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Niente drammi, si deve ripartire: Allegri deve far maturare questa Juve. E basta "Dybala come Messi"!

La sconfitta in casa del Barcellona deve essere il punto di ripartenza


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Si dice che le analisi a freddo vengano sempre meglio di quelle a caldo, ma quello che ha lasciato la partita di ieri fra Barcellona è Juventus è molto simile sia nell'immediato post-match che stamattina: quando una qualunque squadra del pianeta gioca contro Messi che fa il Messi, c'è poco da discutere. Basterebbe questa breve considerazione per raccontare il 3-0 subito ieri dalla Vecchia Signora al Camp Nou, ma qualche altro argomento da trattare viene fuori provando a rivivere la sfida stravinta dai catalani. Seconda nota immediata, e poi passiamo ad altro, va fatta sul paragone fra Dybala e l'attuale giocatore più forte del mondo, forse di tutti i tempi: esistono solo due categorie di persone che possono accostare il talento della Joya a quello della Pulce; si tratta di chi usa il cervello solo per spartire le orecchie, e di chi certe cose le scrive perché fanno vendere una copia di giornale in più o attirano un click sul proprio pezzo perché inevitabilmente fonte di critica e sfottò. Non a caso nelle ultime ore in giro per i social-network non si fa altro che vedere immagini e battute relative a questo non paragone. Ciò, fra l'altro, non significa che l'attaccante della Juventus sia un giocatore di seconda fascia (o a sua volta paragonabile a chi si illumina, o si è illuminato sino ad oggi, di luce ancora più intermittente), anzi, è sicuramente fra i calciatori più forti in circolazione, ma per arrivare su quell'isolotto dove oggi con Messi ci possono stare solo Ronaldo e Neymar dovrà mangiare chili di pane e cipolla, senza neanche avere la certezza di riuscire a staccare il pass per certi lidi.

Andiamo ora sul resto. Le parole di Allegri spiegano abbastanza fedelmente lo spettacolo a cui si è assistito ieri sera: "In queste partite vanno sfruttate le occasioni che si presentano, abbiamo fatto molti errori tecnici, dovevamo avere più pazienza". Alzi la mano chi se la sente di dargli torto: senza andare a spulciare gli highlights, si contano tre tiri da fuori pericolosi (De Sciglio, Dybala e Pjanic) e due occasioni con Higuain - che se magari si informasse su un corso di yoga, farebbe cosa gradita ai tifosi della Juve e forse anche dell'Argentina, carristi e non - e Bentancur lenti nella conclusione a due passi dalla porta sul risultato di 0-0, un gol divorato da Dybala sull'1-0, un Bernardeschi molle ed il salvataggio sulla linea di Pique dopo il colpo di testa di Benatia sul 3-0. Quante altre squadre al mondo riescono ad andare in casa del Barcellona a produrre una serie così vasta di occasioni da gol più o meno nitide? Se non si riesce a concretizzare neanche un quarto di quanto detto, però, è ovvio che poi l'oste ti venga a presentare un conto salato. Perché non si può andare a pressare il Barcellona sino all'area di rigore avversaria lasciando dietro 80 metri di campo incustoditi, emblematica a riguardo l'azione del 3-0. Perché non si può pensare di tenere una linea difensiva che non è una linea difensiva se non sei tecnicamente perfetto, emblematica a riguardo l'azione del 2-0.

La tirata d'orecchie non può non coinvolgere anche chi il gruppo lo comanda dalla panchina: va bene gli errori tecnici, ma il terrore visibilmente evidente che ha investito la Juve dopo la prima rete dei padroni di casa è un fattore che avrebbe dovuto tenere lontano dalla squadra proprio l'allenatore. Forse è banale e forzato paragonare la ripresa di Cardiff a quella di ieri, ma che Alex Sandro (a proposito: si hanno notizie di quando quello vero torna a disposizione? In questo primo mese della nuova stagione sembra che in campo scenda più che altro il suo gemello scarso) e compagni abbiano qualche difficoltà da superare, al netto di quanto detto in partenza su Messi, sembra chiaro. Siamo ancora alle prime battute di questa stagione, le squadre di Allegri non hanno mai entusiasmato in questo periodo dell'anno, e dunque non si può non dare credito a chi vince il campionato da tre anni con tre Coppe Italia annesse e due finali di Champions, ma il materiale a disposizione è di altissima qualità: il tecnico livornese deve trovare presto il bandolo della matassa, non sarà né un campionato semplice, né soprattutto un girone di Champions morbido. Il confine fra il bene ed il male nel calcio è sottilissimo, tocca a lui cercare di prendere il largo dal lato a lui più conveniente per dormire sonni tranquilli.

Fabio Giambò

diFabio Giambò

CLASSE '83, MESSINESE, LAUREATO IN INGEGNERIA INFORMATICA. CRESCIUTO A PANE E CALCIO (POI ANCHE FANTACALCIO), È UNA FIRMA TANTO STORICA QUANTO "SCOMODA" DI FANTAGAZZETTA: APPASSIONATO DI MOVIOLA, SEGUE CON ATTENZIONE GLI SVILUPPI DELLE VICENDE RIGUARDANTI CALCIOPOLI E/O COMUNQUE I VARI ASPETTI GIURIDICI LEGATI AL MONDO DEL CALCIO.


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