SHARE

Napoli, ora in realtà è tutto più semplice: se vuoi lo scudetto devi vincerle tutte da qui alla fine

PRIMA DELLA DOPPIA SFIDA INCROCIATA CON LE ROMANE, NAPOLI E JUVENTUS SI GUARDAVANO "AL CONTRARIO". SARRI AVREBBE POTUTO AMMINISTRARE IL VANTAGGIO, E GIOCARSELA A TORINO PER IL PAREGGIO. ORA NON PIù


|

Avrebbe dovuto e voluto fare di più, il Napoli, contro la Roma. Non c'è riuscito perché s'è trovato dinanzi un grande Alisson, un grandissimo Dzeko ed una squadra mai così solida, anche psicologicamente, soprattutto a margine d'un periodo stagionale così poco florido. E invece s'è dovuta arrendere, la Sarri-band, pur giocando in casa, dinanzi al pubblico amico come sempre affamato di bel gioco.

Ma mai come oggi anche dei tre punti.

Quelli che sarebbero serviti come il pane, perché pochi minuti prima la mazzata era arrivata dall'Olimpico, per mano di Dybala. Ma andiamo per ordine.

La Roma a Napoli non aveva cominciato bene. Anzi, l'approccio molle e poco combattivo aveva portato Insigne a trovare un gol semplice, quasi banale, a difesa piazzata ma poco reattiva. Da lì in poi tutto s'è rivolto contro un Napoli sterile e poco concentrato, evidentemente scosso e incapace di reagire prima al pareggio e poi all'evitabile imbarcata.

Ciò che tende a spiazzare è appunto questo. Ovvero, che una squadra reduce da 10 vittorie consecutive, tutte spettacolari e meritate, non riesca a superare un blocco psicologico che forse anche il suo tecnico, con il reiterato ritornello del "giocano prima loro, soffriamo noi", ha contribuito a trasformare in paura reale, da surreale alibi che era in origine.

Il Napoli, invece, ha giocato per settimane col fiato sul collo della Juventus, ed è finito per soccombere nel momento peggiore della sua stagione. Ovvero, alle porte d'un'altra sfida non semplice (la trasferta di Milano contro l'Inter), e solo dopo aver, più o meno "volontariamente", abbandonato ogni altra competizione per concorrere al massimo prestazionale nel campionato.

Errore evidentemente strategico, tipico delle squadre ancora non pienamente consapevoli della propria forza, ma solo dei propri limiti. Uno, innegabile, individuabile nella scarsa varietà e profondità della propria rosa, responsabilità tanto del Presidente quanto dell'allenatore (cosa che qui penso di avere spiegato in maniera piuttosto dettagliata). L'altro, non meno grave, è stato di dare per scontato di non essere in grado di gestire il doppio appuntamento ancora a lungo: squadre molto meno tecniche e con una rosa ancor più corta ci riescono con relativa facilità. Per questo la mancata diversificazione degli obiettivi stagionali trasforma inevitabilmente il crollo di stasera, a maggior ragione, in una figuraccia.

93': la rinascita della Joya (getty)

+

Ma nulla è perduto. Anche se il calendario adesso è completamente, inoppugnabilmente, ed oggettivamente dalla parte della Juventus, che con relativa facilità porterà a casa i tre punti anche nel recupero della sfida contro l'Atalanta, ed a quel punto avrà due punti di vantaggio sul Napoli. Che a questo punto deve solo guardare con un occhio allo specchio, e l'altro al calendario: mancano 11 giornate e 33 punti alla fine, e per scrivere la storia deve, semplicemente, farli tutti e 33. Cos'è cambiato rispetto a prima? Beh, che prima di stasera poteva anche andare a Torino e giocare per il pareggio. Ora non più. Anche perché, se c'è un messaggio, arrivato dritto e chiaro dall'Olimpico sbancato al 93' da una giocata amorevole della Joya, è che la Juventus riesce a vincere dovunque e comunque, anche senza 6-7 titolari o potenziali titolari. Un dato di fatto, che certifica e marchia a fuoco il valore di una rosa capace di fare a meno, anche in una trasferta difficilissima come quella odierna, del proprio centravanti titolare (Higuain), del proprio miglior difensore (Chiellini), di tre esterni d'attacco (Cuadrado e Bernardeschi infortunati, Douglas Costa solo subentrato), uno di difesa (Alex Sandro, anch'egli subentrato). Condizioni al contorno che avrebbero reso una squadra normale inerme dinanzi ad una squadra robusta come la Lazio, che seppur affaticata dai 120' sanguinolenti di Coppa, era in formazione tipo e soprattutto vogliosissima di tornare a macinare vittorie.

Nulla di tutto ciò. Come ha sempre fatto durante l'ultimo sessennio, la Juventus gioca e vive agonisticamente con la stessa ferocia d'un cobra, pronto a mordere con inaudita rapidità e senza lasciar scampo. C'è riuscita anche oggi, a un soffio dal gong finale che avrebbe consegnato lo 0-0 agli annali e maggiore fame agonistica al Napoli stesso. Che però non può costantemente ragionare, ed investire energie nervose, nell'analisi del cammino altrui, per alimentare il proprio. Così è stato, per troppo tempo, sinora, e se Sarri vorrà fare il salto di qualità così non dovrà essere in futuro. 

Anche perché il tempo dei calcoli da oggi è ormai definitivamente tramontato: se miracolo sarà, e San Gennaro vorrà, il Napoli vincerà lo scudetto vincendo tutte le partite del girone di ritorno, esclusa quella contro la Roma. Altrimenti, come ormai succede da 6 anni a questa parte, farà solo la parte della contendente, armata di buone intenzioni e bel gioco. Ma ancora non in grado di munirsi d'un efficace antidoto al veleno di un cobra chiamato Juventus.


Ti è piaciuto questo articolo? Dillo ai tuoi amici!