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#FGCON Giunti: "Punto su Bacca. Il mio rapporto di odio-amore con Gaucci"

OGNI SETTIMANA, UN EX PROTAGONISTA DEL CALCIO GIOCATO AI NOSTRI MICROFONI RACCONTA LA SUA VITA ATTUALE, LA SUA IDEA DI CALCIO, E DISPENSA CONSIGLI AI FANTALLENATORI


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Una carriera intensa nella quale, senza mai andare sopra le righe, Federico Giunti si è tolto molte soddisfazioni. La cavalcata dalla C1 alla A del Perugia che lo ha visto sempre protagonista, lo scudetto col Milan e il titolo nazionale turco col Be?ikta?. Il centrocampista umbro, nato a Città di Castello nel 1971, ha all'attivo 186 presenze in Serie A e 9 reti. Ha giocato anche a Parma, Brescia, Bologna, a Verona nel Chievo e terminato la carriera a Treviso. In un'occasione, nel novembre del 1996, ha anche indossato la maglia azzurra, scendendo in campo nell'amichevole contro la Bosnia, convocato dal Ct Arrigo Sacchi. Ritiratosi nel 2009 ha poi iniziato ad allenare gli Allievi nazionali del Perugia, la Berretti del Foligno e dal 2012 ha il patentino di Prima categoria Uefa.  

Giunti con la maglia del Perugia - Getty Images

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#1 – La tua vita adesso: cosa fai, dove vivi, come si sviluppa la tua giornata?
"Vivo a Città di Castello, nello stesso paese dove io e mia moglie siamo nati. Da qualche anno alleno. Questa stagione l'ho iniziata in D nel Foligno ma dopo poche giornate ho avuto dei problemi con la società e sono stato esonerato. Al momento sono impegnato nella mia scuola calcio che si chiama "Calcio Castello Federico Giunti" e si trova appunto a Città di Castello".


#2 – I social network li usi? Se sì, quali? Che rapporto hai oggi con i tifosi, tanto nella vita reale quanto a distanza, mediante la rete?
"Non sono un grande appassionato di social, a volte però li sbircio da qualche amico. Il fatto è che ritengo il 90% dei contenuti prodotti inutili, una perdita di tempo. Nel restante 10 trovo cose interessanti: vorrei social di questo tenore ma so che non è possibile e infatti non ho alcun profilo. La mia scuola calcio ha una pagina facebook ma non la gestisco io. Pubblichiamo solo cose inerenti alla nostra attività".


#3 – Una squadra, un compagno, un allenatore e un Presidente che ti è rimasto nel cuore.
"Il Perugia è la squadra del cuore perchè lì ho trascorso i sei anni più importanti della mia vita. E sempre lì ho instaurato i rapporti più profondi. Ecco perchè non posso nominare un solo compagno ma tutto quel gruppo di quegli anni, amici coi quali ci sentiamo tutt'ora. Il presidente è Luciano Gaucci. Con lui avevo un rapporto di amore e odio. Quando non giocavo bene – ma non riservava questo trattamento solo a me – ne ho prese di bastonate morali e pure nelle interviste mi criticava molto. Il suo era un metodo da bastone e carota che alla lunga ha funzionato e lui l'aveva capito. Nei momenti negativi giocavamo per noi e contro di lui, per dimostrare che eravamo migliori di come ci ritenesse. Questa è stata un'ottima spinta per ottenere risultati. L'allenatore è Galeone. Non avevo mai giocato a centrocampo, lui mi ha dato il ruolo fisso di centrale. Era la stagione 1995-96 vincemmo il campionato di B grazie anche al reparto, nel quale avevo ai lati Goretti e Allegri".


#4 – Quale l'aneddoto calcistico più folle, curioso, strano della tua carriera?
"Il periodo di ramadan al Besiktas. Ci allenavamo la sera. Mentre i giocatori europei arrivavano al campo carichi che non vedevano l'ora, quelli musulmani partecipavano così appesantiti dai pasti che lascio immaginare quanto incidesse sulla seduta. Di aneddoti relativi al Perugia, invece, ce ne sono tanti. Ricordo una volta che perdemmo una partita con Gaucci che entrò negli spogliatoi per dirci che saremmo andati diretti in ritiro. Si fa avanti il capitano Dondoni che chiede di partire il giorno dopo, per avere almeno il tempo di prendere qualcosa da casa. Niente da fare, il presidente gli rispose: "Allora vai fuori rosa!". Ci interpellò uno ad uno poi, ebbe solo risposte negative e quindi la spuntammo. Saremmo partiti per il ritiro il lunedì, posticipammo giusto di un giorno. Gaucci era così. Ad esempio, ci vietava di portare i cellulari? A metà settimana faceva salire in ritiro un camioncino col pesce fresco. Bastone e carota ancora".  

Al Besiktas, stagione 2003-04 - Getty Images

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#5 – In carriera chissà con quanti moduli di gioco sarai stato impiegato. Qual è il tuo preferito e perchè?
"Il 4-3-3 di Galeone che ha portato risultati ed era divertente da giocare e divertente per chi ci vedeva giocare. Da allenatore ho utilizzato spesso il rombo. Per me resta importante difesa la linea difensiva a 4 e il centrocampo a 3. Poi, in avanti, il variare delle soluzioni".

#6 – Qual è il gol che avresti voluto segnare nella storia del calcio?
"Una rete in una finale di Champions, che coroni una carriera ad alti livelli. Penso a quello di Maldini al Liverpool nel 2005. Andò male poi, vero, ma mi piacerebbe segnare un gol in un contesto simile".

Al Milan, dal '99 al 2001 - Getty Images

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#7 – C'è un rimpianto nella tua carriera? Oppure qualcosa che hai fatto ma che se tornassi indietro cambieresti?
"No. Ho fatto scelte sbagliate nei trasferimenti, ho affrontato annate negative, ma non rimpiango niente perchè tutto fa esperienza".


#8 – Primo consiglio ai fantallenatori: un portiere su cui puntare questa settimana.
"Buffon, col quale ho giocato a Parma. Altrimenti Donnarumma che mi ha impressionato molto".


#9 - Secondo consiglio ai fantallenatori: un difensore su cui puntare questa settimana.
"Barzagli".


#10 - Terzo consiglio ai fantallenatori: un centrocampista su cui puntare questa settimana.
"Perotti".


#11 – Ultimo consiglio ai fantallenatori: un attacante su cui puntare questa settimana.
"Bacca, magari si sblocca".


Fantagazzetta ringrazia Federico Giunti per la cortese disponibilità.  


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