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Caso Koulibaly, il giudice Sandulli spiega la mancata assoluzione: "Solidarietà si, ma senza sconfinare"

Spiegata la sentenza con la quale è stata confermata la squalifica


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Intervenuto ai microfoni di calcionapoli24.com e Radio Crc, Piero Sandulli, giudice della Corte federale d'Appello, ha spiegato il perché non è stato accolto il ricorso del Napoli verso la squalifica di Koulibaly. Queste le sue parole: "Ha prevalso il rispetto delle regole, la solidarietà umana è un valore da proteggere, ma che non può sconfinare in comportamenti lesivi del corretto svolgimento di un evento. Non abbiamo rigettato l'istanza perché ci vuole un cambiamento. Se è concesso ad un calciatore un comportamento irrispettoso del direttore di gara, si legittimano anche episodi che possano sfociare nella violenza verso l'arbitro. Abbiamo voluto dare comunque un segnale: di solito il ricorso contro una sola giornata di squalifica non viene neanche considerato ammissibile, abbiamo voluto comunicare l'esigenza che un cambiamento è necessario, ma non è nella fase di giudizio che questo deve avvenire. Non si giudica un uomo dal colore della pelle. Per il resto possiamo anche considerare che lo stato d'animo dell'atleta dall'ambiente, ma non può costituire una scusante. L'esempio che ieri è stato fatto è che se io applaudissi un giudice che sta sbagliando non so se farei ancora l'avvocato. Non è più possibile che ci siano problemi di carattere razziale nel terzo millennio. Paragone col caso-Muntari ai tempi del Pescara? Lì sentimmo l'arbitro che disse che non aveva capito perché Muntari protestava, anche perché parlava un po' in italiano e un po' nella sua lingua, e aveva detto 'se avessi capito, non lo avrei sanzionato'. Nei fatti il caso era ben diverso. Non ci siamo voluti sottrarre dal problema. La sanzione del giudice sportivo era di una giornata per ammonizione e una per squalifica. Avremmo potuto anche non accoglierla".

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