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Juve-Barça: dal 2015 una è cambiata, l'altra no. Poi, tra un anno, 4 italiane in Champions: ma ce le meritiamo?

TORNA LA SFIDA CHE DECISE LA COPPA, DUE ANNI FA. CON UNA VARIABILE: ALLEGRI, FORSE AL SUO ULTIMO ANNO ALLA GUIDA DELLA SQUADRA ATTUALE - COME ENRIQUE - HA SAPUTO RIVOLUZIONARE I SUOI


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Juventus (4-3-1-2): Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Bonucci, Evra; Marchisio, Pirlo, Pogba; Vidal; Tevez, Morata. All.: Allegri.

Barcellona (4-3-3): Ter Stegen; Dani Alves, Pique, Mascherano, Jordi Alba; Rakitic, Busquets, Iniesta; Messi, Suarez, Neymar. All.: Luis Enrique.

Juventus (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain. All.: Allegri.

Barcellona (4-3-3): Ter Stegen; Sergi Roberto, Piqué, Umtiti, Jordi Alba; Rafinha, Busquets, Iniesta; Messi, Suarez, Neymar. All.: Luis Enrique.

Nel secondo blocco sono riportati i due undici che potrebbero scontrarsi, l'11 aprile prossimo, per proseguire un cammino che via via si farà ancora più tempestoso. Nel primo, invece, c'è il tabellino della finale Champions del 2015. Quasi due anni fa: anni in cui, nel frattempo, sia la Juventus che il Barcellona hanno confermato il loro assoluto dominio a livello nazionale. Il Barça, però, a differenza della Signora, ha anche mantenuto elevatissimi gli standard anche a livello internazionale. Già, perché lo scorso anno, pur zoppicando e facendosi buttar fuori da Griezmann e compagni a questo stesso punto della Coppa dalle grandi orecchie, i catalani hanno comunque portato a casa una Supercoppa Europea ed un Mondiale per club. Quest'anno, però, le cose vanno diversamente a livello locale: mentre non esiste neanche un minimo dubbio sul fatto che i bianconeri possano infilare il sesto scudetto di fila, in Liga il vento sembra poter cambiare. Il Real Madrid viaggia convinto verso il ritorno al titolo dopo un lustro ed alla squadra di Luis Enrique - che mai come quest'anno viaggia a ritmo di altissimi e bassi - non resta che una conferma in Champions, per salutare il suo tecnico alla grande. Così come è tutt'altro che escluso che questa possa essere l'ultima stagione alla guida della sua compagine anche per Allegri, che però a differenza del suo diretto rivale non ha mai avuto modo, né da calciatore né da tecnico, di assaggiare il soave gusto d'ambrosia che ha il nettare delle Coppe Europee. Quelle che, se alzate al cielo, fanno tuonare l'emisfero di giubilo ed esplodere il cuor d'orgoglio. E che cambiano la vita, oltre che la carriera, per sempre.

Lo vorrebbe tanto, Massimiliano Allegri. E se lo meriterebbe pure, forse, dopo una carriera vicina già al 15° anno da 'pro', per buona parte vissuta nei campi di provincia. Quella provincia che Enrique, dalla sua, non ha praticamente mai conosciuto. Cresciuto sì nelle Asturie di Gijón, ma da lì in poi eroe in piazze solo immensamente grandi (ed ambiziose): quando la Roma lo chiamò, nel 2011, per sostituire Ranieri (e Montella), la sua unica esperienza in panchina se l'era fatta nelle riserve blaugrana, dove aveva a sua volta ereditato il ruolo di Guardiola. Non male, per uno che all'epoca aveva poco più di 40 anni, ed era già al comando d'una squadra pronta a battersi per vincere uno dei massimi campionati continentali. Una storia ben diversa da quella di Max, che alla sua stessa età si trovava in quel di Lecco, con una squadra neopromossa in Serie C1, a litigare con il DS Gonzaga per la campagna acquisti ed a lasciare dopo una manciata di settimane. Chi ha più fame, tra i due?

Difficile saperlo. E forse anche immaginarlo. Di certo in campo chi avrà più fame saranno i bianconeri, che per via del tempo, delle spiccate risorse di mercato, ed anche, probabilmente, per la voracità del loro allenatore, dopo anni ed anni hanno deciso di votarsi ad un calcio diverso, moderno, di ampio respiro. Magari non spettacolare, ancora - per quello servono anni di applicazione - , ma certo molto più europeo, e per questo pronto a palcoscenici come quello dei quarti di Champions. Il tutto senza perdere neanche un pizzico di quel furibondo cinismo né di quella fredda attenzione difensiva che sono state le fondamenta dei successi di Conte prima e dello stesso Allegri adesso. Forse anche per questo, tra meno di un mese, la Juventus che affronterà un Barça uguale a sé stesso per 8-9 undicesimi rispetto al 2015 avrà molte più chances di far male. Di tenere a bada, ma soprattutto di offendere una squadra che di momenti di appannamento ultimamente ha mostrato averne più della sua rivale. Che, come Allegri, sembra aver imparato dai suoi errori, e che si preparerà, da qui al fatidico giorno, in maniera meticolosa. L'importante è che, ad esempio, Allegri non si faccia tentare nuovamente dal 3-5-2 o al 4-3-1-2 (che nella storia recente della Juventus sono stati parenti stretti), o più in generale da un ritorno ad un calcio sparagnino, seppur letale, che fuori dai confini ha dimostrato di non esser più applicabile. Non è un caso, d'altra parte, che quella squadra, seppur volitiva, in finale si mostrò immatura ed ancora tecnicamente, né mentalmente, all'altezza d'una corazzata. Con delle pecche, sì, ma sempre una corazzata, capace di far male in ogni istante per via soprattutto d'un reparto d'attacco che, per numeri, miti e opere, lascerà un indelebile solco nella storia di questo gioco. Potrebbe non bastare ancora, ma servirà per far sentire il fiato umido e tamburellante sul collo di chi ancora oggi, per fatturato, idee, coraggio, tecnica di base e lungimiranza ci è un passo avanti. E non mi riferisco solo al Barça, quanto all'intera galassia di squadre europee che, anche quest'anno, hanno visto solo nella Juventus una rivale degna di esser tenuta in considerazione. Tutte le altre, nonostante le legittime attenuanti ed un minimo di doverosa clemenza, hanno fallito miseramente: a partire dal Napoli, che doveva e poteva fare di più, anche se contro il Real, passando per la Fiorentina crollata psicologicamente, sino ad arrivare alla Roma che non ha saputo tenere a bada una squadra ampiamente alla sua portata. E' anche per questi motivi che il solo pensiero che tra poco più di un anno ci ritroveremo a portare 4 squadre in Champions mi rincuora ma, al contempo, mi preoccupa. Fino a prova contraria, ormai da tempo l'unica italiana in grado di offrire una minima competitività, giocando col moderno 4-2-3-1 o con il cinico 3-5-2, d'altra parte, è stata la stessa che affronterà il Barcellona provando a ribaltare il pronostico. Ma non potremo certo qualificare 4 Juventus, nelle Champions che verranno.


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