l'ingaggio". Il napoletano, si sa, per indole è uno che si esalta davvero con poco. E le dichiarazioni del patron rappresentano quanto basta per riaccendere quella fiamma sotto la cenere. Nel mese di luglio e i primi di agosto non si parla d'altro: nei bar, alla posta, in salumeria, dal barbiere. Il tema è uno solo: Edinson Cavani. L'arma di lusso, secondo la tifoseria, anche per rispondere nella maniera migliore possibile alla colossale operazione Cristiano Ronaldo-Juventus. Persino a Dimaro il più acclamato è paradossalmente un giocatore che lì c'era stato per l'ultima volta nel 2013, prima di trasferirsi in Francia. Quasi a nulla servono le giocate dei neo-arrivati Verdi e Fabian Ruiz, la solita verve di Insigne, la voglia di Rog e Zielinski, un certo Carlo Ancelotti in panchina. No: tutti vogliono, pretendono il ritorno del Matador, a mo' di unica "àncora di salvezza". Al punto che lo stesso De Laurentiis è dovuto intervenire in prima persona, provando a smorzare gli animi con la sua classica e pungente dialettica. "Sono io il vostro Cavani". Una frase che non ha fatto altro che suscitare sconforto e stizza tra i presenti in ritiro e gli speranzosi in città. Parole che ancora riecheggiano tra i forum e i gruppi Facebook, etichettate come "il male assoluto" al pari di chi le ha pronunciate.

Parlavamo di aggravanti. Ebbene, stavolta quegli stessi giornalisti locali, memori del 'buco' palesato nel 2016, preferiscono andarci coi piedi di piombo. "Il Napoli ci sta provando, ma non illudetevi, è un'operazione molto complessa". A rincarare la dose, ma in direzione opposta, ci pensano però tutti quei siti cosiddetti 'minori' che, per qualche like in più e per avere maggiore visibilità, danno all'indiscrezione troppo più risalto e salienza rispetto alla nuda e cruda realtà dei fatti. "E' quasi fatta", "A breve sarà ad Agropoli per incontrare in gran segreto Giuntoli", "Il Psg sta già cercando un sostituto". Fino al recentissimo e fatidico: "Prenderà un aereo da Parigi e atterrerà a Napoli nel pomeriggio del 9 agosto", con tanto di video che riprende un monitor con la presunta prenotazione (in compagnia del fratello) del volo in questione. Emotivamente coinvolti partenopei e non: anche i fantallenatori pregustavano già rilanci selvaggi in sede d'asta, ricordando le caterve di bonus regalate in Serie A dal diretto interessato.

Deontologia (questa sconosciuta) buttata nel cestino e fake news, un mix letale che ha scatenato le reazioni che abbiamo visto andare in scena fino a poche ora fa. Qualche tifoso realmente recatosi a Capodichino per accogliere il Matador, la conseguente gogna social proveniente un po' da tutta Italia con commenti irriverenti ed emoticon di risate che si sprecavano. Sì, c'è chi ci ha creduto seriamente, basandosi (ahinoi!) sulla fuffa messa in giro ad arte. Nonostante Edinson avesse da poco postato le foto del suo primo allenamento post-vacanze (ovviamente, in Francia), per recuperare in fretta dall'infortunio rimediato durante i Mondiali.

Ecco, tutto questo è ed era da evitare. Invece il "fantasma Cavani" è stato quotidianamente e sistematicamente alimentato, in ossequio a una logica spudorata e meschina che di vero giornalismo non ha proprio nulla. Che fa leva sul sentimento del tifoso medio, pronto a fidarsi ciecamente della buonafede delle 'fonti'. Illusione e allucinazione collettiva, capitolo secondo. 

Un appello a tutti voi lettori: sappiate affinare la vostre capacità di analisi critica, imparate a mettere in dubbio ogni singola notizia che vi passa davanti al naso. Altrimenti il triste risultato continuerà inevitabilmente ad essere questo. Qualcuno, per fortuna, ci riesce da sé. Evidentemente, però, c'è ancora molto da fare.

Gianmarco Della Ragione

diGianmarco Della Ragione

Giornalista professionista, malato (incurabile) di Fantacalcio. Napoletano di nascita, bacolese di residenza, Aquilotto sin dai tempi di Beppe Signori. Mi trovate anche su TV Campi Flegrei. Il calembour? Uno stile di vita


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