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"Allo stadio di nascosto". Parla Flachi: la cocaina, i soldi, l'addio

Bella e lunga intervista rilasciata dall'ex bomber blucerchiato: si parla di tutto. E della sua vita attuale: la ristorazione, e quel patentino che non può ancora prendere


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Bella e lunga intervista rilasciata da Francesco Flachi, grande protagonista - anche fantacalcistico - degli anni 2000 della nostrana Serie A, idolo soprattutto a Genova, dove  tra il '99 ed il 2007 giocò 279 partite, mettendo a segno ben 112 "+3". Oggi il terzo marcatore di sempre della Sampdoria - dietro ai soli Mancini e Vialli - gestisce una paninoteca e un ristorante ed allena in Terza Categoria. Questi i tratti salienti delle sue dichiarazioni a Libero.

 

LA COCAINA E LA SQUALIFICA SINO AL 2021 - "Neanche avessi ammazzato qualcuno. Per carità, ho sbagliato alla grande, ma non fino al punto di venire trattato come un criminale. Quando mi sorteggiarono non ci pensavo, ero tranquillo, in fondo erano passati 4 giorni dalla sera in cui mi sono "lasciato andare". Ero a cena con amici, festeggiavo la nascita di mio figlio...Ero solo un bravo ragazzo con un brutto vizio. La seconda volta, invece, ero già mentalmente fuori dal calcio. Ho una discussione con mister Iachini, mi sento preso per il culo, la sera mi "lascio andare" e arriva il controllo. La cocaina non migliora la prestazione sportiva, neanche se la prendi il giorno prima. La droga non è un problema del calcio, è un problema dei singoli".

 

I SOLDI GUADAGNATI E QUELL'IRREFRENABILE VOGLIA DI SPENDERE - "Papà mi vuole bene, così tanto che a un certo punto ha deciso "d' ufficio" di gestire i miei risparmi. Sa com' è, sono un generoso per natura e stavo sperperando tutto...In carriera penso di aver guadagnato 7-8 milioni".

  

 

  

IL PESO DELLA SQUALIFICA - "Mio figlio vorrebbe andare allo stadio, ma io non posso accompagnarlo. Se vado a comprare i biglietti e dico il mio nome, risulto in una "black list", una sorta di Daspo. Mi trattano come se fossi un malato. Più di una volta sono stato allontanato, per esempio in occasione dell' ultimo Samp-Lazio: è umiliante. Riesco a vedere le partite solo se entro di nascosto: faccio comprare i biglietti ai miei amici, vado in gradinata, mi incappuccio per non farmi riconoscere. A volte incontro vecchi amici, dirigenti: vorrei salutarli ma cambio strada per non metterli in difficoltà".

 

LA PARTITA D'ADDIO - "Vorrei organizzarla da anni. Un evento a scopo benefico con i ragazzi che per 8 anni hanno sofferto e gioito con me e con tutti i tifosi della Samp con cui ho un rapporto fraterno. Ogni volta sembra quella buona, ma poi servono i permessi della questura e si blocca tutto. L' anno scorso si sono mobilitati Ferrero e Mihajlovic ma niente".

 

IL CALCIO DI OGGI - "E' peggiorato molto: se giocassi oggi farei molti più gol. Tecnicamente c' è un abisso".

 

LE OFFERTE RIFIUTATE - "A 12 anni mi contatta Moggi per andare al Napoli, ma sono troppo piccolo per lasciare casa. Da "grande" il Bayern Monaco e il Milan nel 2007. Per un attimo tentenno ma poi vince l' amore per la Samp".

 

 

 

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