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Donnarumma, storia d'un tifoso rossonero che (per) ora dice 'no' alla Juventus. A differenza di Raiola

UNA PARTITA CHE NON SCORDEREMO, IL 2-1 DELLA JUVE ALLO STADIUM DI VENERDI. CULMINATA CON IL SUO "SEMPRE LORO" ED UN BACIO ALLA MAGLIA CHE HA FATTO IMPAZZIRE DI GIOIA I SUOI TIFOSI


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Ci sono storie di calciatori che sembrano esser state pensate, ideate e scritte con l'obiettivo di svilupparsi in un unico contesto, e far sognare una sola ed unica tifoseria. In questo caso, quelli rossoneri, che il primo sussulto di gloria lo avvertirono ormai due anni fa: 30 luglio 2015, a Shanghai uno dei Milan peggiori degli ultimi tempi - con Alex ed Ely coppia centrale difensiva, ed il tridente Suso - Niang - Cerci davanti - si gioca l'International Champions Cup contro il Real Madrid. In panchina c'è Mihajlović, uno che non le ha mai mandate a dire. Ai senatori quanto ai giovani: ed anche a lui, Gigio, il ragazzino di 16 anni che il Club Napoli ha ceduto al Milan, nonostante Fiorentina e soprattutto Inter avessero provato a far carte false pur di accaparrarselo. In casa Donnarumma, però, il Diavolo è questione di cuore, oltre che di famiglia, come spesso capita in molte zone dell'hinterland partenopeo. D'altro canto il rossonero è già, e da tempo, il bi-colore che veste le giornate di Antonio, fratello maggiore di Gigio, di 9 anni più grande ed oggi portiere dell' Asteras Tripolis, in Grecia. Ma, all'epoca, del Genoa a cui lo cedette Galliani in cambio di Ferretti, oggi all'Albinoleffe. E' stato proprio Antonio, pur non avendo mai giocato al Milan, a trasmettere insieme al padre la passione per il Milan al piccolo - si fa per dire, è già alto un metro e 97 - Gigio. Che però, fin da quando era bambino, pur ammirando Abbiati, aveva un solo idolo: Gigi Buffon. Oggi suo compagno di Nazionale e rivale in campo. Soprattutto allo Stadium, quando c'è da giocarsi il "classico" italiano: ma ci arriveremo. Eravamo in quel di Shanghai, dove Gigio siede in panchina, a sorpresa, dopo una militanza (breve) a dir poco straordinaria con i Giovanissimi, gli Allievi ed i Primavera. Al fianco dell'ammiratissimo Abbiati, sì, ed in attesa che Sinisa dia spazio anche al 38enne di Abbiategrasso, per far rifiatare il titolare Diego López. E invece no: al minuto 72, quando arriva il tempo del solito tourbillon delle sostituzioni, lo spagnolo fa spazio proprio a lui, che si ritrova d'emblée a fronteggiare Isco, James, Kroos e Marcelo. Quando la partita termina sullo 0-0 e si va ai rigori, il primo a calciare è Sergio Ramos. Donnarumma sbaglia lato, ma pochi secondi dopo è lui, con un tuffo secco sulla sua sinistra, a ipnotizzare addirittura Toni Kroos, uno che ha ancora la maglia da regista campione del mondo tatuata addosso. 

Poco importa se quella partita amichevole terminerà 10-9 per gli spagnoli, con il rigore decisivo fallito proprio dal ragazzino di Castellammare di Stabia. Le favole più belle, d'altra parte, iniziano in salita: così come in salita sono anche questi primi anni di esperienza di Gigio in rossonero. Quand'era un bimbo, d'altra parte, ammirava la sua squadra sul tetto del Mondo, a rivaleggiare col Liverpool e ad alzare la Supercoppa UEFA ed il Mondiale per club. Con il tecnico che già nel 2014-2015 lo portò in panchina - Inzaghi - a far gol in ogni modo e maniera, ed un certo Kakà a maramaldeggiare nelle difese avversarie, prima di svernare coi colori della squadra contro cui ha debuttato proprio Gigio, da pro. Il suo, d'altra parte, è un altro Milan. E' una squadra che ormai da più di due anni cerca un acquirente per via della mancanza di voglia, tempo e denaro del suo proprietario, e che ancora oggi vaga alla ricerca di fantomatiche e multiple caparre provenienti da Oriente, che slittano a frequenze ultrasoniche, scatenando il panico in una tifoseria che ovviamente si sente presa in giro. Depredata, defraudata, dopo un trentennio vissuto ai vertici, nel limbo di un presente mai così indecifrabile ed in attesa di un futuro tutto da scoprire. Soprattutto per Gigio ed il suo agente.

Che, neanche a dirlo, è un certo Raiola. E' da una vita che un vecchio lupo di mare come il buon Mino sa di avere in mano un gioiello, paragonabile per potenzialità, tanto per rimanere nel suo "seminato", al solo Pogba. Il valore di mercato di Donnarumma, oggi, dopo 62 presenze rossonere tutte di livello non alto, ma altissimo, supera anche i 100 milioni. D'altra parte parliamo dell'erede designato ed unico di una storia e sequela di portieri, quella azzurra, che è cambiata ancora una volta nel settembre scorso, quando contro la Francia Ventura gli ha dato spazio a soli 17 anni e 189 giorni. L'ennesimo record, per Gigio, diventato il più giovane portiere ad aver vestito la maglia della Nazionale. E con la maturità e la sicurezza di un veterano: in campo indirizza con sapienza ormai da un anno e mezzo difensori che hanno anche 15 anni in più di lui, si tuffa con rara efficacia anche sin dove sembrerebbe impossibile arrivare, ha una ricettività e dei riflessi che sembrano quasi computerizzati, oltre che armonici, nonostante una stazza che non è proprio quella d'un leprotto. E' una pantera, determinata e freddissima, Gigio Donnarumma, che oggi per età e potenzialità è oggettivamente il miglior estremo difensore del Mondo. Meglio anche del 31enne Neuer e del 39enne Buffon, sì: perché è capace di esaltarsi soprattutto nelle partite difficili, proprio come i grandissimi. Quelli che segnano un'epoca. Quelli per i quali le grandi squadre sono giustamente disposti a fare follie. 

Ed una follia, prima o poi, dovrà farla anche la Juventus. Perché l'altro Gigi non è eterno. Arriverà di certo ai Mondiali 2018, quando avrà ampiamente scavallato la 40ina, ma poi potrebbe dover lasciare il posto a quello che Marotta sceglierà come suo erede. Un erede che a Torino, in realtà, avrebbero già scelto, anche a costo di dover investire una somma paragonabile solo a quella spesa nel 2001 per strappare al Parma l'allora 23enne carrarese, per il quale Moggi investì 75 miliardi di lire più la cessione a titolo definitivo di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi. Totale, 105: una cifra assai prossima (ovviamente, in euro) a quella che Raiola vorrebbe produrre dalla cessione di Gigio. Già, perché l'obiettivo del noto procuratore nel caso in cui dovesse arrivare il rinnovo resta quello di inserire una clausola che preveda una percentuale a suo favore sulla futura rivendita. Alla Pogba, per intenderci: il ragazzo resta tuo, anche per via della mia mediazione, ma se un domani lo rivenderai - ed ovviamente, l'obiettivo del procuratore in tal caso sarebbe quello di realizzare il trasferimento - io ne gioverò. E' proprio così che potrebbero andare le cose: Raiola nelle ultime settimane ha più volte parlato di "progetto" e di valutazione del futuro societario rossonero, di modo da garantire al suo assistito la scelta della "grande squadra che merita". Il Milan, insomma, a detta sua non lo sarebbe. E, difatti, non lo è: il prossimo, d'altro canto, sarà il 4° anno senza Champions League, la competizione più adatta per far brillare Gigio agli occhi del Continente intero ed aprire per lui anche nuovi potenziali mercati esteri. E non è assolutamente detto neanche che il 2018-2019, coi cinesi alla guida o meno, possa essere l'anno buono per il ritorno dei rossoneri nel loro habitat naturale: è vero che il ragazzo ha ancora almeno altri 20 anni rosea carriera davanti, ma questo non è un buon motivo per fargliene spendere buona parte senza i palcoscenici che merita. Tutte valutazioni, queste, che Raiola continuerà a sottoporre a Galliani - o ai futuri vertici rossoneri - in sede di ricerca dell'accordo per un rinnovo del contratto che, a 15 mesi dalla sua naturale scadenza, non è ancora arrivato. C'è chi dice addirittura che Raiola sia arrivato a chiedere 7 milioni al Milan, che al momento sarebbe fermo a 2.5. In realtà le pretese dell'agente dovrebbero essere leggermente inferiori (intorno ai 5.5 milioni netti all'anno), ma il gap che separa domanda e offerta, in ogni caso, resta sostanziale e cospicuo. E solo una nuova proprietà ricca, ricchissima, ed una società forte, fortissima, sarebbe capace di accontentare le pretese del manager del ragazzo d'oro. Tutto questo, però, vale e varrebbe se parlassimo, appunto, di ciò che Donnarumma appare, in campo: ovvero, un robot capace di respingere qualsiasi tiro gli venga calciato contro. 

Gigio, però, come dicevamo in apertura è anzitutto protagonista d'una favola. La sua, quella d'un ragazzo di provincia dal futuro roseo e dal cuore rossonero, a cui non vanno giù i presunti torti arbitrali che si soffrono al 97' di una partita intensissima, in cui come sempre ha sputato sangue e regalato miracoli. E che non possono non essere sfogati, a sangue caldo, con un urlo di rabbia che ha tuonato forte nelle case degli italiani, facendo storcere il naso ai tifosi bianconeri (e, forse, anche un po' a Raiola) ed ha riempito, per quanto possibile, il cuore di orgoglio a quelli rossoneri. "E' impossibile, è impossibile. Sempre loro", ha ruggito Gigio, che stavolta non è riuscito a opporsi a Dybala dal dischetto. Un impeto di veleno smaltito in parte nel suo luogo sicuro, lo stemma del Milan, baciato subito dopo quasi a giurare fedeltà e amore, come si bacia una mamma durante un lutto. Un'immagine che ha fatto rapidamente il giro del web e che, inevitabilmente, non potrà non essere riproposta in loop, quando si tornerà a parlare della squadra che maggiormente lo cercherà, sul mercato, durante l'estate 2017 o, con più probabilità, in quella 2018. Dopo i Mondiali che giocherà al fianco (o al posto, non si sa mai) del suo idolo Buffon. Uno "di loro". "Sempre loro".


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