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Le emozioni di Ancelotti, per un Napoli che ha superato la linea dimessa della speranza

I partenopei si giocheranno la qualificazione ad Anfield Road. Ancora una volta, sulla strada, Ancelotti troverà il Liverpool


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E la gioia si sparse poco a poco smistata da quella cosa terribile chiamata speranza. Le cinque giornate del Napoli in Champions League, prima dell’ultimo atto finale e decisivo, fanno pensare a questo genere di condizione. Il dopo partita di Carlo Ancelotti ha detto di una tensione densa di soddisfazioni e preoccupazioni, emozionato per ragioni che probabilmente rimandano ai conti da affrontare con una resa che, a questo punto ingiustamente, sarebbe in grado di escludere i partenopei dalla competizione, nonostante Hamsik e compagni l’abbiano condotta al limite della perfezione, in un girone che è tra i più ostili della storia recente del massimo campionato europeo per club.

Ad Anfield Road il Ciuccio dovrà guardarsi le spalle dagli agguati di una ritorsione che non avrebbe pietà del caos, apparente, così sapientemente gestito dal Napoli nei cinque turni precedenti. In un girone in cui la Stella Rossa è stata in grado, stando ai due terzi disputati fino a questo momento, di non perdere in casa, di non subire goal e di battere il Liverpool, in un raggruppamento in cui la squadra di Klopp, inizialmente favorita dai pronostici, ha collezionato già tre sconfitte, il Paris Saint Germain si è tenuto a galla grazie a un goal al 93’ e in cui lo stesso Napoli, che ostinato e “incosciente” (protagonista di una tra le sue migliori prestazioni degli ultimi anni) nei minuti conclusivi nella gara casalinga contro i reds ha saputo conquistarsi il guizzo decisivo, ha dovuto assorbire due reti allo scadere proprio a vantaggio dei parigini (il provvisorio vantaggio al San Paolo oltre il recupero del primo tempo e la rete salva Paris di Di Maria in Francia), i numeri, le differenze reti, la statistica, le possibilità e gli incroci, in quel caos apparente, da parte del Napoli parlano molto chiaro. 

Gli azzurri sono al momento imbattuti, primi (lo sono da quasi tutta la durata del girone) e, soprattutto, col merito di aver percorso le tappe del raggruppamento con l’equilibrio delle squadre che possiedono la misura per fare tanta strada in una competizione che, esteticamente ed emotivamente, viola con facilità i confini dell’emozione, pure per quelli come Carlo Ancelotti. E, come se il destino non si rivelasse ancora abbastanza per il suo sarcasmo, per il tecnico di Reggiolo dall’altra parte del “pericolo” c’è ancora una volta il Liverpool. Il suo Napoli ha collezionato due vittorie convincenti e tre pareggi, due dei quali mostrandosi alla pari, in certi momenti addirittura superiore, a una tra le grandi favorite per la conquista del trofeo. Il Liverpool a Fuorigrotta ha dovuto ammettere una lezione tattica impartita dal Napoli nella gara più delicata, in cui, probabilmente, l’azzardo offensivo nei minuti finali è stato determinante per tutto il resto del prosieguo.

Eppure, davanti a una competizione che, e qui il caos smette di essere calcolabile, altrove regala qualificazioni conquistate prima ancora di scendere di campo, oppure premia meriti (o punisce demeriti) i cui risvolti si affidano anche a terzi, il Napoli, ancora una volta, dovrà contare soltanto su se stesso, senza poter confidare in alcun genere di deroga del proprio destino. Un aspetto sportivamente logico e giusto, ma che quel caos ha voluto e vuole ancora sottratto al campionario di possibilità in un torneo dove accade spesso che il proprio risultato dipenda anche da quello degli altri. Ma non stavolta (e purtroppo per il Napoli non sarebbe la prima volta). Nonostante tutto, In un raggruppamento così, con l’ultima giornata a Liverpool, il Napoli si è costruito la massima possibilità sulla quale quasi nessuno avrebbe scommesso. Giocarsi la qualificazione avendo due risultati su tre a disposizione.

Gruppo C più difficile ed equilibrato di quello con Bayern, Manchester City e Villareal, più di quello con Borussia, Arsenal ed Olympique. Vecchi ricordi che rievocano miracoli e delusioni. Guai, però, a parlare adesso di miracoli. Attribuire a questo Napoli un merito sorprendente significherebbe sminuirne le potenzialità. La parola miracolo questa squadra l’ha perduta da un pezzo, per sua fortuna. Tuttavia, in quel girone in cui un grande equilibrio ha costretto tutte le contendenti a restare in cifra unica alla quinta giornata, il Napoli dovrà fare i conti con una grande squadra. Dovrà farli da imbattuto, contro un Liverpool che invece ha già perso tre volte. 

Pure i numeri sanno voltarsi con fare beffardo. Ancelotti, probabilmente, più di tutti adesso starà mettendo ordine tra idee ed emozioni. A rovistarli è lo spettro di una delusione che il suo Napoli non meriterebbe. Ad ogni modo, un merito il Napoli lo ha già raggiunto. Ha superato l’intimo imbarazzo della speranza. Un passo compiuto quando si deve qualcosa solo a se stessi. L’emozione di Ancelotti, chissà, sarà stata anche questa. Una sensazione che dall'esterno aiuta a marginare le preoccupazioni. Sia pur esse di non poco conto. Come Champions comanda. 

Elio Goka

diElio Goka

ELIO GOKA È LO PSEUDONIMO DI SEBASTIANO DI PAOLO. NATO NELLA NOTTE DELL'ULTIMO SOLSTIZIO D'INVERNO DEGLI ANNI SETTANTA, È CRESCIUTO IN CAMPANIA, FORMANDOSI "A SUD" E VIAGGIANDO, POI, IN AFRICA E IN AMERICA LATINA. SI OCCUPA DI LETTERATURA, PUBBLICA NARRATIVA E SCRIVE ANCHE DI CALCIO PERCHE' AFFASCINATO DAI TEMI MISEREVOLI.


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