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Il Mondiale senza l'Italia, o l'Italia senza Mondiale?

TRA POCHE ORE INIZIERà IL TORNEO PIù BELLO, ATTESO, MAGICO. e NOI NON CI SAREMO. POSSIAMO SOLO AGGRAPPARCI AI RICORDI


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Domanda retorica, lo so. La verità è che le altre Nazioni e le altre nazionali (e quindi il Mondiale), se ne fregano del fatto che l'Italia li guarderà a casa. Neanche tanto, in verità. Perché le emozioni se non si vivono in prima persona, da coinvolti - nel bene o nel male -, sono effimere e fini a sé stesse. Può esserci partecipazione o interesse, certo, ma mai emozione. Quella lasciamola legata ai ricordi, almeno per il momento. Quelli belli, quelli brutti. Sono ricordi, e in quanto tali non necessariamente hanno colore: ma solo sfumature.

Di ogni partita azzurra ai Mondiali, da quando la memoria mi assiste, costruendo il suo castello di rumori e colori, ho almeno un frame ben scolpito in testa. Parliamo di qualche decina di partite, per carità: non ho mai avuto una memoria di ferro - anzi, fatico a ricordarmi con cosa ho pranzato due giorni fa - ma piuttosto demolisco i passaggi futili per erigere un monumento ai pochi momenti focali che costellano la mia esistenza. E diversi di questa sono sportivi, e legati alla Nazionale.

Il cui percorso alle kermesse internazionali è da sempre legato a doppio filo alla mia vita.

Chi erano 'i grandi' di cui cercavo di copiare la somma delusione durante i rigori di USA '94? Dove conservavo le figurine dell'IP dei ragazzi azzurri di Euro '96?

Cosa mangiavo mentre Baggio sfiorava l'incrocio nei supplementari contro la Francia, nel '98? Come mai venni fermato dai carabinieri subito dopo la fine dei drammatici supplementari, sempre contro gli odiati francesi, nel 2000?

Chi sbraitava al mio fianco, mentre Byron Moreno ci faceva fuori nel 2002? Quante sigarette fumai per l'agitazione durante il biscotto ai nostri danni del 2004?

Che sapore aveva l'acqua della fontana cittadina in cui feci il bagno dopo aver vinto i Mondiali 2006? Quanto dovetti spendere, per riparare l'orologio di mio nonno, di cui frantumai il vetro dopo che Buffon parò il rigore di Mutu nel 2008? Di che colore era il divano su cui sfogai la mia rabbia durante la clamorosa debacle contro la Slovacchia nel 2010? Quanti amari bevvi dopo quella fragorosa batosta in finale nel 2012? E chi cucinò l'insalata di riso che mangiammo poco prima di prendere il gol di testa di Godin nel 2014? E che odore aveva la pelle di mio padre mentre lo abbracciai dopo aver fatto fuori la Spagna, nel 2016?

Stop.

Del 2018 non mi portrò dietro, ed a vita, alcun ricordo. Se non il rammarico per essermi trasferito in una casa con una presa TV sul terrazzino, che scelsi qualche mese prima di quella doppia sfida maledetta novembrina. Troppo ghiotta e affascinante l'idea di vederci insieme, durante l'afa delle altrettanto affascinanti serate estive, le partite dell'Italia ai Mondiali. Non sarà così.

E se personalmente di ogni partita azzurra, di biennio in biennio, mi porterò dietro dei frame che più vividi non si può, così sarà anche per milioni e milioni di italiani e di generazioni di italiani. Fatela anche voi, questa lista, vi farà stare bene. O, quanto meno, meglio. E fatela possibilmente insieme ad alcuni di coloro con cui condivideste quegli attimi, magari con gli occhi semichiusi, per non perdersi la cerimonia che tra poche ore darà il la alla festa sportiva di Russia. Scambiatevi dei cenni, dei "te lo ricordi?" che più teneri non si può, delle occhiate rivolte verso l'alto, a destra, dove le pupille si rivolgono mentre il cervello cerca di mettere a fuoco il passato. Non basterà certo per produrne di nuovi, di ricordi, ma potrebbe aiutare a tenere in caldo quelli vecchi.

Inutile prendersela con qualcuno, oggi. Lo abbiamo fatto per giorni, settimane e mesi, e dopo qualche tempo ci ritroviamo ad aver innovato la classe dirigente e la reggenza tecnica di una squadra che ovviamente è qualcosa in più che un semplice contesto calcistico.

Più costruttivo è invece sostenere, e provare a credere, in Mancini e in Balotelli, nei ragazzi che dovranno sostituire i senatori ed in un modo di fare calcio che, condivisibile o meno, si candida inevitabilmente a produrre sensazioni non meno intense di quelle che abbiamo rimesso su piazza, col pensiero, pochi secondi fa. E che saranno parte fondante del nostro impero emozionale tra qualche anno. Quando la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018, e quell'estate passata sul divano senza scattare in piedi, saranno, appunto, solo un banale ricordo. E neanche minimamente paragonabile a tutti gli altri.    


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