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Attenti a sottovalutare la Roma di Di Francesco: che ora deve solo imparare a vincere contro le grandi

5 VITTORIE, UN PAREGGIO E UNA SCONFITTA, SINORA, IN STAGIONE. ED UN GIOCO CHE RICORDA SEMPRE DI PIù QUELLO NEROVERDE DI DI FRANCESCO


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Ok, ammettiamolo: abbiamo - anzi, avete - un po' tutti sottovalutato, forse ingenuamente, la Roma. Personalmente, nell'editoriale pre-stagione di circa un mese fa in cui fornivo la mia personale griglia di partenza, davo al primo posto il Napoli, al secondo la Juventus, e subito dopo la Roma. Magari tra 7-8 mesi avrò miseramente sbagliato le mie previsioni, ma all'epoca scrivevo:

Se c'è una squadra che non va sottovalutata, nonostante qualche cessione di troppo, questa è proprio la Roma. Semplicemente perché ha mantenuto il suo asse portante Manolas - De Rossi - Nainggolan - Dzeko, entro fine mese sostituirà Salah con un'ala destra di livello (che però a questo punto difficilmente sarà Mahrez, visto che ancora oggi il Leicester non s'è smosso da quota 45 milioni), ha già incorporato i vari Kolarov, Under, Pellegrini, Defrel, Moreno e Gonalons, aspetta Florenzi e Karsdorp ma che, soprattutto, può contare su un allenatore che ha tutte le potenzialità per diventare un grande come Di Francesco. Il 4-3-3 del nuovo tecnico giallorosso potrebbe andare a depotenziare il rendimento sotto rete del Ninja, ma anche a rendere più efficace il lavoro degli esterni, che diventeranno il fulcro della manovra. Per numero e qualità, peraltro, la Roma è la squadra che ha maggior potenziale in questo ambito: il tutto, ovviamente, sommato alla qualità d'un reparto, il centrocampo, che rischia di essere il migliore della Serie A. Il problema sta nella mancanza di quei top player che spesso e volentieri risolvono situazioni difficili e partite: Dzeko difficilmente riuscirà a ripetersi, almeno in quanto a numero di gol, che però arriveranno comunque perché la squadra ha in canna diversi mini-bomber da 7-8 gol. E non scordiamoci di Alisson: lo scorso anno Szczesny ha giocato la sua miglior stagione in carriera, ma il brasiliano ha le potenzialità per non farlo rimpiangere.

Finora diverse di quelle previsioni si sono avverate, al netto dell'avvento di un'ala destra di ruolo che, per il momento, ancora non c'è. Anzi, va ricercata, in una rosa effettivamente variegata, ma che non contempla un esterno di-quelli-che-piace-a-DiFra. Che ha sempre privilegiato gli esterni a piede invertito, sulle corsie offensive del tridente, e che dopo aver provato il giovane Under oggi, contro l'Udinese, ha preferito l'accoppiata Perotti-El Shaarawy a macinare gioco al fianco di Dzeko. A proposito del bosniaco: ancora oggi non sono convinto che possa riuscire a raggiungere i fatidici 30 gol, ma una consolidata armonia di gioco collettiva può bastare eccome a portarlo tranquillamente tra i 20 e i 25. Resta da capire invece chi, in luogo di Salah, riuscirà ad andare in doppia cifra. Il giocatore più simile all'egiziano, per caratteristiche tecnico-tattiche, è il Faraone, che però subito dopo la sosta inizierà ad alternarsi con Schick. Già, perché questo Edin non si tocca, e quando dovrà turnare sarà Defrel a farlo rifiatare. E, pur con caratteristiche diverse, non escluderei proprio il giovane talento ceco a giostrare, sulla destra, e a dar man forte a cursori difensivi e mezzali. 

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Una grossa differenza, sinora, in realtà l'ha fatta Kolarov. Dzeko lo scorso anno aveva già Emerson, a regalargli interessanti rifornimenti dalla sinistra, ma oggettivamente non era preventivabile aspettarsi che l'ex City riuscisse, fin da subito, a fare meglio dell'italo-brasiliano (che comunque tra un mesetto circa inizierà a esserne una valida alternativa). Anche perché quest'ultimo lo scorso anno giocava stabilmente più avanzato, nel 3-4-2-1, mentre Kolarov parte da dietro, dalla difesa a 4, e si ritrova davanti più campo da percorrere: nonostante tutto la spinta è costante, i cross maggiori, ed anche le conclusioni a rete, sua specialità. Un acquisto di garanzia, fatto a prezzo di saldo: probabilmente il migliore in assoluto della breve gestione Monchi. E dire che da lui ci si aspettavano novità clamorose, di età ben diversa, e su mercati molto meno battuti.

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Questione difesa. In molti, forse troppi, hanno rimpianto a priori Rudiger. Che era sì, oggettivamente, un difensore forte fisicamente, duttile e concreto, ma che ha anche portato nelle casse una cifra praticamente pari al triplo rispetto a quanto era stato pagato, solo 2 anni prima. Nel calcio, anche in quello italiano, pur in crescita finanziaria rispetto al recente passato, le plusvalenze pesano più d'ogni altra cosa. Bisogna farle, e pure sostanziose, anche a costo di dover tornare sul mercato per ripartire da zero in ruoli già coperti. E' esattamente ciò che è stato fatto prendendo Karsdorp e Moreno, che in due non faranno propriamente il tedesco, ma che sono dei rincalzi di tutto rispetto per Manolas, Fazio e Juan Jesus. Ed, ovviamente, Florenzi, che è a tutti gli effetti da considerarsi un nuovo acquisto. E di valore inestimabile. E' entrato nell'età della definitiva maturazione, il fu capitan Futurissimo, che se dopo aver finalmente recuperato a livello fisico ora dimostrerà anche di essere maturato sotto il profilo strettamente difensivo, sarà ben presto da inquadrare come un nuovo, piccolo, diverso Zambrotta. Per la gioia anche della Nazionale, che per diversi mesi non avrà a disposizione il laterale basso a lui più simile, ovvero Conti.

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Di Alisson e Szcsesny ho già detto, in passato. Chiudo questa analisi col centrocampo, senza soffermarmi troppo: perché in campo Nainggolan, De Rossi e Strootman hanno già dimostrato che Paredes (venduto, per inciso, per per 23 milioni di euro (più eventuali altri 4 di bonus) era un di più, e Gonalons e Pellegrini si sono resi protagonisti di sostituzioni più che dignitose. La differenza, a questo punto, la faranno gli scontri diretti. Saranno questi a decifrare, a stretto giro di posta, le reali potenzialità di questa squadra: che sinora, dati alla mano, ha vinto sempre, meno che con Inter e Atletico Madrid, contro le quali anzi ha dimostrato anche di andar sotto psicologicamente con una certa facilità. Un salto di qualità che, se vuole avere successo, probabilmente deve fare anche Eusebio Di Francesco. Tecnico con qualità oggettivamente rare, uomo di campo e di spogliatoio, ma anche, per il momento, allenatore abituato a categorie ed impegni ben diversi. Lo stesso Sarri - maestro assoluto dei "proletari della panchina" sbarcato nel calcio dei grandissimi, della Champions e delle partite ogni 3 giorni - ci ha messo più di un anno prima di convincersi psicologicamente che solo con la consapevolezza di poter esser grandi effettivamente poi lo si diventa. Il salto da Sassuolo a Roma verrà metabolizzato solo fra qualche tempo, e dopo qualche mazzata. Che prima o poi arriverà, anche dopo quella rimediata contro l'Inter. Tutto passerà dalla capacità sua e dei suoi ragazzi di rialzarsi al più presto, forte della certezza che la Roma c'è, e tutte faranno bene ad averne timore. A cominciare dal Milan, che prima della sosta dovrà guardarsi bene dal fare brutta figura, contro una squadra che ora, però, sa di aver smentito molti suoi ingenui detrattori. 


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