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Quando un amore finisce: la storia dell'addio tra Marek Hamsik e il Napoli

una clamorosa separazione, che però ragionando con la testa, e non con il cuore, anche a gennaio un po' conviene a tutti


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E' finita solo quando è finita, secondo qualcuno. Ma la verità è che molte storie, non solo d'amore ma anche calcistiche, finiscono spesso molto prima. Ovvero quando subentra un terzo incomodo, più fascinoso o, banalmente, facoltoso; oppure, semplicemente, quando le cose iniziano a non andare più come un tempo.

E' in quel preciso momento, che i rapporti, anche quelli più solidi e duraturi, vengono meno. Si tratta poi d'aspettare solo le carte, che certifichino la separazione. Una mera formalità: esattamente ciò che si attende di aggiungere, in questa fase, al dossier Marek Hamsik.

Che ieri, intanto, ha salutato gli amici e i compagni, ed è partito per la Slovacchia, da dove poi raggiungerà la Cina. Pare addirittura che sia apparso affranto: "Spiace andar via senza aver neanche salutato i tifosi, o fatto un giro di campo", avrebbe detto, il capitano, che ora verrà sostituito, in quel ruolo, da Insigne.

E in effetti anche questo, come buona parte delle fratture tra società e calciatore simbolo, non è stato il meno fragoroso degli addii. Ad Hamsik non è per nulla piaciuto quel tweet di qualche giorno fa che annunciava lo stop alla trattativa "coi cinesi". 

Poteva fare assai di meglio, a livello comunicativo, una società che non deve più neanche ambire di aggregarsi alla stretta sfera delle big d'Europa, perché pur senza risultati, ha dimostrato sul campo di poter tenere testa praticamente a chiunque, quando è sul pezzo. Il punto è che si diventa grandi anche attraverso questi dettagli, che poi dettagli non sono, visto che - volendo entrare nel merito - il problema risiedeva solo nelle modalità di pagamento del cartellino. Pare che il Dalian si sia inizialmente esposto, dicendosi pronto a prendere Hamsik a titolo definitivo, come richiesto da De Laurentiis, e che poi abbia fatto marcia indietro, proponendo il prestito (anche molto) oneroso, con obbligo di riscatto. Una versione raffinata del pagamento dilazionato, che però non avrebbe offerto al Napoli le medesime garanzie, anche bancarie: questione di forma, più che di sostanza, visto che le tre parti in causa - Dalian, Napoli e Hamsik - hanno già deciso che il trasferimento si farà. E' quindi solo questione di giorni, forse di ore. Poi lui che fu Marekiaro inizierà a mettersi a disposizione di Bernd Schuster, con cui ha già avuto dei colloqui telefonici, e potrà tornare anche a fare il suo vecchio, amato, ruolo, quello della mezzala di incursione.

Esordirà, pare, già a inizio marzo, quando aprirà i battenti la Chinese Super League, e proverà a regalare il titolo, insieme a Carrasco e Gaitan, alla società che ha comprato il fu Dalian Shide (club più titolato del Paese) per unirlo al Dalian Yifang. Un progetto ambizioso, che non poteva non tentare di ritrovare l'eccellenza con un capitano coraggioso e fiero, che in Italia però ha lasciato orfani non solo i tifosi, ma anche i suoi milioni di fantallenatori

Clamoroso, ma preventivabile, come evento. Forse anche più dell'addio di Higuain, che proprio come l'ex compagno in azzurro in estate aveva avuto approcci assai convincenti, da parte dell'amico Sarri, e che non a caso proprio oggi parla della sua esperienza al Milan come una sorta di parentesi, transitoria e forzata - "Credo che dopo sei anni la mia esperienza in Serie A fosse completa".

E forse, "completa", era anche quella di Hamsik, che era arrivato ragazzino in un Napoli neo promosso in A e allenato da Reja, e che se ne va, 12 anni dopo, da un Napoli che ha fatto bellissima figura, pur senza passare il turno, contro PSG e Liverpool, e che è tornato a fare sognare i tifosi. Anche grazie a lui, che non ha mai mancato di essere un punto di riferimento, anche quando il suo contributo in fase realizzativa è drasticamente calato, anche per via dei nuovi compiti che gli sono stati dati. E probabilmente questo era anche il momento giusto per dirsi addio: già in estate Hamsik era pronto a salutare, ma lo sbarco di Ancelotti aveva diffuso troppo, legittimo, entusiasmo.

Una sensazione diffusa, per cui era quanto meno necessario provare a capire quali margini ulteriori potesse avere questa squadra, che ambiva a trovare metaforicamente, nella guida di Carletto, una sintesi tra l'esperienza, anche vincente, del ciclo di Benitez e la spettacolarità tecnico-tattica di quello di Sarri. Un tentativo, per ora, riuscito a metà, tant'è che arrivati a fine 2018 il Napoli era già lontano da entrambi i sogni stagionali - Scudetto e Champions - per cui la permanenza di Hamsik sarebbe servita solo a tener vivo e vegeto il suo mito di indomito condottiero, che in ogni caso però avrebbe detto addio a giugno. 

Meglio, quindi, dirsi addio subito. Anche a costo di far volare un paio di straccetti, ridonando la sua forma originale al presunto "divorzio consensuale" di cui tanto s'è parlato, che però assume più i contorni della somma di vantaggi. 

Per il calciatore, che va a chiudere la carriera guadagnando un triennale di proporzioni eccezionali; per il Napoli, che segna a bilancio una plusvalenza altrettanto eccellente, per un calciatore che sarebbe sì rimasto a vita, ma andando poi via a zero; per il Dalian, che si regala un campione dentro e fuori dal campo, che l'aiuterà a diventare grande proprio come fece col Napoli. Meno vantaggi, semmai, solo per i tifosi, che però potranno consolarsi, tra qualche mese, con almeno uno tra Fornals e Barella, e, nell'immediatezza, con le giocate di quel Fabian Ruiz che ha già dimostrato di poter ereditare senza traumi l'incarico del suo fu capitano. 

Più benefici che danni, almeno parrebbe, in definitiva. Resta in ogni caso la sensazione che un velo di diffusa tristezza sia calato, in questo rigido inverno. E che non andrà via almeno per un po'. 

Così come la sofferenza. Per un amore che certo è iniziato e che certo è finito: ma che solo il futuro ci dirà se non è mai finito.

Quando un amore finisce, uno dei due soffre.

Se non soffre nessuno, non è mai iniziato.

Se soffrono entrambi, non è mai finito.

  [Marilyn Monroe]  


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