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Lazio a secco a Cagliari, ovvero la 2^ peggior difesa interna del campionato: Immobile, Keita e Felipe, così non va

Pesante passo indietro dei biancocelesti al Sant'Elia, dove Napoli, Fiorentina e Inter hanno passeggiato. E quel cambio di Inzaghi...


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Il Cagliari non riusciva a ottenere un clean sheet casalingo da sei mesi esatti. Era il 18 settembre 2016 e, contro un'Atalanta evidentemente lontana anni luce da quella che di lì a breve avrebbe cominciato a macinare punti e avversari, Borriello e compagni si imponevano con un roboante 3-0. Dopo quel netto successo, mai più una sola volta con la porta inviolata al Sant'Elia: 5 gol incassati da Fiorentina, Napoli e Inter, 3 dal Sassuolo, 2 dalla Juventus, 1 da Sampdoria, Crotone, Palermo, Udinese, Genoa e Bologna.

E poi? E poi è arrivata la Lazio. Che all'andata aveva vinto 4-1, che (tuttora) gode del secondo miglior attacco del torneo lontano dalle mura amiche (24 centri come Roma e Fiorentina), che era reduce da quattro vittorie consecutive in campionato (più quella in semifinale di Coppa Italia). E soprattutto che si apprestava ad affrontare una squadra ormai praticamente certa della salvezza, nonostante i 28 gol subìti davanti ai propri tifosi (media perfetta di 2 a incontro, secondo peggior dato globale dopo quello del Pescara). Insomma, premesse che facevano presagire una goleada biancoceleste.

Ma nel calcio, si sa, le chiacchiere stanno a zero e i numeri contano solo fino a un certo punto. Perché poi se la palla non la butti dentro, ogni statistica assume decisamente le sembianze di autentica fuffa. Esattamente ciò che è capitato a Biglia e compagni in terra sarda. Pareggio a reti clamorosamente bianche (il primo della gestione Inzaghi) e rimpianti che aumentano: il KO all'Olimpico col Chievo e l'1-1 quasi allo scadere di Suso sono solo gli esempi più recenti di una schiera di delusioni che comincia a rinfoltirsi in modo preoccupante. Pensate: se in tutte e tre queste occasioni fosse arrivato un ragionevole bottino pieno, adesso la Lazio avrebbe 7 punti in più e si insidierebbe esattamente tra Napoli e Roma, in piena lotta per il secondo posto.

Ora, va bene giustificare la squadra tirando in ballo una rosa non ampissima e sostenendo che "non si possono vincere tutte". Ma il tecnico capitolino un errorino (forse più "-accio" che "-ino") ieri l'ha fatto. Inserire Djordjevic per Radu a mezz'ora dalla fine ci sta tutto, in ossequio al diktat tattico del 4-2-4 a gara in corso preannunciato qualche settimana fa. Togliere uno spento (ma pur sempre potenzialmente letale) Keita al 70' per lanciare l'impalpabile Luis Alberto, quando devi produrre il massimo sforzo per trovare il gol decisivo, è però un qualcosa di mai più ripetibile in futuro. Potremmo scommetterci: se potesse tornare indietro, di certo non lo rifarebbe.

Le cause di quest'impresa in negativo, tuttavia, vanno ricercate anche altrove. Per esempio nel rendimento degli altri 2/3 del tridente. Felipe Anderson, in particolare, colleziona 5 tiri (di cui 2 nello specchio), gioca 96 palloni ma ne perde addirittura 30. Immobile? Assente ingiustificato, bocciato e senza attenuanti. Anzi, forse una c'è: il grande dispendio energetico collettivo dell'ultimo mese. Per la terza gara di fila (dopo Bologna e Torino), infatti, la Lazio ha corso meno chilometri rispetto al proprio avversario: ieri 108.4 rispetto ai 111.2 degli isolani.

Dopo la sosta per le Nazionali, altra trasferta sul campo del Sassuolo (dove tornerà dal 1' l'imprescindibile Milinkovic-Savic), prima del fondamentale derby di ritorno in Coppa Italia e del big match casalingo contro il Napoli. Quest'ultima, forse, una delle pochissime chance rimaste ancora a disposizione per sperare fino all'ultimo nella chimera terzo posto. Intanto, però, un po' di sano e meritato riposo. E non poteva arrivare in un momento migliore.

Gianmarco Della Ragione

diGianmarco Della Ragione

Giornalista professionista, malato (incurabile) di Fantacalcio. Napoletano di nascita, Aquilotto sin dai tempi di Beppe Signori. Il calembour? Uno stile di vita


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