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Dominio ininterr8: il bianco e il nero di un'egemonia

Ronaldo, Allegri, Dybala: le tre facce dell'ennesimo scudetto bianconero


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La noia o la storia: da che parte state? Comincia da qui l'analisi di quello che è l'ottavo scudetto consecutivo della Juventus, un'era quella targata da Andrea Agnelli che non si sa se e quando verrà imitata da altre squadre in Serie A, un qualcosa che mai nessuno neanche lontanamente aveva mai potuto osare di tentare, figuriamoci di porre in essere: tante le imprese, dalla Juve dei cinque scudetti a quella del Grande Torino, dal Milan degli olandesi alla Juve di Lippi, fino all'Inter post-Calciopoli, giusto per spaziare lungo tutto l'arco di quello che è il CV del nostro campionato. Ognuna con il suo contesto, realtà differenti, pregiudizi e polemiche, e non fa eccezione questo cammino bianconero: basti guardare, per esempio, alle critiche feroci di un paio di settimane fa dopo il rigore non concesso al Milan per il mani di Alex Sandro, perché si sa che in Italia siamo fra i primi al mondo in termini di pettegolezzo e costruzione dell'alibi. Già, perché per una Juve che domina da otto anni, più o meno indisturbatamente, dall'altro lato ci sono progetti che non riescono a fare il salto di qualità definitivo, altri che falliscono, altri che neanche conoscono la fase embrionale.

Oggi, però, è il momento di celebrare la Vecchia Signora, quest'anno con una copertina speciale che ha come volto quello di Cristiano Ronaldo: il calciatore, insieme a Messi, più forte del mondo, uno che sta sul pianeta - poi decida il lettore coprendo quale carica - con i vari Di Stefano, Pelè, Maradona, Ronaldo il "Fenomeno", giusto per intenderci. CR7 è arrivato in Italia con grande sorpresa, accompagnato dall'incredulità degli stessi tifosi bianconeri, e nelle prime giornate sembrava esserci una maledizione non banale: lui, l'uomo dai mille gol, che non riusciva a trovare la via della rete sui nostri campi. "Eh, in Italia è differente", dicevano i professoroni: poi 19 gol, bottino misero per lui, ma bottino che ha contribuito a creare un solco che alla vigilia di Pasqua non si era mai visto. Un campionato chiuso ancor prima di cominciarlo, e la solita rabbia bianconera che ha ucciso ogni speranza delle avversarie, senza fare nomi e cognomi vari per lo stesso discorso sopra accennato. Non è, però, tutto oro ciò che luccica, chiedere a Dybala cosa si intende a riguardo, la Joya è stato evidentemente oscurato dalla luce dell'astro portoghese, complice anche un atteggiamento tattico scelto da Allegri che l'ha visto pian piano defilarsi sempre più a favore di altri: non può, però, essere solo una colpa del tecnico. Chi vince 5 scudetti di fila, fra lo scetticismo generale e subendo l'ironia di tanti, oggi guarda tutto da spettatore, beve un bel bicchiere di whisky senza ghiaccio e sorride, nonostante un fallimento europeo neanche simile alle buone impressioni delle puntate precedenti.

Eccolo, dunque, l'argomento che ancora tiene viva la discussione da bar dello sport: "fino al confine, altroché fino alla fine!". Sarebbero troppi i tempi e gli spazi necessari per spiegare cosa è riuscita a fare la Juve di Allegri negli ultimi anni, quelli del Fpf che tarpa le ali delle milanesi, quelli del boom di certi mercati dai quali l'Italia è rimasta lontana a causa di quel rallentamento già citato che risponde al nome di Calciopoli: una sottovalutazione generale di un certo sviluppo economico che ha creato una forbice non indifferente col resto dell'Europa, una forbice che, tornando ad Andrea Agnelli, qualcuno sta cercando di ricucire nonostante qualche intoppo di troppo. Ci riuscirà il presidente bianconero? Mai del tutto, anche perché certi marchi sono storicamente superiori a prescindere, ma in campo poi si scende in undici, e si gioca contro altri undici, e martedì scorso la Juve è scesa ancora in campo stavolta contro l'Ajax: una dura lezione che ha chiuso i sogni di gloria assoluta, che stavolta ha portato all'altare il più bello e non il più vissuto. Quel che resta agli occhi dei tifosi è lo sfottò, la passione, l'adrenalina dei momenti. Ci saranno altre occasioni per parlarne, per ora resta un'unica cosa da fare: tutti in piedi, otto minuti di applausi, uno per ogni scudetto conquistato dal 2012 ad oggi. La Juventus è ANCORA campione d'Italia!


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