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Il campionato a 20 squadre non funziona più: lo dicono la classifica e i numeri. Ridateci la Serie A a 18, grazie

IL TREND ORMAI è EVIDENTE: LE ULTIME TRE NON REGGONO PIù IL PASSO DELLE ALTRE. E L'APPREZZABILITà DELLA COMPETIZIONE, OVVIAMENTE, NE RISENTE


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Genoa 24 punti,

Empoli 21,

Crotone 10,

Palermo 10,

Pescara 9.

Totale ultime tre: 29 punti.

Questa è, al netto dei recuperi di febbraio Crotone-Juventus e Pescara-Fiorentina - in cui oggettivamente non vedo molto spazio per eventuali variazioni sul tema - la parte bassissima della classifica in Serie A. Giunti alla 21esima giornata, quindi, il gap teorico che separa la prima delle virtualmente salve dalla prima delle retrocesse è di 11 punti. Quasi il doppio di quanti ne ha accumulati, sul campo, il Pescara ultimo. E la situazione, per intenderci, non era poi così differente lo scorso anno. Quando, sempre dopo la 21esima, la graduatoria recitava:

Genoa 23,

Sampdoria 23,

Carpi 18,

Frosinone 16,

Verona 10.

Totale ultime tre: 44 punti.

A fine anno, ovviamente, le ultime tre retrocedettero. Così come oggi, a gennaio ancora in corso, appare improbabile che, a tornare in B, non siano Crotone, Palermo e Pescara. E passiamo al 2014-2015. Dove, per comodità, azzeriamo la penalità che venne all'epoca applicata al Parma sull'orlo del fallimento societario. Sempre alla 21esima, avevamo:

Empoli 20,

Cagliari 19,

Chievo 18,

Cesena 15,

Parma 13.

Totale ultime tre: 46 punti.

Altro dato numerico, utile a rinforzare la teoria di fondo di quest'analisi. Nel campionato 2014-2015 (al termine del quale a retrocedere fu il Cagliari, e non il Chievo, che nelle ultime 17 giornate realizzò 25 punti) le ultime tre, giunti sempre a questo punto, avevano subito 113 gol. L'anno successivo Carpi, Frosinone e Verona ne subirono 114. Quest'anno, senza contare i gol che potenzialmente Fiorentina e Juventus imporranno a Crotone e Pescara, siamo già a 118 (calcolando i 2 che il Sassuolo ha realizzato, sul campo, agli abruzzesi all'andata). Sforeremo, quindi, facilmente quota 120. Tutti dati che abbiamo voluto riassumere in uno schema riassuntivo, di modo da rendicontare non il valore assoluto dei freddi numeri, ma più che altro il trend. 

STAGIONEGAP PUNTI TERZULTIMA / QUARTULTIMA
TOTALE PUNTI ULTIME 3 TOTALE GOL SUBITI ULTIME 3
PUNTI ULTIMA IN CLASSIFICA
2014-2015146113 13
2015-201654411410
2016-201711

(2 gare da giocare)

29

(3 a tavolino)

 118

(2 gare da giocare)

9

  (3 a tavolino)  

Un trend che, ovviamente, è evidente. Passano le stagioni, e si amplia a vista d'occhio il gap, tecnico, ma anche finanziario, tra le squadre che occupano le posizioni 18, 19 e 20, e chi sta dinanzi a loro. Nelle ultime tre stagioni è andato via via aumentando sia il numero totale dei gol subiti (e dei punti) delle ultime, sia il gap dalla prima virtualmente salva, sia i punti dell'ultima. Un segnale che dovrebbe essere immediatamente recepito dai vertici del calcio: il format a 20 squadre deciso nel 2004, anche a seguito del compromesso trovato con le squadre di B turbate dal caso Catania del 2003, sta per fallire definitivamente. E miseramente. 

Carlo Tavecchio, dalla sua, ne parlava ormai da due anni: qualche giorno fa, però, ha definitivamente gettato la spugna ("E' un'utopia riportare la Serie A a 18 squadre"). Pur consapevoli dei suoi tanti difetti, non gliene facciamo una colpa. Troppi sono gli interessi, soprattutto televisivi, che si fondano sull'aumento del numero di partecipanti, e che giustamente andrebbero a osteggiare il ritorno al campionato a 18, se non addirittura a 16. Un problema, quello della competitività del torneo a 20, di cui si soffre, e non poco, anche in Spagna, dove similmente alla Serie A oggi ci sono tre squadre - Sporting Gijon, Granada e Osasuna - già virtualmente condannate, perché non all'altezza, sotto più punti di vista, delle altre. Il discorso cambia se invece ci spostiamo nel terzo grande campionato a 20 squadre, ovvero la Premier, dove non solo la distanza che separa terzultima e quartultima è più ridotto rispetto a Serie A e Liga, ma in cui la somma punti delle squadre che chiudono la classifica è di molto superiore alle altre. E dove, non a caso, per intenderci, la spartizione dei profitti ed i fatturati non sono paragonabili a quelli delle altre leghe. Date un'occhiata qui.

 
CAMPIONATO  SQUADRA   
  POSIZIONE IN CLASSIFICA   
  INVESTIMENTI MERCATO ESTIVO 2016  
PremierCrystal Palace18° 73.5 milioni €
PremierHull City19°30 milioni €
PremierSunderland20°37.5 milioni €
LigaSporting Gijon18°1 milione €
LigaGranada19°11.5 milioni €
LigaOsasuna20°2.2 milioni €
Serie ACrotone18°5.3 milioni €
Serie APalermo19°  8.3 milioni €  
Serie APescara20°  11.7 milioni €  

Parlavamo di trend, ed anche qui dobbiamo inchinarci dinanzi ai numeri. Il solo Sunderland, in estate, ha speso quanto le ultime tre di Liga e le ultime tre di A messe insieme: ed ora è ultimo in Premier. Dove è, però, a solo 3 punti - ! - dalla salvezza. E le altre due candidate inglesi alla retrocessione, al momento, stanno trattando due calciatori della nostra Serie A (Evra il Palace, Ranocchia l'Hull) che nessuna delle ultime di qualsivoglia campionato potrebbero mai anche solo prendere in considerazione, per via degli ingaggi, che non a caso sono in linea con quelli espressi dalle loro società, Inter e Juventus. Il modello inglese, in definitiva, è un paragone eccessivamente azzardato. Detto ciò, noi - e gli spagnoli - faremmo bene a guardarci in casa nostra. Dove, per intenderci, potremmo vedere la fine, anche matematica, della lotta salvezza già tra qualche settimana. Non ci credete?

SQUADRA  MEDIA PUNTI A PARTITA
PROIEZIONE A: DOPO 26A, 26 FEBBRAIO 2017 PROIEZIONE B: DOPO 31A, 9 APRILE 2017
Empoli126 punti31 punti
Crotone0.513 punti15 punti
Palermo0.4713 punti 15 punti  
Pescara0.311 punti12 punti

Qui le sensazioni sono ulteriormente amplificate dai numeri. Considerando che la media punti del Pescara, per ovvi motivi, è stata calcolata senza considerare la vittoria a tavolino contro il Sassuolo - il dato analitico, altrimenti, non avrebbe fondamento sportivo - e soprattutto che ogni proiezione è stata calcolata per eccesso (!), l'effetto è impietoso. La prima retrocessione, difatti, potrebbe addirittura esser sancita matematicamente nella prima quindicina di aprile: per fare un paragone, il Verona dello scorso anno, che vinse la sua prima gara in campionato solo a febbraio, venne condannato anche dai numeri solo a 3 turni dalla fine. 

I numeri sono sempre utili, se spesi e analizzati bene, ma non sono tutto. La percezione che ormai, al netto di un approccio più romantico e, volendo, favolistico, ci siano squadre ancora non in grado di competere con le altre, nel massimo campionato italiano, è immediatamente percettibile. La cristallizzazione della parte conclusiva della classifica, d'altra parte, produce anche una sensibile diminuzione della spettacolarità di cui spesso ci lamentiamo, e che ricerchiamo, inevitabilmente, altrove. 

Ci sono molte cose che non funzionano, nel pallone di casa nostra. Una di queste è la scelta del format. Che costringe ormai da troppi anni a decine di partite assolutamente inutili, nelle seconda parte di stagione, se non a riempire centinaia di ore televisive, peraltro spalmate dal venerdi al martedi, e ad esporsi a futili rischi legati alla potenziale commistione con un mondo, quello del calcio-scommesse, che dovremmo fare tutto il possibile per scongiurare, anche solo in linea teorica. Ultima, ma non meno importante, la necessità di iniziare a ridurre il volume complessivo delle partite giocate dai calciatori: una delle poche cose importanti, da iniziare a rivedere, enunciate dal buon van Basten nella sua riforma ideale del calcio consiste appunto nel taglio di almeno di una decina di gare all'anno per i top-player. E andare a riportare a 18 squadre il nostro campionato ne inizierebbe ad eliminare 4: una buonissima base di partenza, visto che su questo punto in molti convergono senza dubbio alcuno. 

Basterà? Ovviamente, no. Ancora per molti anni dovremo sorbirci una seconda metà di campionato senza curiosità alcuna, per esiti che fino a qualche anno fa non solo erano intriganti e spettacolari, ma portavano addirittura ad epici spareggi. Il tutto a scapito d'uno spettacolo che fa il bene un po' di tutti, tranne che del nostro calcio: l'interesse complessivo, inevitabilmente, tende a scadere, e con esso anche il potenziale volume complessivo degli affari. Trascorreremmo tutti volentieri giorni e giorni a scrivere, leggere e ascoltare le fiabesche evoluzioni del Crotone per la prima volta tra i grandi, del Carpi che in 5 anni passa dalla D alla A, e del Pescara di Zeman e Oddo, ma non possiamo farlo a scapito dell'intero movimento e della sua crescita globale. Anzi, a dirla tutta vogliamo continuare a farlo senza sapere a priori come finiranno, queste storie calcistiche di imprescindibile bellezza e dal fascino antico.

Per questo, in questa epoca storica, dovremmo prenderne tutti atto, e ripensare ad un modello che ha smesso di funzionare. E che va ripristinato, almeno per qualche tempo, se si tiene al giocattolo: se poi da qui a qualche anno dovessimo realizzare nuovamente di avere a disposizione una competitività potenzialmente allargata, figlia anche e soprattutto di vacche non solo più grasse, ma soprattutto più equamente distribuite, allora potremo tornare al modello attuale. Per il bene di tutti. Sempre a meno che non si voglia andare a rivedere in toto, ed in modo ancor più omogeneo, il modello della spartizione dei diritti televisivi: un'impresa, volendo, ancor più titanica. E allora? Appuntamento ad Aprile. Quando le retrocessioni, purtroppo per noi - e per le 'piccole' - saranno già decise. E nuove favole saranno quasi pronte per essere raccontate, e poi prontamente rimesse nel cassetto dei ricordi, nel giro di una manciata di mesi.

Alfredo De Vuono

diAlfredo De Vuono

GIORNALISTA CLASSE '83, CALABRO CON LUNGHI TRASCORSI TOSCANI. CINICO, STRONZO, MA ROMANTICAMENTE NOSTALGICO. UNA LAUREA IN INGEGNERIA NELLO STESSO, CONFUSO, CASSETTO IN CUI RIPONE SOGNI E PASSIONI. TARANTINIANO, GILMOURISTA, ATEO DI SINISTRA. VENERA CARBOIDRATI E SOUTHERN COMFORT.


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